Donne e salute: una questione di genere

Secondo l’ultimo rapporto dell’OCSE relativo alla salute della popolazione europea e al Sistema Sanitario dei diversi Stati membri, nel nostro Paese le donne hanno un’aspettativa di vita più alta rispetto agli uomini.
Infatti, nel 2022 (anno di rilevazione dei dati) la speranza di vita delle donne italiane era di 84,8 anni, contro gli 80,7 anni degli uomini: un divario importante, di oltre quattro anni di vita. Tuttavia, è interessante considerare un altro aspetto rilevante: “le donne italiane”, si legge nel rapporto, “trascorrono una percentuale maggiore della loro vita con problemi di salute e limitazioni dell’attività (20%) rispetto agli uomini italiani (17%), quindi il divario di genere negli anni di vita in buona salute è quasi nullo (meno di un anno)” (https://www.tgcom24.mediaset.it/salute/ocse-l-italia-speranza-di-vita_90442741-202402k.shtml).

Insomma, le donne sopravvivono di più rispetto agli uomini, ma con una qualità di vita inferiore, come confermato dai dati sul loro benessere psicofisico reale e percepito (https://www.istat.it/donne-uomini/index.html?lang=it). Una situazione analoga emerge dal ritratto statistico dell’Istat (edizione 2020), dove si afferma che, nei Paesi dell’Ue, “è più ampia la quota degli uomini che hanno la percezione di essere in buona salute rispetto a quella delle donne e la differenza aumenta con l’aumentare dell’età” (https://www.istat.it/donne-uomini/bloc-1c.html?lang=it).

Differenze di sesso, differenze di genere

Per comprendere l’origine delle disparità che si abbattono sulla qualità di vita di oltre metà della popolazione, bisogna fare una premessa importante: i termini “sesso” e “genere” non indicano lo stesso concetto. Per quanto riguarda il sesso di una persona, ci si riferisce all’insieme delle sue caratteristiche anatomiche e biologiche, come gli organi riproduttivi e i cromosomi sessuali. Il genere, invece, è inteso come una costruzione sociale, che comprende differenze sociali, culturali e psicologiche tra uomini e donne.

Per lungo tempo, e in parte ancora oggi, le scienze che si occupano di salute e benessere hanno considerato solamente le differenze biologiche tra i sessi, studiando specifiche patologie come il cancro al seno e il cancro alla prostata. 
Tuttavia, oggi si fa sempre più strada l’idea che questo approccio non sia sufficiente: la salute, infatti, è determinata non soltanto da fattori biologici, ma anche da fattori sociali, culturali ed economici insieme all’interrelazione tra essi. Questi ultimi, in particolare, sembrano avere un grande peso nel peggiorare lo stato di salute delle donne: per esempio, a causa del gender pay gap, che garantisce maggiori guadagni agli uomini a parità di mansione, le donne possono avere minore accesso alle cure mediche e una più alta esposizione allo stress. Inoltre, spesso le donne devono farsi carico della quasi totalità del lavoro domestico e di cura dei figli e dei genitori anziani, pagando un prezzo altissimo in termini di benessere psicofisico.

Per questo motivo, è necessario adottare una prospettiva bio-psico-sociale e transdisciplinare, che faccia riferimento a tutti i possibili determinanti di salute.

Donne e salute mentale

Anche per quanto concerne la sfera della salute e del benessere mentale, l’impatto del genere sullo sviluppo del disagio psicologico è stato per molto tempo trascurato. Eppure, il genere femminile “è molto più vulnerabile, soprattutto rispetto ad alcune patologie: ansia, depressione, effetti della violenza sessuale e domestica, uso di sostanze stupefacenti.” (https://www.epicentro.iss.it/mentale/donne_Oms)
Emblematico il caso dei disturbi alimentari, purtroppo sempre più diffusi nel nostro Paese: su quasi quattro milioni di casi, il 90% di chi ne è colpito è di genere femminile (https://www.stateofmind.it/2024/03/fiocchetto-lilla-casi-strutture/). In questo caso, oltre alle disparità già citate, potrebbe entrare in gioco un altro fattore di vulnerabilità: l’auto-oggettivazione, cioè il fatto di attribuirsi un valore principalmente basato sul proprio aspetto fisico. Questo fenomeno riguarda sempre di più anche gli uomini, ma attualmente colpisce prevalentemente il genere femminile, sottoposto fin dalla più giovane età a standard di bellezza non realistici e irraggiungibili

Verso una medicina di genere

Alla luce di questi dati, si rende sempre più necessaria l’adozione di una medicina di genere che tenga conto delle differenze biologiche e sociali che influenzano salute e malattia, garantendo un accesso equo alle cure. Nonostante ci sia ancora molta strada da percorrere sul tema, l’Italia nel 2018 è stato il primo Paese europeo ad approvare una legge con lo scopo di mettere in pratica e diffondere la medicina di genere, mentre l’Aifa ha avviato dei programmi per monitorare gli effetti dei farmaci sulle donne (https://www.editorialedomani.it/fatti/medicina-di-genere-a-che-punto-siamo-italia-report-the-european-house-ambrosetti-fzda1lu0), finora spesso ignorati poiché la stragrande maggioranza dei farmaci viene prima testata sugli uomini e poi somministrata anche alle donne. 

L’auspicio è che vengano sempre più prese in considerazione le unicità di ciascuno di noi, specialmente in un ambito così rilevante, in grado di determinare il nostro grado di benessere e la nostra qualità di vita. La salute deve essere un diritto, per tutti e per tutte.

Ilaria Vicentini

Fonti:
“Salute e qualità della vita nella società del benessere. Prospettive interdisciplinari”, a cura di Norma De Piccoli (2014)
“Quando le persone diventano cose”, Maria Giuseppina Pacilli (2014)
https://www.istat.it/donne-uomini/bloc-1c.html?lang=it
https://www.tgcom24.mediaset.it/salute/ocse-l-italia-speranza-di-vita_90442741-202402k.shtml
https://www.editorialedomani.it/fatti/medicina-di-genere-a-che-punto-siamo-italia-report-the-european-house-ambrosetti-fzda1lu0
https://www.epicentro.iss.it/mentale/donne_Oms
https://www.stateofmind.it/2024/03/fiocchetto-lilla-casi-strutture/

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