Kinds of Kindness e Igor Lanthimos: tutt’altro che gentilezza

Kinds of Kindness, nelle sue bizzarre narrazioni, si rivela essere un vero e proprio viaggio nell’onirico e nel paradosso, un continuo porsi domande senza risposta.

Il regista greco riesce a mantenere l’attenzione dello spettatore per due ore e quarantacinque, discostandosi completamente dallo stile di “Povere Creature!”: alcuni hanno parlato di un ritorno alle origini, ma è forse l’inizio di un’evoluzione del regista. A seguire, un’analisi del film che ha sconvolto le sale cinematografiche 

“God is a woman”

È uno dei temi che il regista affronta per tutta la durata del film: la donna in quanto creatrice di vita così come Dio.

Nel primo dei tre racconti (La morte di R.M.F), possiamo notare la storia di Sarah, impossibilitata ad avere figli perché è qualcun altro a voler decidere sul suo corpo, nella seconda storia (R.M.F vola), invece, una donna decide di interrompere la sua gravidanza. Il leitmotiv della maternità giunge al culmine nel terzo racconto (R.M.F mangia un sandwich), attraverso la ricerca ossessiva di una donna capace di dare vita con il semplice tocco: la vera e propria reincarnazione di un Dio.

Religione: tra subordinazione e ricerca

Tra i molteplici temi che emergono durante la visione del film di Lanthimos, quello del rapporto di subordinazione tra credente e divino è tra i più ricorrenti. 

Nel primo dei tre racconti, infatti, Robert Fletcher è impiegato presso lo studio di Raymond, che ne decide ogni aspetto della vita, dal cibo che dovrà mangiare, all’ora in cui dovrà svegliarsi e persino se avere o no rapporti con la moglie.

L’atteggiamento di Robert è di completa sottomissione e adorazione nei confronti di Raymond. Si crea, quindi, un rapporto unidirezionale reso esplicito dai “Ti amo” di Robert, che non hanno mai risposta da parte di Raymond. Quest’ultimo chiederà a Robert di compiere un gesto atroce, ovvero uccidere un uomo. Robert si rifiuterà e dal quel momento Raymond lo lascerà solo, creando in lui un senso di vuoto e disperazione, come il credente che ha perso la sua fede in Dio.

Nel terzo racconto, la protagonista è Emily, alla continua ricerca di una donna vista in sogno, capace di dare la vita ai morti, nello stesso modo in cui l’umanità cerca un Dio da adorare.

La sua è una ricerca morbosa, che la conduce, però, a trovare Ruth, una veterinaria capace di curare le ferite degli animali attraverso il semplice tocco. Emily vuole che tutti siano a conoscenza della sua scoperta e si affretta a portare via con sé Ruth che, però, è vittima di un incidente durante il tragitto, perdendo la vita.

Il tragico finale non è che il frutto di ciò che i greci chiamavano “peccato di hybris”, di cui si macchia Emily: paragonarsi a un Dio è un oltraggio, e chi osa farlo ne paga care le conseguenze. La punizione di Emily è essere l’artefice della morte di tutto ciò in cui credeva. 

Chi è R.M.F?

R.M.F è l’unico personaggio che non cambia nei tre racconti, costituendo il filo conduttore del film e dando anche il titolo ai vari racconti.

Il personaggio di R.M.F porta gli eventi al momento di rottura all’interno di tutti e tre i racconti: nel primo, infatti, è colui che deve essere investito da Robert; nel secondo racconto guida l’elicottero che riporta a casa a Liz; infine, nel terzo è il cadavere che viene resuscitato da Ruth: potremmo quindi affermare che R.M.F è il vero protagonista del film.

Che la somiglianza di questo personaggio con Stanley Kubrick sia un omaggio al regista? Lanthimos non lascia nulla al caso. Al riguardo, vanno ricordati i grandi lavori di Kubrick, dove il tema della distopia era protagonista, tema poi ricalcato dallo stesso Lanthimos. 

Ci sono atti di gentilezza?

Il tema, e poi titolo del film, consiste nel bisogno primario (come i colori utilizzati nel titolo) dell’essere umano di avere qualcuno che lo ami. L’idea viene, però, resa attraverso rapporti abusanti, in cui chi è alla ricerca di amore non si rende conto di essere sfruttato.

L’unico gesto di gentilezza disinteressato avviene a seguito dei titoli di coda, quando R.M.F si sporca mangiando un panino e la cameriera gli offre un tovagliolo per pulirsi; uno spiraglio di speranza in un mondo distorto. 

Le colonne sonore

“Hymn” di Maria Ponos Stoma si intreccia magistralmente con il film: un coro che riprende in maniera cupa e lugubre i canti gregoriani, rendendo le scene pregne di angoscia e timore, quasi come se si fosse in attesa di essere spaventati. 

Arriviamo, poi, alla scelta di “Sweet Dreams”, canzone che apre il film e che è anche presente nel trailer, ma è una scelta casuale?

Sicuramente, Lanthimos non sarà stato catturato dalla nostalgia e dai ritmi anni ’90, quanto dal testo:

”some of them want to use you, some of them want to get used by you, some of them want to abuse you, some of them want to be abused”

Due frasi che si rivelano essere la sinossi del film, un oscillare tra rapporti abusivi e di convenienza. 

Il lungometraggio chiude con “Brand New Bitch” di Cobrah, artista svedese che condivide nel testo i temi sessuali e femminili già affrontati da Lanthimos per tutta la durata di questa sua ultima opera.

Kinds of Kindness è un film ricco di significati e metafore, un film che porta all’estremo sfaccettature dell’animo umano, arrivando a risultare violento e di difficile comprensione, ma portando lo spettatore a riflettere su ciò che ha visto.

Serena Spirlì

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