Link alla parte 1 dell’intervista
Continua l’intervista ad Annalisa Ciaccio, ex studentessa di UniTo, coach motivazionale certificata, fondatrice di Motivey Fitness e di Powerful Students.
Qual è un metodo di studio efficace?
Annalisa dà consigli sul metodo di studio, basandosi sulle neuroscienze e su ricerche riguardo gli stili di apprendimento. L’organizzazione deve calibrarsi tenendo conto del rapporto di produttività che tu stesso hai con quella materia e ciò dipende dalla difficoltà della stessa, se si ha frequentato quel corso, dalle proprie inclinazioni… Organizzarsi come se si avesse meno tempo di quello che si ha permette di affrontare serenamente gli imprevisti. È altamente sconsigliato fare riassunti perché per il tempo che ciò richiede non è efficace ai fini della comprensione e memorizzazione. Prima di iniziare a studiare bisogna chiedersi su quale materiale farlo: ci sono professori per cui bastano gli appunti, per altri occorre comunque visionare il libro. L’apprendimento deve essere attivo: si legge un argomento (che in genere corrisponde a un paragrafo) e lo si rielabora facendosi uno schema (mentale o scritto a seconda della difficoltà riscontrata). Lo schema non è un riassunto: contiene solo le parole chiave. È importante, soprattutto se si è studenti ai primi anni di corso, allenare già in questa fase l’esposizione.
Occorre poi organizzare i ripassi: una volta fatta una parte consistente di programma, si torna indietro focalizzandosi sui punti centrali (senza ripetere tutto). Nello scansionare lo studio è molto importante utilizzare la tecnica del pomodoro: Annalisa consiglia sessioni di studio di 25-50 minuti, con pause di 5-20 minuti. Durante le pause è sconsigliato guardare il cellulare, che per il nostro cervello è una fonte di stimoli incessante; è invece suggerito alzarsi in piedi e fare un po’ di stretching.
Quanto è importante lo sport per l’apprendimento?
Uno degli errori più comuni degli studenti è quello, arrivata la sessione, di chiudersi in casa e dimenticare tutto il resto, “quando invece fare di meno ma meglio, è molto più produttivo”. Il fare meno significa che durante la sessione è possibile ricavarsi del tempo per vedere gli amici, dedicarsi alle proprie passioni, uscire e praticare sport. Basta digitare su Google “connessione tra memoria, apprendimento e attività fisica” per rendersi conto dei benefici del movimento. Muoversi, soprattutto l’attività aerobica ma anche quella muscolare, apporta al cervello numerosi benefici: migliora la concentrazione, le performance cognitive, la memoria, la qualità del sonno. “Fare sport è come una medicina farmacologica”, considerando anche che l’attività fisica è una valvola di sfogo.
Un errore comune è collegare l’allenamento all’aspetto fisico. Il segreto per allenarsi con costanza è praticare qualcosa che ci piace; l’aspetto fisico ne è una conseguenza. In questo modo si vive lo sport senza stress, innescando un’abitudine sana che consente di prendersi del tempo per se stessi.
Quanto spaventa cambiare?
Annalisa ha scelto di cambiare percorso due volte. Dopo il primo anno di università si è posta una domanda: “se mi laureo in questa cosa, sogno un futuro lavorativo in questo ambiente?”. La risposta è stata “no” e quindi si è iscritta poi a Giurisprudenza. Sul finire dell’università, sognava di entrare a far parte di in un grosso studio internazionale e aveva già avviato il praticantato da avvocato, quando si è resa conto di voler aprire un progetto che fosse suo e diventare imprenditrice. Ha mollato tutto e si è buttata.
Dentro di noi a volte avvertiamo l’esigenza di cambiare, ce ne accorgiamo perché qualcosa internamente ci fa stare male. Un parametro importante in termini di consapevolezza è la felicità. Ciò che facciamo deve appartenerci. Essere fedeli a se stessi implica una connessione fra ciò che facciamo, viviamo, pensiamo e scegliamo. C’è una vocina dentro di noi in grado di suggerirci cosa desideriamo veramente. Quando ti stuferai di rimandare, perché la vocina non si zittisce, allora il desiderio di cambiare supererà la paura di fallire che ti stava bloccando.
A volte ciò che ci blocca è la paura di “rimanere indietro”. Ma indietro rispetto a chi, a cosa? La società ci insegna che ciò che decidiamo a 18 anni vale per sempre, quando la verità è che si cambia, si cresce, si capisce ciò che si vuole, si iniziano a vedere strade diverse. La vita non finisce a vent’anni. E bisognerebbe chiedersi: “E’ peggio svolgere per venti/trent’anni un lavoro che non piace, piuttosto che vivere qualche anno scomodo con il pensiero di essere indietro?” Ricordiamoci che i miliardari hanno avuto le loro grandi idee spesso dopo i cinquant’anni d’età. Entrano in gioco in questo senso, poi, diversi fattori: il coraggio personale, il benessere economico, la mancanza di una connessione tra scuola superiore/università e mondo del lavoro.
Nicole Zunino
Fonte: intervista ad Annalisa Ciaccio
