Nel corso del tempo etica e denaro si sono sempre intrecciati tra loro: è giusto che, tra tutta la merce in vendita, ci siano anche il diritto allo studio e a una casa?
Il senso del denaro
Di per sé, il denaro dovrebbe essere eticamente neutro, un fluidificante della società, ma molti studi hanno dimostrato come i soldi riescano a ridurre l’ansia per i bisogni fondamentali, tra i quali, in primo luogo, quello di avere un tetto sopra la testa. I dati più recenti mostrano come il costo degli affitti, in particolare di monolocali e bilocali, sia triplicato dagli anni Novanta a oggi. Questo vale specialmente in alcune città: a Milano una stanza singola può costare fino a 1311 euro al mese, a Roma 1078, a Torino il prezzo mensile raggiunge gli 878 euro. L’alternativa? Fare come Damiano, uno studente iscritto alla Sapienza di Roma, che, non potendo permettersi un alloggio, fa il pendolare, impiegando tre ore per arrivare in università.
Di fronte alle questioni sollevate, la ministra Bernini ha ammesso che i soldi del PNRR sono andati al libero mercato, non risolvendo di fatto il problema abitativo.
Aumento del costo della vita
Il fenomeno dell’aumento del costo della vita si è diffuso, a partire dal 2023, in tutta Europa. Un recente studio condotto da una banca online ha sviluppato una classifica delle città europee più vivibili, utilizzando come strumento l’Indice di vivibilità. In questa classifica Italia si posiziona all’ultimo posto a causa del prezzo degli affitti, che portano via circa il 52% dello stipendio medio degli italiani, con un canone che si aggira intorno ai 1400 euro al mese in tutta la penisola (dati ancor più sconvolgenti se pensiamo che in Francia, Belgio e Svizzera l’affitto grava per il 21% dello stipendio medio).
Proteste e richieste
Negli ultimi anni le proteste sono state innumerevoli. A Torino, Milano e Roma numerosi studenti si sono accampati fuori dalle università con lo slogan “senza casa, senza futuro”, denunciando la gravità dell’emergenza abitativa. Ancor più recenti sono le manifestazioni del mese scorso in Spagna, in particolare alle Canarie, dove i cittadini sono scesi in strada per proporre un turismo più sostenibile e case alla portata di tutti. Se la causa di fondo è diversa (per le isole e le città spagnole parliamo del turismo di massa), gli effetti sono gli stessi: affitti sempre più inaccessibili e sfratti ingiusti.
Può però esserci un’origine comune di fronte al repentino aumento degli affitti nei due Paesi?
L’effetto AirBnb
L’effetto Airbnb si verifica quando, all’aumento del valore immobiliare di una zona urbana, s’innalzano anche i costi della vita, spingendo i residenti a trasferirsi altrove. Due le conseguenze principali: l’hostellizzazione, ossia la tendenza ad affittare i propri immobili per periodi brevi e circoscritti, e, viceversa, la “conversione”, l’impennata del valore subito da affitti che passano dal breve al lungo termine.
Si può essere felici in affitto?
Vivere con poco ed essere felici è possibile, ma è una condizione mentale. L’economista Easterlin ha parlato del cosiddetto “paradosso della felicità”, una teoria secondo cui a un aumento del reddito non corrisponde necessariamente un aumento della felicità, in quanto si tende sempre a paragonarsi agli altri, diminuendo la percezione del proprio benessere. Confrontarsi con qualcuno che possiede una casa può dare l’impressione di essere meno sereni e sottoposti a un’ansia maggiore: in un certo senso, però, vivere in affitto concede maggiore flessibilità e minore responsabilità.
Il lato oscuro dell’essere affittuari, invece, sta nell’avere contratti brevi e incerti, vivendo spesso nel timore dello sfratto. I costi dei canoni, sempre più sproporzionati rispetto alle dimensioni degli alloggi, hanno trasformato l’affitto in una tassa mensile sulla vita.
Serena Spirlì
