Pietre d’inciampo tra storia e memoria: il ricordo di due professori di UniTo

L’anno scorso noi di The Password abbiamo inaugurato una nuova rubrica dedicata al racconto di alcune pietre d’inciampo di Torino. Il primo articolo della rubrica, intitolato “Pietre d’inciampo tra storia e memoria”, è stato dedicato al racconto delle storie di due giovani studenti del Liceo Massimo D’Azeglio: Franco Tedeschi e Virginia Montalcini.

Le storie che abbiamo scelto di raccontarvi oggi sono quelle di due professori.

Art. 1. All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all’assistentato universitario, né al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza.
(Anpi.it)

Come ogni anno, anche oggi, 27 gennaio 2026, viene celebrato il Giorno della Memoria, la ricorrenza dedicata alle vittime dell’Olocausto.

Nel 1938, assieme alla pubblicazione del Manifesto della Razza, venne emesso il Regio decreto, intitolato “espulsione degli ebrei dalle scuole”. Con tale decreto, firmato da Mussolini e dal re, oltre all’espulsione degli studenti di origine ebrea dalle scuole di ogni ordine e grado, che abbiamo raccontato con la storia di Franco Tedeschi e Virginia Montalcini, si realizzò anche l’espulsione di tutti gli insegnanti ebrei

La prima storia è quella di David Giuseppe Diena, medico e professore presso l’Università degli Studi di Torino. Figlio di Giacobbe Diena e Anna Sacerdote, David nacque a Carmagnola nel 1883. Dopo aver conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia, partì volontario durante la Prima guerra mondiale. 

Diena fu sempre impegnato sul fronte sociale e politico e, subito dopo la guerra, aderì al movimento Democrazia Sociale, formazione politica staccatasi dal Partito Radicale, e successivamente iniziò a frequentare ambienti antifascisti

Nel 1928 ottenne la libera docenza presso l’Università degli Studi di Torino. 

Come riporta il CDEC, ovvero la fondazione “Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea”, nel 1939 ottenne un’esenzione parziale dalle leggi antiebraiche del 1938, in quanto volontario della Prima guerra mondiale. Diena poté infatti continuare, seppur in parte, a esercitare la sua professione di medico, a patto di visitare esclusivamente pazienti ebrei. 

Le persecuzioni non si fermarono, anzi, da quel momento in avanti la situazione peggiorò ulteriormente. 

Nel 1942, infatti, venne arrestato assieme al figlio con l’accusa di stampa e diffusione di opuscoli avversi ai regimi di Hitler e Mussolini. Il suo nome comparve nella “lista dell’ordinanza n° 161 emessa dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato del 28 maggio 1942”1.  David venne rinchiuso nel Carcere “Le Nuove” di Torino e fu rilasciato dopo sei mesi, a seguito dell’assoluzione in istruttoria.

Dopo il suo rilascio, continuò le attività antifasciste e, dopo l’armistizio dell’8 settembre ‘43, tentando la fuga dal regime nazifascista, si rifugiò con la moglie, Elettra Bruno, a Cavoretto, tra le colline torinesi. 

Venne arrestato il 29 agosto 1944. Nel settembre dello stesso anno, Diena venne prima trasferito al campo di concentramento di Bolzano e, in seguito, deportato al campo di sterminio di Flossenbürg. 

Durante i suoi mesi di prigionia, David continuò a prestare assistenza ai suoi compagni, fino alla sua morte, avvenuta il 2 marzo 1945. 

Oggi a Torino, in Via Mazzini 12, davanti al portone del palazzo dove Diena abitò, oltre alla pietra d’inciampo, è posta una targa commemorativa dedicata a lui e al figlio Paolo.  

La seconda storia che abbiamo scelto di raccontare è quella di Luigi Scala, professore di Scienze Naturali, intellettuale e attivo sostenitore di principi antifascisti.

Siamo antifascisti perché in questa epoca di feroce oppressione di classe e di oscuramento dei valori umani, ci ostiniamo a volere una società libera e giusta, una società umana che distrugga le divisioni di classe e di razza (…).

Così si legge sulla prima pagina del settimanale Giustizia e Libertà, fondato da Carlo Rosselli a partire dall’omonimo movimento politico antifascista e pubblicato clandestinamente il 18 maggio 1934. Una presa di posizione chiara, netta e che, purtroppo, costò la vita a molti giovani intellettuali, attivi collaboratori all’interno dell’organizzazione, animati da ideali di opposizione e resistenza alla dittatura fascista. Fra questi ci fu anche Luigi Scala, la cui storia si intreccia con quella dell’Università di Torino.

Luigi Scala nacque il 20 luglio 1905 a Forlì, ma trascorse gran parte della sua giovinezza nel capoluogo piemontese. Si iscrisse alla facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Torino, conseguendo ottimi risultati e, poco tempo dopo, divenne assistente della materia presso lo stesso ateneo.

In quegli anni conobbe Mario Andreis e Aldo Garosci, con i quali diede vita al primo nucleo torinese di Giustizia e Libertà e, nel 1931, alla rivista clandestina Voci d’officina. L’intenso impegno politico di Scala lo portò più volte all’arresto da parte del regime: una prima volta nel 1932, una seconda nel 1937 per attività a favore della Spagna repubblicana. Recluso nel carcere di Castelfranco Emilia, il professore fu scarcerato nel 1943 e, nonostante le lunghe ed estenuanti condanne, continuò a lottare guidato da solidi ideali antifascisti.

Dopo l’Armistizio, infatti, egli divenne un dirigente del Partito d’Azione e partecipò alla Resistenza con il nome di battaglia “Gigi”. Fu catturato dai tedeschi il 2 dicembre 1943 e, dopo una breve detenzione al carcere “Le Nuove” di Torino, il 18 febbraio 1944 venne deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, dove arrivò il 21 febbraio.

Luigi Scala riuscì a sopravvivere per più di un anno agli orrori e alle violenze del campo di concentramento e, nell’estate del 1945, poté tornare un’ultima volta nella città che lo aveva accolto molto tempo prima. Irrimediabilmente debilitato dalla prigionia, morì a Torino il 21 luglio 1945 all’età di quarant’anni.

Oggi, nella centrale Piazza Vittorio Veneto di Torino, al numero 13, una pietra d’inciampo ricorda il suo nome.

Le storie dei professori David Giuseppe Diena e Luigi Scala ci ricordano la più terribile delle ingiustizie, ma anche l’ammirevole resistenza di due uomini di cultura, che non si sono mai piegati al regime fascista e hanno lottato fino alla fine per i loro ideali di libertà e uguaglianza.

Ilaria Vicentini

Alessandro Santoni

Fonti

A.N.P.I., David Giuseppe Diena, ultima consultazione: 21 gennaio 2026, link: https://www.anpi.it/biografia/david-giuseppe-diena

A.N.P.I., Espulsione degli ebrei dalle scuole, ultima consultazione: 21 gennaio 2026, link: https://www.anpi.it/libri/espulsione-degli-ebrei-dalle-scuole

A.N.P.I., Luigi Scala, ultima consultazione: 21 gennaio 2026, link: https://www.anpi.it/biografia/luigi-scala

Biblioteca Gino Bianco, Giustizia e Libertà anno I, n.1, ultima consultazione: 21 gennaio 2026, link: https://www.bibliotecaginobianco.it/flip/GIU/01/0100/#1/z

CDEC, Diena, David Giuseppe, ultima consultazione: 21 gennaio 2026, link: https://digital-library.cdec.it/cdec-opac/person/detail/person-2066/diena-david-giuseppe

Enciclopedia Treccani, Giustizia e Libertà, ultima consultazione: 21 gennaio 2026, link: https://www.treccani.it/enciclopedia/giustizia-e-liberta_(Enciclopedia-Italiana)/

Museo Diffuso Torino, Luigi Scala, ultima consultazione: 21 gennaio 2026, link: https://museodiffusotorino.it/luogo/luigi-scala-1905-1945/?_gl=1*1yr8hla*_up*MQ..*_ga*MTg1MjQ3ODI3MC4xNzY4ODM5NDEx*_ga_MW90WVXEBT*czE3Njg4Mzk0MTEkbzEkZzEkdDE3Njg4Mzk0MzYkajM1JGwwJGgw

  1. https://digital-library.cdec.it/cdec-opac/person/detail/person-2066/diena-david-giuseppe ↩︎

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