Io che nasco immaginaria – Chiara Boni (La Petite Robe) si racconta a Torino

Imprenditoria e creatività, estetica e praticità: la stilista Chiara Boni, con il suo brand La Petite Robe e la sua esperienza pluriennale nel campo della moda, è stata – ed è – in grado di unire queste coppie di sostantivi apparentemente contrastanti, facendone il fondamento della sua carriera.

Torino ha avuto il piacere di ospitare la designer fiorentina allo Spazio Gnu, in uno stimolante dialogo con la giornalista di moda Barbara Odetto, in occasione della presentazione della sua autobiografia Io che nasco immaginaria, un titolo che rende omaggio alla sua tanto amata immaginazione, grande compagna della sua infanzia e del suo lavoro creativo. Esuberante, ma di classe, molto attenta all’attualità, all’arte, alla letteratura e alle molteplici discipline che circondano la moda, Chiara Boni pare avvolta da un’allure rilassata, chic e coinvolgente, con un tocco di mistero evocato dai suoi occhiali da sole neri.

Ed è così che la stilista si apre con il pubblico raccontando aneddoti attesi e inaspettati sulla sua carriera e sulla sua vita, temi centrali della sua opera. Chiara Boni nasce a Firenze e, dopo aver ammirato sin da piccola le stoffe e gli spilli con cui i sarti e le sarte confezionavano gli abiti per la sua elegante mamma, decide che la moda sarebbe stata la sua strada, ma in una chiave ben più rivoluzionaria. Impattante è il suo incontro con la moda londinese, molto diversa dallo stile da “brava ragazza” al quale era stata abituata in Italia. Tornata in Toscana, si ispira allo spettacolo femminista andato in scena a Londra, You Tarzan, Me Jane, per dare il nome al suo primo negozio.

Successive sono l’acquisizione del marchio da parte del Gruppo Finanziario Tessile (un torinesissimo gruppo del lusso ante litteram di cui facevano parte anche Valentino e Armani) e la consulenza per loro, che la porta alla scoperta di tessuti che rivoluzioneranno il guardaroba e il comfort femminile, quali l’elastan e il nylon. Il successo del brand si espande anche in America, poiché Oprah Winfrey, Melania Trump e le protagoniste delle serie TV più amate non possono fare a meno dei capi del suo brand.

Chiara Boni e Barbara Odetto – conferenza Spazio Gnu, Torino

La sua carriera l’ha portata ovunque e numerose sono le esperienze che ha vissuto, ma: «Qual è l’esperienza professionale che l’ha segnata di più e perché?». Afferma lei stessa: «Tutte, perché quando ho cominciato ho dovuto imparare tutto da zero. Ho capito che dovevo prendere una modellista, che è una persona importantissima nell’azienda, perché deve saper interpretare i tuoi disegni o i tuoi pensieri. Ho imparato quanto è importante il lavoro manuale, il fare squadra, per creare una piccola azienda. Poi sono arrivata al GFT, che era invece una grande realtà: il primo giorno mi hanno portata a vedere i manichini degli altri stilisti del gruppo, quelli di Armani, Valentino e Ungaro. Ognuno ha le sue misure, sono differenze impercettibili, ma sono differenze. È stato anche quello un grande insegnamento, perché ho capito che lo stile può dipendere anche da un centimetro o due, delle volte».

Con il Gruppo Finanziario Tessile inizia anche la sua avventura torinese. Boni racconta una Torino affascinante, passionale, in cui vive un amore importante, ma anche una città tetra e magica, in cui vive un’esperienza quasi surreale: si mormora che qualcosa di straordinario sia accaduto a casa di Ron, in compagnia di Mastroianni e Fellini.

Comfort e inclusione sono da sempre parte integrante del vocabolario stilistico di Chiara Boni, che vuole vestire una donna con abiti che le piacciono, senza forzarla in uno stile che non le appartiene. Dopo l’abolizione del corsetto da parte di Coco Chanel e la liberazione del corpo della donna con la minigonna di Mary Quant, con la stilista italiana avviene un altro tipo di rivoluzione: quella del movimento del corpo. Realizza abiti che accompagnano il corpo delle donne, che lo accarezzano e non lo costringono, facili da indossare e da portare in valigia: realizzati ad hoc per la donna del terzo millennio. Sorridendo, Boni afferma che, anche se ha lasciato il suo brand da luglio 2024, non riesce a fare a meno dei suoi pantaloni e dei suoi capi, perché con gli altri è scomoda; la libertà del movimento per lei è molto importante.

Un libro molto scorrevole, una storia appassionante: quella di una donna che ha commesso errori, ha avuto successo, e consiglierebbe alla piccola sé di fare esattamente quello che ha fatto, errori compresi, perché: «Alla fine, dai propri errori si può sempre imparare. Credo sempre che nella vita bisogna farne tanti per arrivare oltre».

Alessandra Picciariello

Crediti immagine di copertina: Meer, foto di Cosimo Buccolieri

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