Il crollo del regime di Bashar al-Assad, avvenuto l’8 dicembre 2024, ha segnato una svolta storica per la Siria. L’offensiva, guidata dall’organizzazione islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), ha posto fine a oltre mezzo secolo di dominio della famiglia Assad e ha aperto una fase di transizione guidata da Ahmed al-Sharaa, nominato presidente nei mesi successivi. L’euforia era palpabile: per molti siriani si apriva finalmente la possibilità di un futuro diverso.
A un anno di distanza, nel dicembre scorso, è avvenuta la visita in Siria di una delegazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la prima nella storia dell’organismo. Arrivata a Damasco a ridosso dell’anniversario, la missione ha avuto un forte valore politico e simbolico. Segnala infatti il tentativo della Siria di rientrare sulla scena internazionale e di ricostruire relazioni diplomatiche con le Nazioni Unite. Allo stesso tempo, la revoca di alcune sanzioni internazionali e il sostegno espresso da Paesi vicini e dagli Stati Uniti rafforzano l’idea di una nuova direzione diplomatica per il Paese. La stessa visita di Ahmed al-Sharaa alla Casa Bianca ha rappresentato un momento storico: era da ben 80 anni che un leader siriano non veniva ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti.
Il dialogo, tuttavia, resta complesso: se il nuovo governo chiede sostegno, aiuti umanitari e ricostruzione, l’ONU insiste su inclusività politica, riforme istituzionali e garanzie sui diritti umani. La Siria di al-Sharaa sarà in grado di raggiungere questi obiettivi? Ma, soprattutto, lo vuole davvero?
È davvero cambiato qualcosa?
Un anno dopo, la risposta è ancora incerta. Sono stati compiuti alcuni passi importanti: le elezioni parlamentari transitorie, l’avvio di un processo di ricostruzione istituzionale e l’introduzione di autorità dedicate alla giustizia di transizione. Questi sviluppi rappresentano segnali incoraggianti rispetto al passato autoritario. Tuttavia, le elezioni hanno mostrato limiti evidenti: non si sono svolte in tutto il territorio nazionale, in particolare nelle aree curde del nord-est, e il potere rimane fortemente concentrato nella figura del presidente.
Il governo centrale non esercita ancora un controllo effettivo su tutto il Paese, che rimane profondamente frammentato. L’integrazione frettolosa di ex gruppi armati nelle nuove forze di sicurezza, senza adeguati meccanismi di verifica, solleva seri interrogativi sulla riforma del settore della sicurezza (SSR) e sul rischio di nuove violenze.
Nonostante l’istituzione di nuovi organismi di controllo, le violazioni dei diritti umani continuano. Organismi internazionali come l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani documentano esecuzioni sommarie, detenzioni arbitrarie, rapimenti e violenze sessuali, spesso ai danni di comunità minoritarie come alawiti, drusi e beduini. Questi episodi di massacri e vendette settarie minano la fiducia della popolazione nella capacità delle autorità attuali di rompere davvero con il passato.
Oltre un milione di rifugiati è rientrato nel Paese, spinto dalla speranza di stabilità. Le condizioni, però, restano drammatiche. Milioni di sfollati interni vivono ancora senza servizi essenziali, mentre i fondi internazionali per l’assistenza umanitaria e la ricostruzione sono largamente insufficienti rispetto ai bisogni reali.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le relazioni con Israele. Dalla caduta di Assad, le incursioni militari israeliane nel sud della Siria sono aumentate in frequenza e intensità, con vittime civili e nuove occupazioni di territori oltre il Golan. Queste azioni, giustificate da Israele come misure di sicurezza, rappresentano una grave sfida per il nuovo governo siriano, che non ha ancora la forza politica e militare per difendere pienamente la propria sovranità. Infatti, se Assad riceveva grande sostegno militare, finanziario e politico da Russia e Iran, ora la Siria si trova divisa, mentre le nuove alleanze non si sono ancora configurate.
Un futuro ancora in sospeso
Dopo quattordici anni di guerra civile, è illusorio pensare che le macerie, materiali e non, possano essere raccolte e ricomposte in un solo anno. La Siria di oggi non è più quella del regime di Assad, ma non è ancora il Paese pacificato e inclusivo che molti avevano immaginato nel dicembre 2024.
Eppure, qualche segnale di speranza esiste. La visita del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il rinnovato impegno diplomatico e i primi tentativi di affrontare il tema della giustizia indicano che la Siria non è più completamente isolata. Il futuro resta incerto e fragile, ma per la prima volta dopo molti anni non è del tutto privo di possibilità. La sfida decisiva sarà trasformare questi piccoli passi in un processo credibile e inclusivo, capace di evitare che il Paese ricada in nuovi cicli di violenza.
Francesca Zanasi
Fonti
Allaf Rime, “Syria’s problems are more than ‘sectarian’ – only a true national dialogue will address them”, Chatham House, 15 settembre 2025. Ultima consultazione: 27 dicembre 2025. https://www.chathamhouse.org/publications/the-world-today/2025-09/syrias-problems-are-more-sectarian-only-true-national-dialogue
Everett Mariamne e AFP, “UNSC delegation visits Syria on first trip a year after al-Assad’s fall”, Al Jazeera, 4 dicembre 2025. Ultima consultazione: 10 dicembre 2025. https://www.aljazeera.com/news/2025/12/4/unsc-delegation-visits-syria-on-first-trip-a-year-after-al-assads-fall
CFR Editors, “Syria’s Transitional Election”, Council on Foreign Relations, 7 ottobre 2025. Ultima consultazione: 10 dicembre 2025. https://www.cfr.org/article/syrias-transitional-election
Gall Carlotta e Alnassife Saad, “Syria Tiptoes Toward Transitional Justice One Year After Assad’s Ouster”, The New York Times, 29 novembre 2025. Ultima consultazione: 27 dicembre 2025. https://www.nytimes.com/2025/11/29/world/middleeast/syria-civil-war-assad.html
Hoffman Bruce, “Syria After Assad: What to Know About HTS, Hezbollah, and Iran”, Council on Foreign Relations, 9 dicembre 2024. Ultima consultazione: 10 dicembre 2025. https://www.cfr.org/expert-brief/syria-after-assad-what-know-about-hts-hezbollah-and-iran
Office of the High Commissioner for Human Rights (OHCHR), “’The future of Syria is in the balance:’ UN Commission sounds alarm on renewed violence amid hopes for justice and peace”, OHCHR, 30 ottobre 2025. Ultima consultazione: 27 dicembre 2025. https://www.ohchr.org/en/press-releases/2025/10/future-syria-balance-un-commission-sounds-alarm-renewed-violence-amid-hopes
Shaheen Abdulrahman, “Israeli Raid in Southern Syria Kills at Least 13, Syrian Officials Say”, The New York Times, 28 novembre 2025. Ultima consultazione: 27 dicembre 2025. https://www.nytimes.com/2025/11/28/world/europe/israel-syria-raid-beit-jinn.html
