Gli esuli iraniani vogliono lo Scià. Un paradosso dei nostri tempi

L’Iran sta vivendo una delle ondate di protesta più importanti della sua storia recente, se non addirittura la più significativa dai tempi della rivoluzione iraniana del ’78. Tutto è scaturito in seguito alla devastante impennata dell’inflazione, causata dalla svalutazione del rial, la moneta locale. I moti tra i mercanti di Teheran si sono presto estesi a tutto il Paese, intrecciandosi coi movimenti nati in seguito all’uccisione di Masa Ahmini nel 2022 e di Armita Geravand nel 2023, ma la repubblica islamica sta disperatamente cercando di negare che la piazza rivendichi la fine dell’intero regime. Ciò che più di ogni altra cosa ha destato l’attenzione dei media internazionali, però, è il fatto che una parte dei manifestanti — in gran parte residenti all’estero —chieda il rientro del principe Reza Pahlavi, figlio omonimo dell’ultimo Scià di Persia. Perché parte del corteo incoraggi il ritorno dell’impero e quale tipo di immagine del presente restituisca questo fatto sono argomenti meritevoli di analisi.

Sua Altezza Imperiale Reza Pahlavi, Principe Ereditario d’Iran. Cortesia del «Wall Street Journal».
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Al gennaio 2026, un dollaro statunitense vale circa un milione di rial. La crisi è cominciata a dicembre, conseguentemente all’aumento delle tasse e al rincaro generalizzato dei prezzi degli affitti, manovre che hanno portato a una depressione dei consumi e a un crollo del valore reale dei salari. La protesta si è dunque diffusa in oltre 180 città. La repubblica islamica ha reagito da un lato usando gas lacrimogeni e a volte sparando sui manifestanti, dall’altro sostituendo alcune delle figure al vertice del Paese. In particolare, la nomina a governatore della banca centrale di Abdolnaser Hemmati è stata recepita molto male dalla popolazione. Hemmati era già stato rimosso da tale ufficio nel 2021, ufficialmente per incompatibilità con la sua candidatura a presidente della Repubblica. Tuttavia, la popolazione ricorda che i problemi legati alla gestione del tasso di cambio erano emersi già all’epoca. La “guerra dei dodici giorni” tra Iran e Israele del giugno 2025 e il declino irreversibile di Hezbollah hanno indebolito ulteriormente la posizione del Paese, già privato di uno dei suoi principali alleati strategici, la Siria degli Assad. La crisi dell’apparato militare e dell’intero sistema politico della repubblica islamica, unitamente al crollo di molte alleanze storiche e alla voragine creata dal debito pubblico, hanno prodotto un mix esplosivo, che ha avuto come effetto l’inizio delle rivolte. Cominciate il 28 dicembre scorso, non accennano a fermarsi, con un bilancio drammatico di 116 morti e 2600 arresti, di certo non definitivo. È proprio in questo contesto che ha cominciato ad apparire, tra i tanti cartelloni e striscioni, anche l’effige dell’erede al trono di Persia.

Manifestante esule iraniana a Londra mostra un cartellone in cui ringrazia Trump e il principe Pahlavi. Cortesia di «Avvenire».
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Prima della rivoluzione islamica, l’allora Persia era un alleato fondamentale di Stati Uniti e Regno Unito negli equilibri della regione. Durante la seconda guerra mondiale, infatti, il Paese era stato al centro delle mire degli alleati. Con la discesa in campo degli americani, il conflitto assunse poi una portata ancora più ampia: il controllo del golfo persico e delle ricchissime risorse petrolifere dell’Iran divennero cruciali. Per minare la forza britannica, già dal 1944 gli Stati Uniti sostennero un candidato repubblicano: Mohammad Mossadeq. Divenuto primo ministro, questi nazionalizzò la Anglo-Persian Oil Company inglese. La sua politica di socializzazione e democratizzazione fu bloccata da un golpe del 1953 finanziato dalla CIA, in seguito al quale venne restaurata l’autorità dello Scià, e che garantì ai petrolieri americani concessioni fatali al monopolio della APOC. La figura dello Scià, dunque, venne associata all’imperialismo statunitense, nella propaganda di sinistra come in quella dei movimenti islamici. Le riforme politiche e sociali d’avanguardia dell’imperatore venivano percepite dai comunisti come palliativi e dai musulmani radicali come ingerenze socioculturali. A peggiorare la già pessima reputazione del monarca contribuirono varie campagne di arresti ai danni di oppositori politici e la soppressione del parlamento del 1953, eventi strumentalizzati dagli ayatollah per fare propaganda.

Sua Maestà Mohammad Reza Pahlavi, ultimo Scià di Persia, pronunzia il primo discorso inaugurale alle Camere, il 16 febbraio 1950. Cortesia dell’«Egypt Independent».
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Veder ricomparire la bandiera persiana raffigurante il leone armato di spada e le effigi dell’ultimo Scià appare dunque anacronistico a un occhio occidentale, abituato a vedere nella repubblica il sistema più democratico che esista. Reza Pahlavi, però, è una figura politica accorta e moderata. Presentatosi negli anni come difensore dello Stato laico e della rappresentatività, è quindi lontano dall’immagine dell’autocrate. La sua iniziativa politica si è nel tempo definita in quello che oggi è conosciuto come Iran Prosperity Project: un programma economico-politico proposto dall’ente no-profit National Union for Democracy in Iran, con sede a Washington. I punti nodali di questo programma sono libere elezioni, diritti per le donne, apertura all’economia di mercato e reinserimento dell’Iran nella diplomazia internazionale. Tra i “rivoluzionari”, però, c’è anche chi vede nell’ipotesi imperiale un rischio per la sovranità dell’Iran, specialmente perché gli esuli iraniani in Europa e Stati Uniti chiedono l’intervento di Trump, che in questo periodo ha aumentato vertiginosamente il tono imperialistico della propria agenda politica e militare, col sequestro di Nicolas Maduro in Venezuela e le minacce sempre più aggressive alla Groenlandia. Il ricordo della svendita della Persia a britannici e statunitensi è ancora vivo e infiamma il dibattito interno alle opposizioni sull’eventuale futuro assetto dell’Iran. Dal canto suo, Trump ha dichiarato di essere pronto ad aiutare i manifestanti, aggiunge: «Se l’Iran inizia a sparare sono pronto a farlo anche io».

Manifestante iraniana si accende una sigaretta con una foto dell’ayatollah Khamenei. Cortesia di «Metro».
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Com’è spesso avvenuto nelle rivoluzioni degli ultimi trent’anni (movimento no global, primavere arabe, rivoluzioni colorate, fino ai più recenti moti in Indonesia, Stati Uniti e qui in Europa per la Palestina), l’assenza di un’opposizione strutturata e organizzata rende difficile dare una chiara direzione alle proteste. Indubbiamente specchio della crescente tensione sociale (c’è chi parlerebbe di lotta di classe), le manifestazioni faticano a mettere davvero in discussione il sistema di potere interno ed internazionale di Stati ed economie globali. In situazioni come questa, le contraddizioni sono molte e forse addirittura caratterizzanti: in un Paese formalmente retto da una repubblica, ma di fatto in mano a una teocrazia sciita che applica la sharia, una parte dei manifestanti vede nel ritorno all’impero una promessa di democrazia, diritti civili e ricchezza. Un concetto del tutto alieno alla narrazione che il “primo mondo” ha sempre portato avanti, ma che —proprio come per la guerra in Europa — è ricomparso improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, costringendoci ancora una volta a riflettere sui mutamenti a cui stiamo assistendo.

Vincenzo Ferreri Mastrocinque

Fonti

Abrahamian Ervand, The Enigma of Iranianism, The New York Review, 07 giugno 2018, ultima consultazione: 10 gennaio 2026.
https://www.nybooks.com/articles/2018/06/07/enigma-of-iranianism/

National Union for Freedom in Iran, Iranian Prosperity Project, ultima consultazione: 11 gennaio 2026.
https://fund.nufdiran.org/projects/ipp/

N.N., Iran: morti e feriti in proteste, regime evoca pena capitale. Trump: Usa pronti ad aiutare, Il Sole 24 Ore, 10 gennaio 2026, ultima consultazione: 11 gennaio 2026.
https://www.ilsole24ore.com/art/iran-fiamme-khamenei-non-cederemo-trump-tiranno-oltre-50-morti-AIXyXvn

N.N., Proteste Iran, regime spara sulla folla. Teheran: “Se Usa attaccano risponderemo”. LIVE, SkyTG24, 11 gennaio 2026 (in aggiornamento), ultima consultazione: 11 gennaio 2026.
https://tg24.sky.it/mondo/2026/01/11/iran-proteste-diretta

Rampini Federico, Come si rovescia un regime in Iran? Già è successo: guida ai precedenti storici, Corriere della Sera, 20 giugno 2025, ultima consultazione: 10 gennaio 2026.
https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/25_giugno_20/rovescia-regime-iran-precedenti-storici-30c883b5-5651-4fc3-8b82-1637aa6d3xlk.shtml

Romano Artemio, Lo Scià di Persia sta per tornare a Teheran?, The Epoch Times Italia, 09 gennaio 2026, ultima consultazione: 10 gennaio 2026.
https://www.epochtimes.it/lo-scia-di-persia-sta-per-tornare-a-teheran-183687.html

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