Prigioni a El Salvador: cosa commentano gli italiani?

“Vogliamo delle carceri così anche in Italia”, “Prendiamo esempio”, “Non vedo errori”, “A mali estremi, estremi rimedi”, “Ma è fantastico!”, “Bravi! Bisogna fare così”. Così recita la maggior parte dei commenti ai post online relativi alle prigioni di El Salvador.

“Ogni paese dovrebbe avere un CECOT, senza se e senza ma”, ma che cos’è un CECOT?

Sigla di Centro De Confinamento Del Terrorismo, i CECOT sono prigioni pensate, e create, col fine di rinchiudere e confinare i membri delle gang criminali salvadoregne. Si tratta di prigioni estreme, che hanno poco o niente a che vedere con le prigioni che conosciamo noi.

Il precedente è la guerra alle bande iniziata dal governo di Nayid Bukele in seguito all’altissimo tasso di omicidi registrato negli ultimi due decenni a El Salvador. Erano già stati contemplati, da parte del governo, dei negoziati segreti per ridurre il numero degli omicidi in cambio di benefici. Questi accordi barattavano delle comodità in carcere, per i membri già incarcerati, in cambio di un calo di morti per mano dei criminali organizzati. Ma nel frattempo la costruzione dei CECOT era già in corso, probabilmente c’era il sospetto che gli accordi non sarebbero bastati. Infatti, sono state registrate 87 uccisioni solamente nei due giorni precedenti il 27 marzo 2022, giorno in cui il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, sospendendo la necessità di emettere mandati di arresto e negando il diritto al processo.

Così sono cominciati gli arresti a tappeto per chiunque fosse sospettato di essere un membro di MS-13 o Barrio 18, le due bande rivali più importanti. Nessuna presunzione d’innocenza, nessun diritto ad avere un avvocato, nessuna sentenza del tribunale, nessuna forma di assistenza legale. I sospettati vengono prelevati con violenza dalle strade e portati nei CECOT. Non usciranno più e nessuno avrà più notizie di loro, in quanto non potranno ricevere alcun tipo di visita dall’esterno: anche la corrispondenza è negata, per evitare che i criminali possano dare ordini ai complici liberi. Alcune famiglie hanno insistito per avere notizie dei loro parenti scomparsi, per poi venire a conoscenza della loro morte.

All’interno del CECOT possono essere stipati fino a 40mila detenuti; ognuno di loro ha a disposizione uno spazio personale di meno di un metro quadrato a prigione piena. La struttura comprende otto edifici con 32 celle di 100 metri quadrati l’una. Ogni cella è fornita di due lavandini e due water, che i detenuti usano di fronte agli altri: a questi non viene fornito nessun bene di prima necessità, esclusi i vestiti e il cibo, che mangiano senza posate perché potrebbero essere pericolose.

Le celle piene prendono le sembianze di teche gigantesche in cui uomini rasati dormono senza cuscini e senza materassi su strutture di metallo che fanno rumore a ogni loro movimento, che così viene monitorato. Delle luci al neon illuminano le teche giorno e notte, in modo che i detenuti perdano il senso del tempo.

Un tatuaggio può bastare per diventare un sospettato ed essere portato qui. A questo la maggior parte degli italiani commenta positivamente. Le voci fuori dal coro, però, non sono del tutto assenti: “Ci saranno anche persone innocenti tra tutti quei detenuti”, scrivono alcuni, “Diciamo addio ai diritti umani e agli ultimi trecento anni di storia! Tutti i commenti sono a favore di questo sistema… no buono per l’umanità”.

Alice Aschieri

Fonti:

Il post (https://www.ilpost.it/2023/03/09/nuova-enorme-prigione-el-salvador/)

Amnesty International (https://www.amnesty.it/el-salvador-sistematiche-violazioni-dei-diritti-umani-in-un-anno-di-stato-demergenza/)

Avvenire (https://www.avvenire.it/mondo/pagine/el-salvador-sparizioni-forzate)

Mondo Missione (https://www.mondoemissione.it/america-latina/el-salvador-violenza-di-stato-contro-le-gang/)

La Repubblica (https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2023/06/10/news/el_salvador-403896818/)

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