La nuova politica di Netflix: tracollo o mossa vincente?

Lo scorso 23 Maggio arriva l’ufficializzazione di una politica discussa ormai da mesi: stop agli account condivisi su Netflix. Una mossa che si estende a livello globale e che ha scaturito non poche lamentele e perplessità negli ultimi tempi.
Una scelta interessante, indubbiamente, perché il modello di business dell’azienda si basava proprio su questo: un unico account cui possono accedere più famiglie tramite le medesime credenziali. A un mese dalla formalizzazione della nuova formula di abbonamento, è già possibile ricapitolare le primissime conseguenze per il colosso dello streaming.

Come funzionano le cose ora? A partire da metà maggio, un grande numero di utenti ha ricevuto un avviso da parte di Netflix: condividere l’account con più persone non sarà più possibile. L‘unica deroga a questa regola comporta un aumento della tariffa di 5,99 euro, ma anche in questo caso le credenziali dovrebbero essere usate da un solo altro nucleo familiare.
Anche qui, la piattaforma rimane molto vaga circa la definizione di nucleo familiare, rispondendo genericamente che si tratta di un insieme di dispositivi connessi a Internet nel luogo principale in cui si guarda Netflix. Chi viaggia spesso, gli studenti fuorisede, i figli di genitori separati che si trovano a passare qualche giorno fuori dalla propria residenza abituale – ecco, tutti loro, diventano figure borderline di cui si sa ancora poco, se non che dovrebbero continuare ad accedere al loro account, almeno una volta al mese, presso il suddetto “luogo principale”.

In linea di principio, la scelta dello stop agli account condivisi sembra piuttosto controproducente.
Quello che i membri del consiglio di amministrazione auspicavano e auspicano tuttora è un aumento degli abbonamenti totali, visto che da fine maggio la gran parte degli utenti si troverà tagliata fuori dal servizio. Sicuramente si tratta una previsione piuttosto rischiosa, il cui esito nel breve termine è stato davvero curioso; si registrano infatti dati piuttosto eterogenei in Europa rispetto agli USA, patria del colosso.
A partire da fine maggio, infatti, negli Stati Uniti Netflix ha registrato un aumento vertiginoso di iscrizioni, si parla circa di cento milioni in soli due giorni. Numeri, insomma, che supererebbero quelli delle fasi iniziali della pandemia: a sole due settimane dall’implementazione della nuova politica il numero di nuovi abbonamenti giornalieri è aumentato del 102% rispetto a marzo e aprile.
In Europa, invece, il numero totale di abbonamenti è calato a picco: in Spagna, ad esempio, gli iscritti al servizio sono diminuiti di un milione nell’arco di pochi giorni.
Il CdA confida però in un comportamento adattivo del consumatore – ipotesi in parte già corroborata dal comportamento degli abbonati statunitensi – che nel lungo periodo dovrebbe ammortizzare le perdite appena sostenute.

Per quel che riguarda le azioni dell’azienda, le notizie sembrano essere piuttosto positive. Nonostante gli investitori che avevano scelto una posizione short si ritrovino a subire delle perdite secche, il mercato ha registrato un aumento del 150% del valore delle azioni, il che dimostra indubbiamente una grandissima fiducia da parte degli azionisti verso Netflix stessa – nonostante, come si è visto, la mossa rischiosa.

Il perché di una scelta così drastica è presto detto: nel 2022 Netflix ha stimato che il 43% del totale dei suoi utenti condivideva un account, statistica che naturalmente costituiva un guadagno mancato per l’azienda.
L’obiettivo sarebbe poter reinvestire i nuovi abbonamenti in nuove produzioni, nonché nel perseguimento di quelle già iniziate – non è infatti un mistero che Netflix lanci nuove serie per cancellarle poco dopo, investendo una quantità davvero esigua di denaro in pubblicità.

Rebecca Siri

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