Quasi dieci anni dopo il debutto del primo film, Zootropolis torna nelle sale con il suo secondo capitolo. Il film d’animazione Disney racconta la storia di Judy Hopps: una coniglietta che sogna di diventare poliziotta. Il film, pur classificandosi come una commedia per famiglie, nasconde temi e spunti di riflessione interessanti.
Zootropolis è la città dove mammiferi di ogni specie convivono pacificamente: è un’utopia — il titolo originale è infatti Zootopia — in cui ogni animale può scegliere chi diventare, indipendentemente dalla sua natura. Il primo film si apre con uno spettacolo teatrale che narra come, in origine, gli animali vivessero in una perpetua lotta per la sopravvivenza: il mondo era diviso in prede, che vivevano nel terrore, e predatori, governati dai loro istinti primordiali. Ora, prede e predatori convivono civilmente in una città inclusiva e all’avanguardia, creata per adattarsi alle esigenze di ognuno. Ma come si è arrivati a questo?
La situazione primordiale descritta ricorda lo stato di natura teorizzato in filosofia dalla corrente del giusnaturalismo, che l’enciclopedia Treccani ci definisce come:
Corrente filosofico-giuridica fondata su due principi: l’esistenza di un diritto naturale (conforme, cioè, alla natura dell’uomo e quindi intrinsecamente giusto) e la sua superiorità sul diritto positivo (il diritto prodotto dagli uomini).
A questa corrente di pensiero appartengono alcuni tra i giuristi e i filosofi più importanti dell’età moderna: Huig Van Groot — italianizzato Ugo Grozio — ne è considerato il fondatore; figurano inoltre nomi importanti come Jean-Jacques Rousseau, Thomas Hobbes, John Locke, Baruch Spinoza e Immanuel Kant.
Questi ultimi condividono un modello teorico, declinato da ciascuno con differenze significative: in origine vi era uno stato di natura, caratterizzato dalla guerra secondo Hobbes e più pacifico secondo Rousseau. A un certo punto, gli uomini si sarebbero accorti che, per garantire la propria sicurezza e vivere in pace, sarebbe stato più conveniente allearsi attraverso un patto. Questo accordo avrebbe portato alla nascita della società civile. L’idea secondo cui lo Stato nascerebbe da un patto prende il nome di contrattualismo.
Per ragioni di spazio, in questo articolo si andrà ad approfondire solo l’opera di Hobbes.
Il Leviatano, Thomas Hobbes (1651)
Attraverso il patto, ogni uomo rinuncia al proprio diritto naturale, ossia il diritto di utilizzare tutti i mezzi necessari per la propria autoconservazione, e l’unico a mantenerlo è il sovrano. Il sovrano teorizzato da Hobbes è assoluto e si fa rappresentante — il termine tecnico è persona — di tutti i sudditi: deve operare in vista del loro bene, poiché lo scopo dello Stato è garantire la sicurezza dei cittadini. L’autorità non è contraente del patto e dunque svincolata dalle leggi: i sudditi non possono ribellarvisi. Il potere sovrano è infatti irrevocabile, fatta eccezione per il diritto alla conservazione della vita.
È esplicativa l’immagine scelta da Thomas Hobbes per il frontespizio dell’opera: il Leviatano, creatura descritta nell’Antico Testamento, è un’analogia dello Stato e del sovrano assoluto. Il mostro biblico è composto da tanti uomini, come lo Stato è composto da tutti i sudditi; il sovrano assoluto si fa rappresentante dei diritti di ciascuno di loro, ceduti attraverso il patto. In una mano tiene la spada, simbolo del potere temporale, mentre nell’altra tiene il pastorale, simbolo del potere spirituale: il sovrano detiene ogni diritto e legifera su ogni cosa.

Qualcosa di simile sembrerebbe avvenire anche nel mondo di Zootropolis: gli animali avrebbero rinunciato al loro diritto naturale in vista di un’unione in società, vantaggiosa sia per garantire la sicurezza che per favorire la divisione dei compiti. Secondo molti pensatori — tra cui lo stesso Hobbes — la filosofia nascerebbe dall’ozio e, affinché quest’ultimo sia possibile, i bisogni fisiologici di base devono essere già stati soddisfatti: se non ci si deve più preoccupare di procacciarsi da mangiare perché esistono agricoltura e allevamento, allora ci si può dedicare alla realizzazione personale. Ed è così che — nella metafora del film — una tigre, invece di passare la giornata a cercare una preda, può interrogarsi su cosa le piace fare e su chi vorrebbe diventare.
A capo di Zootropolis c’è un sindaco, ma questo non si configura certamente come il sovrano assoluto hobbesiano. Non è chiara né la forma di governo della città né il rapporto che intratterrebbe con altre ipotetiche città o Stati. Sembrerebbe trattarsi di una sorta di città-Stato indipendente, anche per la sua grandezza e per la divisione del territorio in aree dai climi differenti, col fine di riprodurre l’habitat naturale di ciascuna specie.

Questo è il modello di società in cui prendono vita le avventure di Judy Hopps, l’ambiziosa coniglietta che decide di sfidare le convenzioni sociali — “Un coniglio poliziotto, è la cosa più stupida che abbia mai sentito!” — e i limiti fisici per inseguire il suo sogno a Zootropolis, la città in cui ognuno può scegliere chi essere. Certo, anche in questa utopia non mancano crimini e ingiustizie, ma per fortuna c’è una poliziotta coraggiosa come Judy!
Ludovica Portuesi
Fonti
Cambiano Giuseppe, Fonnesu Luca, Mori Massimo, Storia della filosofia occidentale. Dalla rivoluzione scientifica all’illuminismo (Vol.3), Bologna, Il Mulino, 2014.
Hobbes Thomas, Leviatano, trad. di Gianni Micheli, Milano, Rizzoli, 2011.
Treccani, Giusnaturalismo, ultima consultazione: 29 dicembre 2025, link: https://www.treccani.it/enciclopedia/giusnaturalismo/.
