Lo scandalo del British Museum di Londra: più di 1500 pezzi trafugati

La notizia, risalente agli ultimi giorni di Agosto, è già oggetto di scandalo in tutto il panorama artistico mondiale. Il protagonista è il celeberrimo British Museum londinese, cui sono stati sottratti circa 1500 manufatti per un valore di qualche milione di sterline. Hartwig Fischer, ora ex direttore, ha deciso di addossarsi la responsabilità e dare le dimissioni.

I manufatti mancanti

A mancare sono appunto 1500 pezzi datati tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo.
Si tratterebbe per lo più di oggetti in oro o altri materiali preziosi, come gemme, il cui valore totale ammonterebbe a milioni di sterline. Non più in esposizione da alcuni anni, il museo li conservava per scopi accademici e di ricerca, come spesso accade. E tuttavia dal 2016 hanno iniziato a sparire in maniera sempre più massiccia, fintantoché, negli ultimi giorni il direttore Fischer, conscio dell’evidente deficit di sicurezza del British – da cui peraltro ci si aspetterebbe un livello di sorveglianza pressoché impeccabile -, ha deciso di dare le dimissioni per mitigare le conseguenze – già di per sé scandalose – di tali mancanze. La crisi, iniziata nel 2021, aveva visto infatti una risposta quasi disinteressata da parte della fondazione museale di fronte all’appello del mercante d’arte Ittai Gradel, che sosteneva di aver visto alcune opere appartenenti al museo in vendita online.
In realtà, secondo le indagini di Scotland Yard e ciò che è emerso da un’inchiesta interna alla fondazione museale, i primi furti sarebbero avvenuti ben prima del 2016: pare infatti che i primi pezzi siano stati trafugati già vent’anni fa.
Il quadro che ne emerge è un triste crescendo di furti di cui il grande pubblico – almeno quello britannico – è venuto a conoscenza solo negli ultimi mesi. Ad ora l’unico autore individuato è il conservatore cinquantacinquenne Peter John Higgs, storico dipendente che da quasi trent’anni si occupava della collezione concernente l’Antica Grecia.
Considerata la mole di oggetti sottratti al museo è altamente improbabile che Higgs abbia agito da solo – peraltro lui continua a definirsi innocente – ma ciò che turba ancora di più è la facilità con cui i ladri abbiano agito, nonché i mezzi con cui abbiano piazzato i pezzi trafugati. Si parla infatti di vendita diretta a casa d’aste, nonché di aste organizzate su note piattaforme online di e-commerce.
Rintracciare i gioielli è però un’impresa particolarmente ardua: tra tutte le opere sono quelli che più facilmente modificate, rivendute o addirittura fuse.

L’ex direttore Hartwig Fischer

Le contromisure del British

Le dimissioni di Fischer sono solo il primo passo tramite cui il noto museo inglese intende riconoscere le proprie inadempienze. Durante il suo ultimo intervento egli ha infatti affermato ai microfoni della BBC: «la responsabilità di questo fallimento spetta in ultima analisi al direttore» poco prima di aggiungere che il museo stesso, nella sua globalità, non è stato capace di rispondere tempestivamente e adeguatamente a una crisi in atto da anni.
L’inchiesta interna del British Museum, dunque, mira non solo a individuare gli attori coinvolti nella vicenda, ma anche a evidenziare quali siano i problemi strutturali che abbiano portato a una sorveglianza così svogliata e indolente. Molte delle collezioni interne al museo stesso non sono mai state assicurate, il che si prefigge come l’ennesimo vessillo di un’organizzazione letargica e quasi disinteressata.
Ora che però i riflettori sono puntati contro uno dei pilastri della tutela dei beni culturali, il Consiglio d’Amministrazione del British ha accettato le dimissioni di Fischer e promette un più alto grado di impegno nella preservazione delle collezioni museali.

Quello che rimane, in ogni caso, è un retrogusto amaro. Se lo stesso British Museum, finora preso come esempio – come museo per antonomasia -, dimostra un così scarso impegno nella salvaguardia dei beni ad esso affidati, ora che lo scandalo è scoppiato non resta che chiedersi quale sia lo standard effettivo a livello regionale, nazionale e, purtroppo, anche internazionale.

Rebecca Isabel Siri

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