Quando si parla di canone, in ambito estetico e culturale, si fa riferimento a un insieme di criteri condivisi che definiscono ciò che, in un determinato contesto storico e sociale, viene considerato bello, desiderabile o ideale. Pertanto, il canone non è una legge naturale, né tantomeno un modello immutabile: è una costruzione collettiva, risultato di tradizioni, rapporti di potere, rappresentazioni artistiche e media, che orienta lo sguardo e influenza i giudizi. I canoni di bellezza, proprio perché socialmente costruiti, cambiano nel tempo e variano profondamente da una cultura all’altra, riflettendo valori morali, ruoli di genere e aspettative sociali.
La bellezza, dunque, più che un dato oggettivo, è il risultato di una negoziazione culturale continua. Benché si tenda quasi sempre a volgere l’attenzione verso la bellezza femminile, anche il corpo maschile è oggetto di rappresentazione, valutazione e consumo. I canoni di bellezza maschili si sono progressivamente definiti, trasformandosi in strumenti attraverso cui esprimere idee di identità, successo e mascolinità. In questo senso, il confronto tra Cina e Occidente offre un osservatorio privilegiato per comprendere come tali canoni possano divergere in modo significativo.
Nel mondo occidentale, infatti, il canone maschile dominante è storicamente fondato sull’associazione tra bellezza e forza fisica: l’uomo ideale viene spesso raffigurato come atletico, muscoloso, con spalle larghe, mascella pronunciata e una corporatura che comunica potenza e controllo. Cinema, sport e pubblicità hanno consolidato quest’immagine, associando l’attrattività maschile ai concetti di virilità, sicurezza e dominanza. Tuttavia, nel corso del Novecento e dei primi anni Duemila, questa enfasi sulla prestanza fisica ha contribuito alla diffusione di pressioni estetiche specifiche sugli uomini, come dimostra il dibattito sull’Adonis complex, ovvero la distorta percezione del proprio corpo come troppo esile, e sull’insoddisfazione corporea maschile nelle società occidentali.
In Cina, invece, il percorso di costruzione del canone maschile ha seguito logiche differenti. Pur non escludendo l’apprezzamento per la forza, la tradizione estetica cinese ha a lungo privilegiato armonia, proporzione e raffinatezza. Lineamenti delicati, pelle chiara, aspetto ordinato e atteggiamento composto sono stati storicamente associati a un ideale maschile colto e rispettabile, in cui eleganza e autocontrollo rivestivano un ruolo centrale. Questo immaginario si è rinnovato nel contesto contemporaneo, soprattutto grazie all’influenza dei media e dell’industria dell’intrattenimento.
A tal proposito, un esempio emblematico è rappresentato dal fenomeno dello xiaoxianrou (小鲜肉 “piccola carne fresca”), espressione che indica uomini dall’aspetto giovanile, pelle impeccabile, fisico snello e stile curato. Celebrità del cinema, della musica e dei social media incarnano questo ideale, spesso caratterizzato da una mascolinità più morbida e talvolta androgina, lontana dall’iper-muscolarità tipica dei modelli occidentali. In questo contesto, si tendono ad apprezzare gli uomini che non fanno crescere barba o baffi. La cura della pelle, l’uso di cosmetici e l’attenzione al look non vengono percepiti come una deviazione dalla mascolinità, bensì come segni di modernità, successo e integrazione sociale.
Pertanto, il confronto con l’Occidente mette in luce una differenza sostanziale nel rapporto con il corpo. Se nei contesti occidentali la muscolatura è spesso vista come prova di disciplina e valore personale, in Cina, invece, un corpo eccessivamente muscoloso può apparire poco elegante o persino inappropriato. Non sorprende, quindi, che il mercato della bellezza maschile cinese sia fortemente orientato verso skincare e grooming, con una crescita significativa dei consumi tra le generazioni più giovani. Questa trasformazione non è però priva di tensioni: alcuni ambienti conservatori hanno espresso critiche verso questo tipo di modelli maschili, percependoli come troppo delicati e interpretandoli come una minaccia ai valori tradizionali di virilità.
Tuttavia, nonostante le differenze sopra citate, è bene ricordare che i canoni estetici non sono statici. La circolazione globale delle immagini e dei modelli culturali, infatti, sta favorendo processi di ibridazione: in Occidente cresce l’attenzione per la cura estetica maschile, mentre in Cina emergono modelli che combinano raffinatezza e forza fisica.
Pertanto, alla luce di questo confronto, appare difficile identificare un canone di bellezza assoluto. I modelli estetici, soprattutto quelli maschili, si rivelano profondamente legati al contesto culturale, storico e sociale in cui nascono e si trasformano: ciò che viene percepito come ideale in una società può risultare marginale o persino estraneo in un’altra. Più che parlare di un’unica bellezza universale, quindi, sembra più appropriato riconoscere l’esistenza di una pluralità di canoni, fluidi e in continua evoluzione, che riflettono la complessità delle identità contemporanee e il modo in cui ogni cultura interpreta il corpo, il genere e il valore simbolico dell’apparenza.
Chiara D’Amico
