Quanto è importante il nostro punto di vista sul mondo? La nostra prospettiva influenza la nostra idea su ciò che ci circonda e le narrazioni che creiamo? La nostra finestra sul mondo come influisce su ciò che pensiamo, su ciò che amiamo e su ciò che odiamo?
Finestre sul mondo di Matteo Pericoli non dà tutte queste risposte: non è un libro di psicologia o di qualsiasi altro campo di studi che potrebbe provare a dare soluzioni alle domande precedenti, bensì un libro di storie e immagini, che nasce proprio da queste.
Il libro di Pericoli è una creatura strana, che raccoglie tante voci provenienti da posti molto distanti tra loro. Il sottotitolo ci aiuta a comprendere meglio di cosa si tratta: “50 scrittori, 50 vedute”.

Nelle oltre 150 pagine vengono raccolte 50 voci da tutto il mondo che raccontano “la propria vista sul mondo” nel senso più letterale del termine, parlando e descrivendo ciò che si vede dalla finestra del posto in cui vivono e scrivono. Ogni singolo racconto è accompagnato da una splendida illustrazione di Matteo Pericoli.
L’idea dell’opera viene da Pericoli stesso, architetto e disegnatore, che ha lavorato per anni con testate internazionali come il New York Times e il Paris Review Daily. Dopo aver vissuto a lungo a New York, ha deciso di disegnare, su un grandissimo foglio, la propria finestra e di portarsi con sé quella veduta.
Ho la netta sensazione che una finestra sia, in definitiva, qualcosa di più che un punto di contatto o di separazione dal mondo esterno. È anche, e forse soprattutto, una specie di specchio che riflette i nostri sguardi verso l’interno, verso di noi e sulla nostra stessa vita.
(Matteo Pericoli – Finestre sul Mondo)
Molti degli scritti e delle descrizioni delle finestre presenti nel libro sono stati protagonisti della rubrica Windows on the World, iniziata nel 2010 sulle pagine del New York Times. Nell’edizione finale dell’opera, uscita per la prima volta negli Stati Uniti nel 2014 e in Italia nel 2015 per la casa editrice EDT, si inseriscono molti altri punti di vista, di scrittori e scrittrici da tutto il mondo, definendo una mappa che tocca ogni singolo continente e inducendo il lettore a osservare le finestre su Tokyo, Lagos, Toronto, Buenos Aires e Roma.

Assieme alla varietà estrema di luoghi troviamo anche quella di alcune voci, che ci regalano scorci sui loro mondi. L’opera diventa così non solo un modo per viaggiare e accedere a luoghi lontani, ma anche un’occasione per conoscere nuovi autori e autrici: dagli scrittori più affermati, come Haruki Murakami e la vincitrice del premio Nobel, Nadine Gordimer, ad autori e poeti meno conosciuti, come Lidija Dimkovska o Joumana Haddad.
Ognuno di loro racconta ciò che vede con il suo stile e con modalità diverse: Sheila Heiti, scrittrice canadese, coglie l’occasione per parlare dell’attività di giardinaggio del suo vicino di casa, dell’attenzione e della pazienza che egli dedica anche solo alla cura di un cespuglio; Xi Chuan, da Pechino, ci racconta dell’evoluzione della sua veduta sulla città; Rana Dasgupta narra invece la storia della sua New Delhi dalla partizione dell’India e delle particolarità del suo quartiere; mentre ʿAlāʾ al-Aswānī descrive la trasformazione delle abitudini di vita dei vicini, che ha osservato dalla sua finestra. È proprio lo scrittore egiziano a regalarci uno dei significati più belli che possiamo cogliere da tutta l’opera:
Tutte le finestre, qualunque sia il tipo di scena, non ci comunicano altro che vita.
(ʿAlāʾ al-Aswānī)

L’immagine simbolica della finestra ha sempre nutrito la letteratura, da Leopardi in A Silvia fino a Melville, nel cui libro, Lo scrivano, il protagonista fissa l’apertura verso l’esterno dal suo ufficio. La finestra porta con sé importanti valori allegorici e metaforici e, inoltre, da essa si può trarre una lezione importante: bisogna trovare il coraggio di guardare fuori, anche solo per un attimo, e osservare davvero ciò che c’è oltre uno spazio marginale e liminare, come quello di una finestra, nella speranza che quella visione ci racconti qualcosa di nuovo su di noi e sul mondo.
Il lavoro di Pericoli è un’opera ricca di vita, di storie che ci mostrano piccoli scorci di mondi infiniti. Le domande iniziali non trovano una risposta e, forse, non è importante: esse rimangono aperte, proprio come le decine di finestre presenti nel libro, dalle quali siamo invitati a guardare fuori, con un atto di coraggio.
Alessandro Santoni
Tutte le immagini sono state prese dal sito: https://matteopericoli.com/it/
