Nota: Dorian Electra usa i pronomi they/them in lingua inglese, questo articolo si riferirà a ləi con l’uso della schwa e, dove impossibile usare termini di genere neutro, termini maschili.
L’hyperpop è diventato negli ultimi anni uno dei generi più caratteristici nati dall’internet, con il suo stile melodico stravagante e velocizzato. Il genere è stato ufficialmente consacrato con l’uscita, nel 2019, di 1000 gecs del duo 100 gecs, lanciando il sound nella stratosfera del web e facendolo diventare uno dei più popolari tra le nuove generazioni, Ovviamente, molti artisti sono stati messi nella scatola del genere o sono nati per inserirsi all’interno loro stessi. Uno dei percorsi più organici e fondamentali è sicuramente quello che sta venendo ancora compiuto dal cantante statunitense Dorian Electra: con solo due album, non contando il terzo uscito questo mese di ottobre, l’artista non-binary è riuscitə ad accaparrarsi un posto nel pantheon hyperpop e a definire un genere sull’onda della sua nascita. Il tutto grazie alla sua estetica e fashion, la sua apertura alle discussioni che trattano di queerness e mascolinità e, pure, il non avere paura di non prendersi sempre sul serio.
Dorian Electra Fridkin Gomberg è originariə di Houston, nel Texas. Figliə di un agente immobiliare e una designer di gioielli, si interessa inizialmente più alla filosofia che alla musica. La maggior parte dei suoi primi progetti – come I’m in Love with Friedrich Hayek, Roll with the Flow e We Got it 4 Cheap – sono produzioni molto semplici con testi parodistici che si riferiscono al mondo accademico della filosofia classica ed economica, andati virali per qualche manciata di mesi. Nel 2016 inizia poi a pubblicare video per il sito web Refinery29, dove canta di temi quali salute sessuale e storia LGBT+, come Ode to the Clitoris e 2000 Years of Drag. Già da qui si possono vedere alcuni dei temi a cui Dorian è più affezionatə: la gender non-conformity, l’esistenza queer, le differenze e le somiglianze e il cercare di abbattere le stesse barriere tra il maschile e femminile. È infatti in questi anni che Electra fa coming-out pubblicamente come genderfluid.

Il primo album in studio di Dorian Electra, Flamboyant, esce nel 2019. Viene inserito da innumerevoli critici nelle liste dei migliori album dell’anno e viene notato da una larga audience, consacrando Electra ad un futuro certo come artista. Tema portante è la mascolinità e i suoi stereotipi: dall’uomo in carriera al ricco daddy, dall’uomo gay e fiero di esserlo ad un’incarnazione della mascolinità tossica. Man to Man è zuccherina ed è assolutamente una canzone d’amore da un uomo ad un altro, ma parla anche di come possiamo ridefinire il concetto di mascolinità, perché come dice Electra “se essere mascolino si basa sull’essere coraggioso, audace e forte, allora la cosa davvero coraggiosa, audace e forte da fare è l’essere sensibili o il mostrare le proprie emozioni”. Flamboyant, la traccia omonima all’album, è una gemma dal punto di vista produzione e una genuina lode a tutti gli uomini apertamente queer nel modo di fare e di vivere la propria vita.
Se Flamboyant è queer ed introspettivo, in My Agenda Electra si trasforma in un altro tipo di uomo e di stereotipo, lontano dagli ideali di mascolinità: il troll, l’estremista di destra costantemente online, colui che spende tutto il suo tempo su 4chan a lamentarsi che le donne nei suoi videogiochi preferiti non hanno il seno abbastanza grande e non sono abbastanza sexy – l’incel dell’internet degli anni 2000, ancora prima che il termine come inteso oggi nascesse. Forse avrete visto meme legati a questo tipo di user: la fedora, le patatine Doritos, la bibita gassata Mountain Dew. La misoginia, il razzismo e l’omofobia espresse non necessariamente perché ci credono, ma solamente perché fa arrabbiare i cosiddetti social justice warriors. Sembrano pochi, ma sono una fetta larghissima dell’internet che – secondo alcuni report – è stata anche strumentale nella propaganda che ha portato all’elezione di Donald Trump come presidente degli States nel 2016. Basti guardare come Pepe the Frog, la ranocchietta verde più memata di internet e diventata simbolo neo-nazista, è da sempre stata associata a questo tipo di netizen. Dorian Electra decide di incarnare questo uomo, ma facendolo attraversare una crisi interna dove, a fine album, finisce per convertirsi all’agenda omosessuale e diventare uno schiavo BDSM. Il caotico brano My Agenda illustra questo piano malefico per convertire il mondo alla gayness, incubo di ogni complottista repubblicano, dove appaiono sulla traccia icone della musica queer come le Pussy Riot e i Village People. Edgelord è una lode hyperpop parodistica dedicata appunto alla figura omonima, anche lui user netizen tipico degli spazi incel, spesso avente una visione nichilista ed estrema della vita e che tende pubblicamente ad identificarsi in personaggi come il Joker, Walter White e Patrick Bateman. Interessante la partecipazione di Rebecca Black alla traccia, l’ora artista hyperpop conosciuta però per Friday, una delle canzoni più odiate dell’internet. Infine, Gentleman e M’lady sono due pezzi collegati, la spada – o meglio, katana a doppio taglio di come questo stereotipo di user si interfaccia con le donne: la falsa faccia del gentiluomo che non ti tratterà mai come gli altri, e l’oggettificazione della donna come puro strumento sessuale. Due tracce meme nella loro concezione, ma che colpiscono per la produzione e l’uso di musica simil-barocca e del sassofono in un contesto di musica elettronica.
Fanfare è finora il suo ultimo progetto, uscito questo 6 ottobre 2023. L’estetica rimanda all’ambito della musica classica e delle marching band, anticipando da subito il feel da rock opera dell’album – con una produzione che lo supporta. Ma il sound hyperopop rimane presente, creando un mix interessante. I temi descritti da Dorian sono “la fama, i fandom, l’internet, il culto delle celebrità, la produzione industriale della celebrità sotto il capitalismo e di come i fandom siano diventati le nuove religioni”. Ma Dorian non parla solo di quello: l’esempio più lampante è il singolo Sodom & Gomorrah. Con un sound che farebbe invidia a tutti i nostalgici degli anni 2000, il brano è una reclamazione tutta queer della storia biblica di, appunto, Sodoma e Gomorra, le due città distrutte nell’Antico Testamento per aver peccato di lussuria. La storia è spesso usata come arma dai fondamentalisti cristiani per attaccare la comunità LGBT, e Dorian decide di incarnare al 100% la figura del peccatorə e del dannatə attribuita a ləi e a molti da questi gruppi. Essere allupati va benissimo, insomma, e va ancora più bene se lo sei non fregandotene del giudizio altrui. Dice Electra della traccia: “Le persone spesso usano la storia di Sodoma e Gomorra per parlare della omosessualità come il male assoluto. È da lì che viene il termine “sodomia”. Ho pensato sarebbe stato davvero divertente reclamare quel termine. Nel video musicale, ho uno shop che vende souvenir di Sodoma e Gomorra, e ci sono tutti questi turisti che scattano foto: tutto esiste in questo modo nel nostro mondo ora – foto e merchandise di tragedie. Puoi comprare merch del memoriale dell’11 settembre, puoi andare a Chernobyl e comprare shottini a tema radioattivo. È spaventoso e orripilante, ma c’è così tanto valore di intrattenimento in queste cose. Alla fine anche questo è uno dei punti fondamentali della canzone.”
Seguire la discografia di Electra in modo cronologico è, personalmente, il modo migliore per apprezzare l’evoluzione non solo del suo sound, ma della scena hyperpop in generale. Flamboyant e My Agenda sono due estremi che divertiranno ed impressioneranno per motivi diversi, e Fanfare è genuinamente l’inizio di un percorso molto interessante per l’artista.
Gaia Sposari
