Anatomia di una caduta: analisi di una tragedia irrisolta

Il processo (metaforico e reale) del film si addentra sempre più in profondità nella vita privata e lavorativa di Sandra, alla ricerca di possibili indizi di colpevolezza. Eppure, più si avvicina la sentenza, meno ci sembra di capire realmente ciò che successe quel fatidico giorno. Sappiamo mano a mano sempre qualcosa in più, qualche dettaglio che ci potrebbe indurre a sostenere una certa tesi su cosa sia accaduto, ma subito dopo ci rendiamo conto che non possiamo avere alcuna assoluta certezza. Sembra di assistere a una partita di tennis, in cui le informazioni utili ad accertare i fatti vengono ribattute tra l’accusa e la difesa, tra insinuazioni e smentite continue. Le prove sono realmente fondate? I testimoni sono attendibili? In diversi momenti sembrerebbe di no.

Già dal titolo ci viene spiegato l’approccio che la giustizia avrà riguardo al processo: anatomia di una caduta. La parola anatomia implica un focus dal punto di vista tecnico ed è esattamente quello che viene indagato maggiormente. Nelle prime udienze l’accusa e la difesa cercheranno di dimostrare o confutare la possibilità che Samuel fosse caduto accidentalmente, utilizzando modelli grafici, repliche in scala della casa e facendo diverse prove della caduta con un manichino. Sembrerebbe che la tragedia dovesse essere spiegata prima concretamente, e solamente in un secondo momento si sarebbe indagato l’aspetto emotivo legato all’incidente.

Ciò che viene analizzato approfonditamente, inoltre, è il rapporto di coppia. Emergono nel tempo nuovi episodi di gelosia e tradimento che erano rimasti a ribolllire sottopelle come la lava di un vulcano dormiente. Ogni tanto il magma non poteva essere trattenuto oltre e scoppiava, facendo saltare l’apparente stabilità della coppia. L’origine del risentimento tra i due era stato l’incidente del figlio, per il quale era diventato ipovedente. Non avendone più parlato, non avevano realmente superato quel momento traumatico attraversato insieme, ma l’avevano accantonato e nascosto per tutto il tempo possibile. Il processo vira anche sul presunto plagio di Sandra ai danni di Samuel per l’idea del suo libro; le incomprensioni sfociano sul ruolo di “prigioniero” del marito, a suo parere costretto a stare in casa a seguire il figlio e privato della possibilità di fare quello che voleva davvero, ovvero scrivere un romanzo, mentre Sandra avrebbe avuto tutto il tempo a sua disposizione per lavorare tranquillamente in casa. Le concessioni che ognuno dei due faceva all’altro venivano interpretate reciprocamente come una sconfitta personale, un’imposizione che non dava spazio ai propri interessi.

Crediti: Stanze di Cinema https://stanzedicinema.com/2023/05/22/cannes-2023-anatomie-dune-chute/

Il comportamento malizioso e a tratti sadico dell’accusa nel portare avanti la tesi dell’omicidio è soffocante. Le incongruenze delle testimonianze vengono fatte notare più volte, ma sono talmente tirate ed estremizzate che il giudice non le terrà molto in considerazione. L’accanimento del pubblico ministero verso l’imputata sembra quasi personale, raggiunge dei picchi simili alle discussioni che intratteneva con il marito. L’apparente calma di Sandra in tribunale svanisce solo quando si trova con il suo amico e avvocato Renzi, con il quale si sfoga improvvisamente, piangendo e cercando supporto riguardo alla sua innocenza.

Il figlio di Sandra, Daniel, è il vero fulcro della storia, da cui si potrebbe arrivare alla verità. Diverse volte viene reso protagonista di scene in cui non era lui a parlare, a rimarcare il suo ruolo decisivo, e rimangono seri dubbi sulla sua effettiva credibilità. È troppo coinvolto emotivamente, è soltanto un bambino, non vuole vedere la sua vita cambiare un’altra volta, come dopo il suo incidente. Non si rende ancora conto che è già cambiata. Ha visto o sentito qualcosa che non voleva vedere o sentire e prima di tutto cerca di negarlo a sé stesso. Non vuole essere complice nella distruzione della sua famiglia, anche se si è già naturalmente disgregata. Cambia la sua versione dei fatti numerose volte, confermando il suo tormento emotivo interiore su cosa dire e come agire per evitare il peggio (inteso come ciò che potrebbe ferirlo maggiormente). Assistendo a tutte le udienze, Daniel scopre avvenimenti traumatici riguardanti il padre, che utilizzerà successivamente per aggiungere dettagli molto rilevanti alla sua testimonianza, influenzando di fatto l’esito del processo.

La caduta è una metafora molto efficace nel racconto che propone Justine Triet, senza grandi colpi di scena ma capace di tenere sulle spine lo spettatore dall’inizio fino all’ultima enigmatica inquadratura, simbolo di una tragedia irrisolta.

Fabrizio Mogni

Fonte immagine in evidenza: https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2023/10/23/anatomia-di-una-caduta-thriller-torrenziale-di-triet_7655c71c-6d1d-4c84-a0c9-6582dae64cdb.html

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