Risale solo al 7 dicembre scorso la tragica notizia del giovane venticinquenne, studente dell’Università Federico II di Napoli, che avrebbe dovuto sostenere la discussione come atto finale del corso di laurea ma che invece si è gettato da uno degli archi dell’acquedotto carolino, nel casertano, a Valle di Maddaloni. Un evento che si vorrebbe definire come unico nel suo caso, ma che invece rappresenta il segno ultimo ed estremo del dramma dei giovani adulti. Un forte senso di malessere sta crescendo collettivamente all’interno di una generazione né troppo giovane per essere considerata incosciente e irresponsabile, né troppo adulta per essere considerata esperta e capace: si tratta della categoria di persone anagraficamente compresa tra i 20 e i 30 anni. Sono neo lavoratori e studenti universitari, oppressi da una società che chiede loro di essere costantemente performanti, di venire sottopagati e di non lamentarsi, di prendere voti alti, di laurearsi in tempo, di non pretendere e di non fallire.
Notizie come quelle del giovane laureando di Napoli sono sintomo di un meccanismo sociale tossico che sta causando un deterioramento della salute mentale dei giovani adulti, caratterizzata da un forte senso di solitudine e inadeguatezza che in casi estremi può indurre tristemente a ritenere come unica via d’uscita possibile il rinunciare a vivere.
Negli ultimi anni, lo standard di perfezione e l’aspettativa della linearità del percorso di vita sono diventati insostenibili e il conseguente disagio creatosi nei giovani adulti si è manifestato sempre più, come una crepa in una generazione destinata a rompersi salvo un cambiamento. Ciò diventa evidente analizzando i dati: secondo l’Istat in Italia ogni anno ci sono circa quattromila morti per suicidio (cifra calcolata prendendo in considerazione gli over 15); i suicidi nella fascia di età tra 15 e 34 anni sono 468 e di questi si contano circa 200 casi tra gli under 24. Inoltre, un’altissima percentuale riguarda in particolare gli studenti universitari, tra i quali il 33% soffre di ansia e il 27% di depressione. Telefono Amico Italia, uno sportello di ascolto e supporto gratuito, da inizio 2023 ha ricevuto 3.700 richieste di aiuto : secondo quanto riportato dall’associazione, le richieste di aiuto sono arrivate soprattutto da ragazzi tra i 19 e il 35 anni (il 35% delle chiamate).
Affinché sia possibile un’inversione di rotta, non basta la disponibilità di un maggiore supporto psicologico (che pure rappresenta le fondamenta dalle quali partire) ma è necessario un cambiamento su più livelli, che riguardi l’ambiente lavorativo, l’università e la famiglia e che si allarghi alla società. I giovani adulti chiedono di essere ascoltati affinché possa essere messa in atto l’introduzione di una nuova mentalità, che induca la società a smettere di premiare la cultura della perfezione e ad accettare la possibilità del fallimento. D’altronde quando non si fallisce, o non ci si è concessi la possibilità di provare (e quindi si rimane insoddisfatti e inconsapevoli di quello che è più giusto per sé), oppure si vive costantemente con la paura di poter cadere da un momento all’altro, alimentando il senso di inadeguatezza e vergogna che sembra portare con sé il “mostro” del fallimento.
Maria Pia Bisceglia
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