Oltre lo schermo: Hikikomori e le aspettative di un mondo che cambia

Alice, nome di fantasia, è iscritta all’Università da tre anni ma non ha mai frequentato una lezione. L’idea di stare in una stanza con così tante persone le fa tremare le mani e sente gli occhi di tutti addosso. I suoi genitori, almeno una volta al giorno, entrano in camera sua per chiederle di studiare o di trovarsi un lavoro, le ricordano che sua cugina si è già laureata da un pezzo, suo fratello ha il massimo dei voti e persino la vicina ha un lavoro a tempo indeterminato. Nel corso della sua vita, Alice è sempre stata derisa per il suo peso e per la sua timidezza, caratteristiche che le impediscono di parlare in pubblico senza sentire il fiato corto e le parole fermarsi in gola. Vorrebbe affrontare un percorso di psicoterapia, ma quando lo chiede ai suoi genitori, questi le sbattono la porta in faccia accusandola di starsi inventando delle scuse.
Così, chiusa nel buio della sua stanza, accende il computer. Dietro a quello schermo, non è la giovane donna timida e insicura che cammina per le strade di Torino, la sua città. Qui si chiama Alyssa ed è la leader di un popolare gruppo anonimo di hacker etici di Los Angeles: smaschera politici corrotti, criminali miliardari e guadagna così tanto da aver comprato una grande villa nel centro della città. In questa realtà parallela, Alyssa riesce finalmente a parlare liberamente, ridere, farsi notare. Non ha più bisogno del mondo reale, perché quello in cui vive attraverso lo schermo le appare perfetto.

Può sembrare una narrazione stereotipata, invece è una realtà sempre più concreta al giorno d’oggi. Nella cultura popolare, questo fenomeno di isolamento sociale è chiamato sindrome di Hikikomori (“stare in disparte” in giapponese).


Questo comportamento è stato rilevato con frequenza tra gli anni Ottanta e Novanta proprio in Giappone —in forma di risposta silenziosa alle pressioni psicologiche della società nipponica— dove ha portato un numero crescente di giovani a chiudersi volontariamente in casa per un periodo di tempo prolungato (di solito almeno 6 mesi). Eppure, questo fenomeno non è circoscritto al Sol Levante, tanto è vero che se ne sente parlare sempre di più anche qui in Italia. Uno studio del 2024 dell’Istituto Superiore di Sanità, come riportato da Hikikomori Italia —associazione che si concentra sul tema del ritiro sociale volontario cronico giovanile— ha identificato circa 66.000 hikikomori. E questo, concentrandosi solamente sulla fascia che va dagli 11 ai 17 anni, tralascia dunque il fatto che questa sindrome colpisca persone fino ai 30 anni, e a volte anche più avanti con l’età.

Le radici dell’isolamento e come sradicarle

Ma l’origine di questa tendenza è completamente attribuibile al mondo di internet, come si sente spesso affermare nei talk-show? Non è così semplice come potrebbe sembrare. Di certo i social network hanno aumentato l’incidenza sulle nostre vite del confronto sociale (nome con cui ci si riferisce a questa dinamica in psicologia) spingendo chiunque a paragonarsi all’altro e generando così sentimenti negativi derivati da questa abitudine. Prima di puntare il dito verso le nuove tecnologie, però, bisognerebbe analizzare la società in cui viviamo. La realtà a cui siamo abituati, infatti, sta diventando sempre più competitiva, soprattutto se consideriamo il concetto di realizzazione sociale. Famiglia, soldi, proprietà: tutto deve rispettare scadenze imposte e modelli irraggiungibili che le generazioni precedenti alla nostra—con alle spalle un periodo storico molto diverso da quello attuale— non erano forse così consapevoli di seguire.

Oggi, per i giovani, la prospettiva è decisamente cambiata e spesso si ritrovano a rincorrere aspettative irrealizzabili imposte dalla società stessa. Quest’ultima si basa ormai sulla competizione spietata e sul paragone costante, portando le persone più giovani a rincorrere obiettivi che talvolta neanche desiderano realmente, ma che sono stati loro prefissati.
Internet, in questo caso, è uno spazio in cui gli hikikomori possono godere di maggiore libertà e rapportarsi con chi sta affrontando le loro stesse difficoltà, senza la paura di essere giudicati. Questa strategia di isolamento può essere una forma di ritiro sociale volontario in risposta alle pressioni della società esterna, che fornisce una strada sicura per non farsi inghiottire dal mondo reale.

Un esempio innovativo è rappresentato dal progetto della Cooperativa Sociale Ippocampo “Avatar School Hikikomori”, un videogioco —ideato da un team tutto italiano e ispirato a Minecraft— che ha lo scopo di facilitare il reinserimento nella società di coloro che, tra i ragazzini delle medie, vivono l’esperienza hikikomori. Il videogioco —che ha vinto diversi premi, anche se attualmente è ancora in fase di sviluppo— prevede che i ragazzi e le ragazze che vi prendono parte partecipino ad attività didattiche e di socialità all’interno del metaverso in cui è ambientato, con l’obiettivo di ricostruire la fiducia in se stessi e tornare a immergersi nelle relazioni sociali. Il gioco prevede il superamento di cinque livelli pieni di sfide e traguardi sempre più complessi, fino all’ottenimento del diploma di scuola media.

La storia di Alice e di tante altre persone hikikomori come lei ci ricorda che questo fenomeno non va letto come una volontà individualista, ma piuttosto come la manifestazione —di fronte a una società che chiede troppo e offre troppo poco— della necessità di ottenere supporto dalla comunità. Comprendere il fenomeno hikikomori, significa andare oltre il singolo caso, indagare sulle pressioni invisibili che la società impone e creare dei ponti, anche usando la tecnologia, per poter vivere in maniera meno opprimente il rapporto con la collettività. Solo così potremo sperare di vedere progredire la comunità: lasciando ad ogni individuo lo spazio per formarsi, ognuno secondo i propri tempi e conservando la propria unicità, imparando finalmente ad accogliere l’altro invece che giudicarlo.

Tecla Di Maria

Fonti:

Sito di Hikikomori Italia (www.hikikomoriitalia.it)
Sito di Uno Bravo (www.unobravo.com/post/la-sindrome-dellhikikomori)
Documento di Rilevazione della Regione Emilia-Romagna “Il ritiro sociale in adolescenza”
Sito DSAPP – Ippocampo (www.dsapp.it/avatarschool-news)

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