La maledizione di Pompei, “I due amanti” tornano in patria

Un mosaico del 79 d.C., risalente all’epoca vesuviana, torna in patria dopo essere stato rubato da un comandante nazista durante la Seconda guerra mondiale.

La scena su lastra di travertino raffigura una coppia di amanti in un momento erotico: una donna semi-nuda in piedi, di spalle rispetto all’osservatore, accanto a un uomo sdraiato.

Crediti immagine: Washingtonpost.com


Nonostante il viaggio dell’opera non sia ancora del tutto chiaro, la sua storia inizia appunto nella Seconda guerra mondiale, quando un capitano della Wehrmacht, lo rubò mentre stazionava in Italia, per poi donarlo a un cittadino tedesco. Il furto ha anche un significato a livello simbolico, in quanto i fascisti e i nazisti, affascinati dall’Impero romano, hanno sempre creduto di esserne i diretti eredi. Basti pensare a come Benito Mussolini utilizzò il mito di Roma per muovere le masse e l’opinione pubblica a suo favore, stimolando il sentimento nazionalista italiano e legittimando il proprio regime dittatoriale.

“Il ritrovamento e il rimpatrio dell’artefatto risanano una ferita aperta” commenta Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei. I due amanti furono riconsegnati al Consolato italiano in Germania, a Stoccarda, dallo stesso erede che li ottenne come lascito privato.

I turisti in visita alle rovine che si appropriano di un piccolo ciottolo come souvenir con il tempo acquisiscono la consapevolezza e il desiderio di doverlo restituire per la sfortuna che attira sulle loro vite: questa è la cosiddetta “maledizione di Pompei”. Zuchtriegel riporta sui social alcuni dei messaggi da parte dei turisti pentiti: “Non sapevo della maledizione. Non sapevo che non avrei dovuto prendere le pietre. Nel giro di un anno mi sono accorta del cancro. Sono giovane e in salute e i medici dicono che è solo ‘sfortuna’. Per favore accetti le mie scuse e queste pietre. Mi dispiace”.

Crediti immagine e commento: Informazionequotidiana.it

Il mosaico è stato recapitato a Pompei sotto la supervisione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il reparto dell’Arma dei Carabinieri specializzato nella protezione del patrimonio culturale italiano. Quindi è stato esposto nel museo, precisamente nella sezione del dedicata alla vita quotidiana (sala LXXXIX): il pubblico, in questo modo, non solo può osservarlo da vicino, ma anche contestualizzare la sua storia mediante foto, pannelli esplicativi e altri oggetti di uso comune, riguardanti la religione domestica, gli elementi di arredo, l’illuminazione, la musica e la medicina.

Fondamentale, come spesso accade in casi simili, il lavoro delle autorità che da anni operano a livello internazionale per recuperare beni trafugati, con la collaborazione di Interpol e altre istituzioni locali. Solo nel 2024, il nucleo ha permesso il rientro in Italia di oltre 300 reperti archeologici rubati, molti dei quali finiti in collezioni private o case d’asta estere.

I due amanti è un mosaico che può essere apprezzato non solo dagli storici, ma anche dal mondo intero. Gli esperti parlano del reperto come un esempio di straordinario interesse culturale sugli usi e i costumi dell’epoca romana: “Vediamo un nuovo tema, quello della vita quotidiana romana. Non è più come il periodo ellenistico, in cui prevale la passione per la mitologia e per le figure eroiche” continua Zuchtriegel mentre risponde alle domande dei giornalisti.

Sebbene le fonti non abbiano ancora chiarito con precisione dove fosse collocato originariamente il cimelio, gli archeologi ritengono plausibile che provenga da una domus pompeiana privata, forse appartenente a una famiglia facoltosa dell’epoca. Il soggetto suggerisce una funzione decorativa in ambienti destinati alla sfera intima o conviviale, come i cubicula o i triclinia.

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Il ritorno del mosaico non va considerato unicamente come un evento museale: è un momento di riflessione sul significato del patrimonio culturale come elemento identitario e storico. L’opera è uno dei numerosi reperti trafugati durante i conflitti del Novecento, un periodo che ha visto l’Italia – ricca di tesori artistici e archeologici – particolarmente colpita da saccheggi e dispersioni.

Silvia Toscano

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