Anche in Europa si alza il vento

Ormai gli equilibri geopolitici sono compromessi, è un fatto noto anche ai non addetti ai lavori del mondo delle relazioni internazionali. La novità rappresentata dal periodo storico in cui ci troviamo, tuttavia, risiede nel fatto che lo scacchiere è in fase di metamorfosi non solo nelle “solite” aree del mondo (cioè quelle più svantaggiate), quali Africa, Medio Oriente o America del sud, bensì anche in quello che un tempo era definito blocco occidentale, a dimostrazione di quanto unitario e compatto si è sempre dimostrato dal secondo dopoguerra ad oggi. Se così non fosse, Mark Rutte non avrebbe l’ardire di chiedere ai membri della NATO di aumentare le spese militari al 3%. Eppure, quell’unitarietà si sta a mano a mano sfaldando sotto i nostri occhi. Come mai? Quali sono i più recenti segnali? Ma soprattutto, in che direzione stiamo andando?

Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj, presidente dell’Ucraina, Emmanuel Macron, presidente della Repubblica Francese, e Donald Trump, presidente eletto degli Stati Uniti, parlano a Parigi in occasione dell’apertura di Notre-Dame al pubblico. Cortesia di France 24.
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In Francia, il governo di centro è recentemente caduto. Renaissance, il partito di Emmanuel Macron, è in minoranza in Parlamento e il rifiuto del capo di Stato francese di concedere spazio all’estrema sinistra di France Insoumise, come anche al Rassemblement National di Marine Le Pen, impedisce di formare governi solidi ed è probabile che anche questo nuovo governo a guida di François Bayrou, centrista di ferro, farà la stessa fine del precedente gabinetto di Michel Barnier, durato appena tre mesi. Falliti i tentativi di spingere gli alleati europei alla guerra contro la Russia, il Presidente francese ha di recente portato a casa un buon colpo diplomatico, facendo incontrare a Parigi il presidente ucraino Zelens’kyj e il presidente americano Trump, in occasione della riapertura della cattedrale di Notre-Dame. Il suo futuro, però, non è roseo e lo spettro delle dimissioni diventa sempre più reale. Non va meglio in Germania, dove il cancelliere Olaf Scholz è stato sfiduciato, costringendo il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ad anticipare le elezioni, in un Paese dove il partito di estrema destra Alternative für Deutschland sta conquistando sempre più consensi, con la sua politica anti-migratoria e nazionalista. La Spagna, intanto, riconosce la Palestina e inserisce nella Costituzione articoli per la nostra attuale politica inimmaginabili, quali il riconoscimento del diritto all’aborto. Un attore dimenticato, che però si muove in controtendenza rispetto a molti alleati europei.

Filippo VI, re di Spagna, accredita Hosni Abdel Wahed come ambasciatore palestinese in Spagna. Cortesia dell’Heraldo de Aragón.
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Tra tutti, gli Stati Uniti è il Paese con la maggiore copertura mediatica in quanto leader del blocco NATO, tuttavia va sempre ricordata la figura instabile e volubile di Donald Trump, che da un giorno all’altro cambia idea su tematiche internazionali cruciali, come la guerra in Ucraina e il conflitto Israele-Hamas. Di recente, ha cambiato posizione sull’uscita del proprio Paese dall’Alleanza Atlantica, chiedendo agli alleati di alzare le spese militari al 5%, superando persino le richieste di Mark Rutte. A proposito della NATO, non si può non citare l’espansione dell’area di influenza turca in Siria; dato che Erdoğan si è sempre rivelato capace di cogliere bene gli equilibri del momento, non è assolutamente detto che si muova in modo allineato a quelli che, finora, sono stati i suoi alleati. Il crollo del regime di Assad rappresenta un’occasione unica per dar battaglia (almeno a livello commerciale, per il momento) ai Paesi sauditi. Il suo interesse per i BRICS, il blocco formato dai Paesi in competizione con l’Alleanza Atlantica, inoltre, non passa certamente inosservato. Per quanto riguarda la Russia, si può dire che le ingerenze in Georgia e Romania – ancora da dimostrare, ma assai probabili – si affiancano a quelle del 2023 in Sudan e in Moldavia. Intanto, l’alleato storico della Russia, la Cina, si è dotata di un caccia multifunzione di quinta generazione che ha messo in crisi il primato statunitense dato dal loro aereo di punta, l’F-35. Le tensioni tra le due superpotenze nell’area di Taiwan e il supporto nordcoreano a Mosca creano ulteriori dubbi circa gli scenari futuri.

Vladimir Vladimirovič Putin, presidente della Federazione Russa, Xi Jinping, segretario generale del Partito Comunista Cinese, e Recep Tayyip Erdoğan, presidente della Turchia, al Belt and road International Forum del 2017, a Pechino. Cortesia del Lowy Institute.
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Per concludere, lo Stato-nazione si fa di nuovo rilevante e i vari governi si guardano tra loro con sempre più diffidenza, mentre i vecchi pilastri storici della politica, fino a un paio d’anni fa ritenuti incrollabili, si dimostrano sempre più incapaci di interpretare lo spirito dei tempi e di reggere la competizione con gli “estremismi”. Con un’economia stagnante e il primato del blocco atlantico messo via via più in discussione, come si faranno a ristabilire i rapporti di forza tra le potenze? Basterà la diplomazia o bisognerà prendere le armi? In entrambi i casi, per dar voce ad ansie e preoccupazioni di chi si trova a doversi destreggiare in questo periodo di instabilità, si può citare la bellissima poesia di Paul Valéry, Il cimitero marino: “Si alza il vento…! Bisogna tentare di vivere”.

Vincenzo Ferreri Mastrocinque

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  1. Avatar di Paola Stella Paola Stella ha detto:

    🎀 Argomento molto compkesso …
    Magnifica la citazione di Paul Valeri’
    Buon Natale!

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