La Storia dell’Arte (Senza gli Uomini)

A un primo sguardo potrebbe non sembrare altro che un generico manuale universitario. Su una copertina rigida monocromatica, sobria e classica, si staglia un titolo a caratteri cubitali quasi banale: La Storia dell’Arte. Tuttavia, basta un’osservazione più attenta per cogliere un dettaglio fondamentale, che svela immediatamente le ragioni dell’originalità dell’opera. Tra il titolo e il nome dell’autrice, la storica dell’arte britannica Katy Hessel, emerge infatti una silhouette di lettere bianche, che quasi sparendo nello sfondo giallo sussurra: Senza gli Uomini. Un’aggiunta significativa, sottile ma potente, che anticipa il contenuto del volume e invita a esplorare il mondo dell’arte attraverso una lente inedita. 

Quante artiste donne conoscete? Chi fa la storia dell’arte? Queste sono le domande, in quarta di copertina del volume, che Hessel ci pone in quello che è un coraggioso tentativo di raccontare la storia dell’arte a partire dal suo grande assente: il contributo femminile. Un progetto che nasce ben prima del libro, pubblicato nel 2022 ed edito in Italia un anno dopo da Einaudi. In apertura all’introduzione del volume, Katy Hessel ne racconta così la genesi:

“Nell’ottobre del 2015 sono andata a una fiera d’arte e mi sono resa conto che, tra le migliaia di opere che mi stavano di fronte, neppure una era stata realizzata da una donna”.

K. Hessel, La storia dell’arte senza gli uomini, Einaudi, 2022, p.9

Frustrata dalla penuria di sguardi femminili, Hessel decide di contribuire a colmare il divario attraverso la divulgazione sui social: all’indomani della fiera, apre su Instagram la pagina @thegreatwomenartists (in italiano, “le grandi artiste donne”). Un post al giorno, con l’obbiettivo di accendere i riflettori su grandi artiste del passato e del presente, attraverso un linguaggio accessibile per essere compresa da un pubblico quanto più ampio ed eterogeneo possibile. Il nome dell’account è una dedica a Linda Nochlin, storica dell’arte che nel 1971 pose per prima la questione nel suo saggio Perché non ci sono state grandi artiste?Quattro anni dopo il progetto si espande con un podcast per poi assumere, dopo una gestazione di altri tre anni, la forma che ha oggi: 500 pagine di carta illustrata, che mettono in scena altrettanti anni di storia dell’arte solo ed esclusivamente attraverso l’operato delle donne. 

L’operazione di Katy Hessel non è stata accolta da un entusiasmo unanime. Qualcuno ha definito il libro controverso, lacunoso, semplicistico o addirittura discriminatorio. Tuttavia, è importante ricordare che non si tratta né di un tentativo di cancellare gli uomini, né di inscrivere l’intera storia dell’arte al femminile all’interno di un singolo manuale. Piuttosto, La storia dell’arte senza gli uomini rappresenta una celebrazione delle donne, un’inversione di tendenza, un modo per far conoscere contributi artistici che sono sempre stati trascurati dal canone. Non solo Artemisia Gentileschi, dunque: Katy Hessel ricorda per esempio Rose Bonheur, pittrice francese dichiaratamente lesbica del XIX secolo, e il suo La fiera dei cavalli, oggi esposto al MET di New York. Si pensi che, per poter frequentare il mercato di cavalli parigino e studiarne i soggetti senza attirare su di sé attenzioni e molestie, Bonheur dovette ottenere dalle autorità un “permesso di vestirsi e presentarsi da uomo”.

Rosa Bonheur, La fiera dei cavalli (https://www.metmuseum.org/it/art/collection/search/435702)

Se è vero che la storia è scritta dai vincitori, presentare una storia alternativa diventa quanto mai necessario per ridare dignità non soltanto a soggettività escluse, ma anche a differenti forme di arte, considerate spesso minori proprio perché storicamente prerogative femminili. Chi ha stabilito, infatti, che forme di creatività tessili (le cosiddette “fiber arts”) come il cucito, il lavoro a maglia o all’uncinetto non possano essere considerate arte? Hessel riporta ad esempio Pictorial quilt del 1895, una trapunta istoriata cucita a mano attraverso tecniche di patchworking. L’autrice Harriet Powers, afroamericana nata in schiavitù, rimase ampiamente sconosciuta fino agli anni Settanta: è oggi la più celebre artista tessile del XIX secolo.

Harriet Powers, Pictorial Quilt (https://collections.mfa.org/objects/116166)

Oggi la situazione per le donne nel mondo dell’arte sembrerebbe essere in via di miglioramento, anche grazie all’affermarsi di grandi nomi come Frida Kahlo o Marina Abramovic. Eppure, le statistiche parlano chiaro: nelle classifiche di vendita sono gli artisti uomini a dominare, e tutt’ora le donne rappresentano appena l’un per cento della collezione di un museo importante come la National Gallery di Londra – che solo nel 2020 ha dedicato per la prima volta una mostra personale a una donna. Progetti come La storia dell’arte senza gli uomini di Katy Hessel risultano dunque ancora urgenti e necessari, per ricordarci quanto sia importante non smettere mai di cercare nuove prospettive sul mondo che ci circonda.

“Non credo che nelle opere realizzate da artisti di qualunque genere sessuale si trovi qualcosa di intrinsecamente diverso. Piuttosto, è stata la società, e i suoi guardiani, ad aver sempre assegnato il primato a un gruppo. E io credo sia di importanza vitale affrontare e mettere in discussione questo stato di cose”.

K. Hessel, La storia dell’arte senza gli uomini, Einaudi, 2022, p.11

Giulia Torchio

Crediti per l’immagine in evidenza: https://www.lasvolta.it/6929/larte-e-roba-da-donne

Crediti post di Instagram: https://www.thegreatwomenartists.com/katy-hessel-about, https://www.instagram.com/thegreatwomenartists/, https://www.instagram.com/laetitiaky/

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