Cavalcando il fuoco: il Capodanno cinese 2026

Il Capodanno cinese (春节, Chūnjié) cadrà il 17 febbraio 2026 e segnerà l’inizio dell’Anno del Cavallo di Fuoco (火马年, Huǒmǎ nián), un periodo che nella tradizione orientale porta con sé energia, slancio e un’irresistibile spinta al movimento. Ogni anno lunare racconta una storia diversa e quello del Cavallo è da sempre uno dei più vivaci: è il simbolo della libertà, dell’azione e dei grandi progetti; l’elemento Fuoco ne amplifica ancora di più la carica. Insomma, un anno che promette cambiamenti rapidi e un’atmosfera vibrante, quasi elettrica.

Decorazioni che illuminano le strade di Nanchino in occasione del Capodanno Cinese 2026. Foto scatta dalla redattrice.

Come sempre, il Capodanno cinese non è una semplice data sul calendario, ma una lunga celebrazione che coinvolge famiglie, città e comunità in tutto il mondo. I festeggiamenti durano tradizionalmente 15 giorni e ciascuno ha un significato preciso. Già dalla settimana precedente, durante il cosiddetto Little Year (小年, Xiǎonián), si comincia a preparare la casa al nuovo ciclo: prima viene pulita in profondità per eliminare la sfortuna accumulata; poi viene decorata con addobbi rossi o dorati e con i caratteristici ritagli di carta che augurano prosperità.

La sera della vigilia è uno dei momenti più attesi. Le famiglie si riuniscono per la grande cena di capodanno (年夜饭, Niányèfàn), un rito irrinunciabile che richiama persone anche da angoli lontanissimi del paese. Sulla tavola compaiono piatti simbolici: il pesce che porta abbondanza; i ravioli che ricordano antiche monete; i dolci di riso che simboleggiano unione. Dopo cena vengono portate le buste rosse, (红包, Hóngbāo), piccoli doni in denaro che portano fortuna, soprattutto ai più giovani.

Il primo giorno dell’anno si festeggia con un’esplosione di colori e rumori. I fuochi d’artificio e i petardi non mancano mai: secondo la leggenda servono a scacciare il mostro Nian (年兽, nián shòu), uno spirito che temeva la luce e il rumore. Per le strade compaiono il drago danzante e il leone, due figure tradizionali che, tra tamburi e coreografie spettacolari, portano buon auspicio. Nei giorni successivi si incontrano parenti e amici, si visitano i templi per accendere incenso e si approfitta del clima festivo per vivere la città con occhi nuovi.

La festa culmina due settimane dopo, con il Festival delle Lanterne (元宵节, Yuánxiāo Jié). In questa serata suggestiva, piazze e vicoli si riempiono di lanterne illuminate: alcune semplici, altre decorate come piccoli capolavori. È il momento degli indovinelli, delle passeggiate serali e dei dolci di riso ripieni, che celebrano la completezza e l’armonia familiare. È una chiusura morbida e poetica, quasi una parentesi sospesa prima del ritorno alla routine.

Oggi, il Capodanno cinese non è celebrato solo in Cina: è una festa globale. Quartieri come Chinatown a New York, Londra, San Francisco o Milano organizzano parate che attirano migliaia di persone; ristoranti, musei e centri culturali propongono eventi che permettono a tutti di avvicinarsi a questa tradizione millenaria. E anche chi non ha origini cinesi spesso partecipa con curiosità, attratto dalla forza simbolica di un inizio che profuma di rinnovamento.

L’Anno del Cavallo di Fuoco aggiunge un tocco in più. È un anno che invita a muoversi, ad agire, a seguire l’istinto. Secondo l’astrologia cinese la sua energia può favorire chi ha progetti ambiziosi o chi sente il desiderio di cambiare qualcosa nella propria vita. Al tempo stesso, però, il fuoco potrebbe diventare impetuoso: perciò è un anno che richiede anche equilibrio e una buona dose di saggezza, quando necessario.

In fondo, ciò che rende speciale il Capodanno cinese è proprio questa unione tra radici antiche e spirito contemporaneo. È una festa che unisce generazioni, che custodisce simboli e rituali, ma che sa anche parlare al presente. È un momento per fare spazio a ciò che verrà, lasciando andare ciò che è passato. E il 2026, con il suo Cavallo di Fuoco, sembra pronto a partire al galoppo, portando con sé energia, opportunità e un pizzico di magia.

Chiara D’Amico

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