È il marzo del 1987: la pubblicazione del disco Sign “O” the Times consacra definitivamente Prince nell’Olimpo delle maggiori popstar degli anni Ottanta. Come lui, solo Michael Jackson e Madonna. Sebbene le vendite di questo doppio album non siano altissime, la critica specializzata lo acclama sin da subito come un capolavoro. Ma se qualcuno arriva persino a definirlo il miglior lavoro in assoluto del “Folletto di Minneapolis”, altri non sembrano invece essere della stessa idea, ritenendolo “eccessivamente orientato al pop mainstream”, lontanissimo dalle sonorità disco-funk degli esordi.
La risposta di Prince, frustrato e smanioso di far ricredere questa parte di critica musicale (che addirittura lo taccia di aver perso le proprie abilità compositive) non si fa attendere: a ottobre è già al lavoro su un nuovo album, che viene ultimato in appena un mese. La natura ibrida del disco, composto sia da nuovo materiale, sia da brani inediti che Prince rispolvera dal proprio “Vault” (il suo mastodontico archivio personale) contribuisce infatti ad abbattere i tempi di registrazione.
La pubblicazione di The Funk Bible, questo il titolo dell’album, è programmata per l’8 di dicembre. Ma ciò che succede ha dell’incredibile: appena una settimana prima dell’uscita del disco, Prince decide di annullarne la pubblicazione, ordinando la distruzione delle 500mila copie prodotte. Per quanto tempestivo, tuttavia, l’intervento del musicista non riesce a colpire il centinaio di copie promozionali già in circolazione tra Europa e America, sulla base delle quali vengono prodotti e diffusi numerosissimi bootleg.
Alcuni iniziano a sostenere che Prince abbia impedito la pubblicazione di quello che inizia a essere noto come Black Album (data la copertina completamente nera) poichè insoddisfatto del risultato finale. Secondo altri avrebbe invece voluto prendere le distanze dal disco per via delle tematiche, ritenute eccessivamente erotiche e violente.
La cancellazione del Black Album sarebbe in realtà da imputare primariamente, stando anche a quanto confermato da alcuni ex-collaboratori, a una brutta esperienza con l’ecstasy: nella notte del 1° dicembre appaiono a Prince, vittima di un’allucinazione (causata appunto dall’MDMA), le lettere G O D. Il musicista decide così di cancellare l’uscita dell’album, sentendosi in dovere di impedire la pubblicazione di questo disco “oscuro e negativo per i bambini”.

Ai fan non viene però data alcuna spiegazione ufficiale. Nell’aprile dell’anno seguente si ha la pubblicazione del videoclip di Alphabet St., primo singolo estratto dal nuovo album Lovesexy, in uscita a maggio, in cui compare un messaggio nascosto, che passa di fatto inosservato: al secondo 26 circa del video, appare per un istante la scritta verticale “DON’T BUY THE BLACK ALBUM. I’M SORRY.”.
Inaspettatamente, sei anni dopo, l’album viene pubblicato ufficialmente (seppur per un periodo limitato): è il 22 novembre 1994. Prince afferma subito di essere “spiritualmente contrario” all’uscita dell’album: solo in seguito si scoprirà come il musicista avesse dato il suo consenso alla pubblicazione per motivazioni puramente contrattuali, in modo da svincolarsi il prima possibile dalla Warner, con cui era ormai irrimediabilmente in conflitto.
La pubblicazione dell’album passa in sordina: la campagna pubblicitaria è ridotta ai minimi termini, le vendite sono molto più basse delle aspettative. I sette anni trascorsi dall’uscita originale hanno smorzato tutta l’aspettativa creatasi, e i temi provocatori ed espliciti delle tracce, oltraggiosi per l’87, vengono eclissati dai toni ben più aggressivi del panorama musicale di metà anni Novanta.
A oggi, il Black Album è tra i dischi più ricercati dagli appassionati, ed è venduto a prezzi da capogiro: due diverse copie dell’album figurano infatti al secondo e al terzo posto della classifica dei dischi più costosi mai venduti sulla piattaforma specializzata Discogs (alle modiche cifre, rispettivamente, di 25mila e 20mila dollari).
Giovanni Musso
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