Il bianco e la donna: un legame fra simbolismo e tradizione

Sin da tempi antichi, il colore bianco è stato associato alla figura della donna. Su questo tema era incentrata la mostra Bianco al femminile, ospitata fino a domenica 18 gennaio presso Palazzo Madama a Torino. Attraverso l’esposizione di manufatti tessili realizzati artigianalmente da donne, selezionati dalla curatrice Paola Ruffino dalle collezioni del museo, la mostra invitava lo spettatore a riflettere su una delle associazioni più radicate nella nostra tradizione culturale. Il percorso espositivo partiva da lontano, attraversando diversi secoli dal Trecento agli anni Settanta del Novecento, culminando nell’esempio forse più emblematico del rapporto bianco-donna: l’abito da sposa.

È nel distintivo bianco della naturale colorazione della seta e del lino che l’esposizione rintraccia il primo legame simbolico fra questo colore – o meglio, non-colore per eccellenza – e la figura femminile. Questi erano infatti i materiali di cui erano fatti abiti, vesti liturgiche e, soprattutto, i ritagli di stoffa finemente ricamati realizzati nei monasteri femminili fra Trecento e Quattrocento. Il bianco, inoltre, è da sempre legato alle tradizionali caratteristiche di candore, purezza ed eleganza associate alla donna: un accostamento tanto lusinghiero quanto imprigionante. Uno stereotipo che impone un modo di comportarsi che forse non è ancora stato superato, seppur ci sono stati grandi passi avanti negli ultimi decenni.

In Bianco al femminile, però, la donna non viene rappresentata come un soggetto candido e passivo, ma come protagonista attiva: partecipa alla realizzazione dei capi e, talvolta, li commissiona, oltre, naturalmente, a indossarli. Un esempio è l’affascinante arte del merletto, praticata dalle merlettaie (spesso di provenienza veneziana e fiamminga), che proprio in quegli anni valicò i confini delle mura domestiche e dei conventi per approdare nelle manifatture, per poi perdersi progressivamente a causa dell’avvento della produzione meccanizzata.

L’artigianato, un tempo valore condiviso e oggi riservato a pochi, è stato sacrificato in favore della praticità e, soprattutto, della velocità delle produzioni in serie. Questo è vero non solo per i marchi di fast fashion, ma anche per i brand di lusso che, con il prêt-à-porter, hanno rinunciato alla creazione interamente manuale di capi e accessori. Se un tempo l’arte del ricamo si trasmetteva di generazione in generazione tra le donne della famiglia, oggi non è più così: è diventato uno di quei saperi domestici da cui le donne si sono in parte emancipate. Oggi il lavoro artigianale sopravvive come mestiere di grande valore praticato a livello professionale. L’Italia, in modo particolare, ospita alcune delle mani più esperte, anche se spesso questo patrimonio non viene adeguatamente riconosciuto (basti pensare alle condizioni di lavoro e ai salari delle artigiane e degli artigiani tessili). Nella mostra, il virtuosismo del lavoro manuale si ritrova anche in eleganti e candidi fazzoletti – un tempo accessori preziosi – e in elaborati motivi decorativi, come scene galanti, uccelli o castelli, realizzati con una precisione che ormai non si vede più, se non nell’alta moda di Parigi.

Il bianco, però, non è solo un colore simbolico. Come ogni segno vestimentario, è parte di qualcosa di più grande: le tendenze di stagione (o di un’epoca). La moda del bianco esplode in Francia e in Europa verso la fine del Settecento, in un momento in cui si guardava con grande fascino al passato e, nello specifico, alle bianchissime statue greche e romane. Ma ancora oggi, nel 2026, questo colore continua a dominare, come dimostra la scelta di Pantone, che ha nominato colore dell’anno “Cloud Dancer”, un bianco caldo e avvolgente, simbolo di tempi incerti e di una nuova pagina da cui ripartire.

La correlazione bianco-donna culmina poi nell’abito da sposa. Questa tradizione ha origine al tempo delle nozze della regina Vittoria che ha sdoganato questo colore per le spose. Tra i pezzi esposti è però un abito degli anni Settanta ad attirare in particolar modo l’attenzione: bianco, sì, ma anche corto. Un modello innovativo che, pur mantenendo il colore tradizionale, si discosta dal vecchio concetto di purezza per abbracciare il lato più audace della femminilità. Se ancora oggi per il matrimonio si continua a scegliere l’abito bianco è perché le tradizioni, soprattutto in Italia, faticano a cambiare, pur avendo spesso perso il loro significato originario e sopravvivendo ormai per consuetudine. Timidamente, però, possiamo iniziare a veder affiancarsi ai candidi abiti da matrimonio anche le versioni in crema, avorio o rosa chiaro, che stanno gradualmente prendendo piede, anche se in minor quantità.

Una relazione affascinante quella tra il bianco e la donna, con molteplici significati – più espliciti o più nascosti – e riflessioni che possono nascere da questo accostamento antico, ma ancora forte nella contemporaneità.

Alessandra Picciariello

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