Le libertà individuali sono compatibili con la responsabilità collettiva?
Questa domanda è stata al centro del dibattito tenutosi nell’ambito della Biennale Democrazia 2023 che porta il titolo Libertà individuale, responsabilità collettiva. Il dialogo, moderato dalla filosofa politica Elisabetta Galeotti, ha visto confrontarsi sul tema Paolo Flores D’Arcais, filosofo e direttore di MicroMega, e Gustavo Zagrebelsky, giurista e Presidente di Biennale Democrazia.
A tenere le fila dell’incontro è stata la domanda rivolta dalla moderatrice agli ospiti e su cui anche noi dovremmo interrogarci per capire in che direzione stia andando o vorremmo far andare la nostra società: “L’ampliamento degli spazi individuali di libertà a cui abbiamo assistito nella storia repubblicana è responsabile della corrosione dell’impegno nella polis?“
Gli interventi dei due ospiti si aprono sotto segni opposti: secondo Paolo Flores D’Arcais, libertà individuale e responsabilità collettiva in una democrazia sono due facce della stessa medaglia, ovvero la cittadinanza: “Alla nascita degli USA ha presieduto, prima ancora della Costituzione, l’uguale diritto al perseguimento della felicità da parte di tutti, e non c’è nulla di più personale del concetto di felicità. Il costituzionalismo successivamente ha cercato di stabilire il fatto che esistano alcuni diritti che vengono prima della sovranità dei cittadini e che nessuna maggioranza può toccare.” Secondo Paolo Flores però, un problema rilevante all’interno della pur lecita presenza di diritti fondamentali è l’inclusione al loro interno del diritto di proprietà: “Se stabiliamo che la proprietà è un diritto come gli altri”, dice Paolo Flores, “creiamo una contraddizione, perché questo deve essere una libertà di tutti, oppure si trasforma in una libertà negata per cui alcune persone sono proprietari, altre invece si trovano al loro servizio come salariati”. Il direttore di MicroMega continua chiedendosi quali siano le libertà che una Costituzione debba garantire come imprescindibili e che nessuna maggioranza possa toccare. Un punto dibattuto riguarda sicuramente la libertà di parola. È accettabile in una democrazia la libertà di parola sempre e comunque, anche per organizzazioni naziste e razziste come avviene negli Stati Uniti? Secondo Paolo Flores una democrazia dovrebbe assumere il principio di tolleranza per tutti tranne che per i nemici della libertà: “La nostra democrazia e le democrazie europee fino all’89 nascono dalla liberazione rispetto ai fascismi”, afferma D’Arcais, “e porre come limite ai diritti e alle libertà il diritto di parola ai fascisti è coerente con un’idea di libertà individuali”.
Da un punto di vista diametralmente opposto parte invece la considerazione di Gustavo Zagrebelsky, il quale palesa la propria convinzione che i due temi del titolo siano in tensione tra di loro. Partendo dall’intervento del direttore di MicroMega, Zagrebelsky inizia affermando che in Europa le Costituzioni, a differenza degli Stati Uniti, non parlano di felicità ma di benessere e che l’espressione “libera ricerca” è in esse del tutto assente. Ma perché questa differenza? “I coloni americani”, dice Zagrebelsky, “elaboravano i loro progetti costituzionali sulla base del fatto che alle loro spalle ci fosse un terreno libero (il che non è vero perché c’erano i nativi). Parlare di libera ricerca della felicità presuppone che ci sia uno spazio libero. Nelle nostre Costituzioni c’è piuttosto l’idea della socialità, e nei tempi moderni dello Stato Sociale. Negli spazi pieni la mia ricerca della felicità si scontra necessariamente con le altrui ricerche della felicità e quindi c’è bisogno di un temperamento, dato dall’intervento regolatore dello Stato.
Il Presidente di Biennale Democrazia porta al dibattito un altro elemento fondamentale: la libertà individuale illimitata porta la società a sfaldarsi e questo conduce alla ricerca di elementi comunitari che tengano insieme l’egoismo individuale portato all’eccesso. Dunque libertà individuale e responsabilità collettiva sono due concetti totalmente antitetici o possono trovare dei terreni comuni? Prendiamo il caso della Repubblica Italiana. Come afferma Elisabetta Galeotti, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale la nostra società è diventata una repubblica democratica, ma questo non vuol dire che non fosse gerarchica o autoritaria. “In questi decenni ci sono stati ampliamenti degli spazi di libertà intesi come possibilità di scelta degli individui rispetto alla propria vita che non possiamo non valutare come positivi”, afferma Galeotti. “Che questo ampliamento significhi un ripiegamento sul proprio particolare non credo sia vero. Quello che invece è successo è il disimpegno dalla politica, e non credo che questo disimpegno derivi dall’individualismo, ma dal fatto che per una serie di circostanze dagli anni ’90 in poi ci siamo trovati in una società di aspettative decrescenti.
Il disimpegno dalla politica però non può essere ricondotto unicamente alla visione fosca del nostro futuro e a un certo immobilismo, come si deduce dalle parole della moderatrice. È sicuramente da prendere in considerazione la crescente distanza che il cittadino avverte nei confronti dei centri decisionali e la progressiva crisi delle democrazie e dei loro apparati politici impossibilitati a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Questo porta inevitabilmente a un ripiegamento sul proprio particolare e ad abbandonare una prospettiva comunitaria.
Paolo Flores D’Arcais riprende la sollecitazione lanciata da Galeotti sul progressivo allargamento delle libertà individuali dal secondo dopoguerra, ragionando su casi concreti in cui la libertà personale non lede quella altrui: “In Italia”, sottolinea il direttore di MicroMega, “non c’è ancora libertà sul proprio fine vita. In che modo questa può ledere un diritto di un altro? Sarebbe una libertà per tutti uguale. Questo, come il diritto al divorzio e all’aborto, sono tutti casi in cui c’è quell’allargamento della libertà che non lede gli altri ma aumenta semplicemente gli spazi di democrazia. Nei primi trent’anni della Costituzione abbiamo visto l’accrescimento sia di diritti civili individuali sia sociali, ma dopo di che è iniziato in tutto il mondo un restringimento dei diritti sociali, con l’aumento delle disuguaglianze, e parallelamente un restringimento dei diritti civili individuali. Il problema qui è tutto politico: i diritti civili e sociali non sono in conflitto, ma si è preteso di considerare come delle libertà fondamentali alcuni privilegi. Per questo motivo l’egoismo proprietario è diventata una religione e lo Stato Sociale, che era uno strumento di realizzazione delle libertà individuali, è sempre più impoverito. Le minacce vengono sul piano sociale dal fatto che non si lotta più contro le disuguaglianze, e sul piano dei diritti dal fatto che si comincia a mettere in discussione una serie di libertà fondamentali, compresa la libertà a esprimere la propria opinione.“
Gustavo Zagrebelsky continua il suo intervento sostenendo che tra prospettiva individuale e prospettiva collettiva ci sia un elemento di tensione e afferma: “Il titolo di questo incontro potrebbe essere: “La libertà individuale non entra in conflitto con la libertà collettiva se gli individui si fanno carico di una visione del punto”. Ma dov’è la garanzia di questo “se si”? Guardiamo le cose come stanno: le società primitive erano totalmente anti individualiste e organiche. Ogni persona aveva un compito determinato dalle necessità di sopravvivenza. Questo derivava dalla scarsità delle risorse e dalla pressione dell’ambiente. Successivamente, createsi condizioni più agiate e venuta meno la pressione dell’ambiente, si è sviluppata anche la libertà individuale”.
Sulla base di queste considerazioni, Zagrebelsky arriva formulare una domanda: “Le nostre società di oggi e di domani ancora di più, non vivono forse sotto la pressione della scarsità e del pericolo? Non viviamo ora in un mondo in cui le cause che un tempo facevano sì che le società tribali fossero società chiuse, non libere, stanno rinascendo oggi in presenza di grandi sfide per la nostra sopravvivenza?“
Partendo dalle parole di Zagrebelsky si potrebbe immaginare, e sarebbe nostro compito, un nuovo (o vecchio, o vecchio e insieme nuovo) assetto politico che riporti il più possibile in equilibrio il rapporto tra libertà individuali e responsabilità collettiva. Per affrontare le sfide attuali abbiamo bisogno di una doppia spinta: da un lato verso il particolarismo e dall’altro verso l’integrazione planetaria. A livello locale si potrebbero immaginare comunità di individui più ristrette per ridare centralità alla partecipazione delle persone ai processi decisionali che le riguardano, cercando di combattere così l’alienazione che il cittadino comune percepisce nel mondo globalizzato. Inoltre esiste fisiologicamente un limite massimo entro il quale le persone sono in grado di dimostrare la loro solidarietà ed entro il quale sono disposte a rinunciare ad alcune delle proprie libertà per il bene della collettività, e l’entità statale rischia di essere troppo grande. Dall’altra parte, la necessità di collaborazione a livello globale potrebbe essere garantita da un’organizzazione orizzontale tra le diverse entità territoriali, la quale riesca a sorvegliare democraticamente sul rispetto degli obiettivi da parte di ogni comunità e a proporre agende globali per fronteggiare i problemi collettivi, come il cambiamento climatico. Ovviamente tutto questo comporterebbe, come ha sottolineato Zagrebelsky durante l’incontro, un ridimensionamento notevole dei nostri stili di vita; ridimensionamento che, qualsiasi scenario politico si possa immaginare, rimane un punto fondamentale: “Dobbiamo renderci conto che dobbiamo cambiare i nostri stili di vita per affrontare le difficoltà del futuro. Qui viene in luce il concetto dell’olismo. Il problema sarà poi trovare in questo punto gli spazi della libertà individuale. Per me è una grandissima sfida che implica anche delle conversioni intellettuali e culturali da parte nostra.
Resta dunque una domanda sul tavolo: riusciremo a superare i tanti se delle nostre speculazioni e intraprendere un cambiamento radicale?
Chiara Lionello
