Kenya in Fiamme: il grido della rivolta

Venticinque giugno duemilaventiquattro: una data che difficilmente il popolo keniano riuscirà a dimenticare in fretta.

La rabbia, unita al mal contento e alla voglia di rivalsa contro il governo corrotto, è culminata martedì 25 giugno in quella che rimarrà nella storia come una delle manifestazioni più violente del Kenya

Contesto

Una nuova legge finanziaria: questa sarebbe la causa della mobilitazione generale di molti giovani che per giorni interi, a partire dal 18 giugno, hanno manifestato pacificamente contro la sua approvazione. 

Al grido di slogan come <<Ruto deve andarsene>> e <<Reject finance bill>>, tra la folla spiccano anche quelli con addosso magliette con scritto “Gen Z”. Questo dimostra come la generazione Z, sebbene il più delle volte etichettata come “disinteressata” alla politica e “ipnotizzata” da TikTok, si stia attivamente mobilitando per salvaguardare il proprio futuro.

I giovani sono i veri protagonisti di queste manifestazioni perché, già colpiti dall’alto tasso di disoccupazione (circa il 67%, rispetto al 10% nazionale), con la nuova riforma avrebbero rischiato più di tutti di vivere in una situazione di ulteriore povertà.

Non bisogna però pensare che gli occupati se la vivano tanto meglio: infatti, nella fascia tra i 15 e i 35 anni, il salario medio si attesta intorno a 6.000 scellini, poco più di 43 euro (il 26% dei lavoratori kenyani rientra nella categoria di povertà dell’ILO).

La proposta puntava ad aumentare la pressione fiscale, rincarando le imposte su alimenti come pane e olio, sulle autovetture e sul carburante, quest’ultimo addirittura del 50%. Tutta questa operazione sarebbe servita a raccogliere 2,7 miliardi di dollari, utili a controllare il debito pubblico ad oggi ammontante a circa il 68% (82,1 miliardi di dollari) del PIL. 

I manifestanti, tra le tante cose, criticano anche le numerose spese folli portate avanti dal governo, come:

  • il pranzo voluto da Rachel Ruto con le altre first ladies africane nella State House a Nairobi per festeggiare un anno di presidenza;
  • l’uso di un jet privato da parte del presidente con 30 accompagnatori per la visita a maggio negli USA, in cui sarebbero stati spesi circa 1.5 miliardi di dollari;
  • l’inquietante richiesta del vicepresidente Rigathi Gachagua di 20 milioni di dollari per “rinnovare” i suoi uffici. 

Nel 2016 una ricerca portata avanti da EACC (Ethics and AntiCorruption Commission) ha dimostrato come ogni anno circa 6 miliardi di dollari (un terzo del budget dello Stato) vengano persi a causa della corruzione, piaga che colpisce ogni livello del Paese, anche la polizia

Il settore privato, da cui tipicamente ci si aspetta maggiore disponibilità di posti di lavoro, soffre per mancanza di incentivi da parte dello Stato. Secondo NTV Team, un giornale locale, i cittadini kenyani avrebbero pagato fino a 200.000 scellini in tangenti (quasi 1.500 euro) per assicurarsi un impiego, mentre altri circa 70.000 scellini (509 euro) per ottenere un passaporto. La pratica di pagare tangenti è ancora molto diffusa in gran parte dei paesi africani, e aggrava la condizione di povertà della popolazione.

Adesso basta

Organizzati su internet, sfruttando il potere di connessione dati dai social network (e anche ChatGPT), migliaia di keniani si sono mobilitati e, armati solamente di cartelli, slogan e voglia di rivalsa, il 25 giugno hanno assaltato il Parlamento. Le forze dell’ordine non si sono fatte attendere e hanno aperto il fuoco sui manifestanti, uccidendo almeno 53 persone, tra cui un bambino di 12 anni colpito da un proiettile vagante, e ferendone altre 361.

Numerosi anche gli arresti, soprattutto di attivisti che hanno espresso online il proprio mal contento e hanno aiutato a organizzare le proteste (dati ufficiali del Kenya National Commission of Human Rights).

L’uso della forza da parte della polizia non è una novità nel paese, come dimostrato da “Serving the regime” che ha analizzato le proteste avvenute dal 1990 al 2010 in Kenya.

Tantissimi anche i giornalisti picchiati e presi di mira durante le proteste. L’associazione di sicurezza informatica NetBlocks ha inoltre lamentato un forte calo nella disponibilità della rete Internet, che ha lasciato milioni di persone senza informazioni e senza la possibilità di comunicare.

In questo clima di estrema confusione sono stati assaltati edifici pubblici, il palazzo del municipio di Nairobi e la sede del partito Alleanza democratica unita (Una) del presidente William Ruto. Colpita anche la Croce Rossa che, in seguito a diversi attacchi ai suoi veicoli e al personale, ha informato su X circa l’impossibilità di fornire interventi salvavita, vista la mancata sicurezza per il proprio personale e volontari.

Conclusione

Il 26 giugno dopo innumerevoli scontri e sparatorie il presidente William Ruto ha deciso di non ratificare la legge finanziaria, rinviandola al Parlamento. La lotta continua, ma quanto avvenuto rappresenta una piccola vittoria per un Kenya più giusto. La Generazione Z ha dimostrato il potere che può avere quando, unita e organizzata, decide di combattere per il proprio destino scontrandosi con la corruzione di un governo che non pensa al bene comune e dei giovani, diventando la voce nuova del cambiamento.

<< Non ho le mani sporche di sangue>>

William Ruto, presidente del Kenya

Octavio Moretto

Fonte immagine in evidenza: https://www.internazionale.it/notizie/francesca-sibani/2024/06/28/amp/le-proteste-in-kenya-non-si-fermano

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Avatar di The Butcher The Butcher ha detto:

    Un piccola vittoria che speriamo possa portare a qualcosa di migliore e a far capire ai corrotti che non possono sempre fare come vogliono.

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