Negli ultimi anni il mondo dell’editoria periodica sta vivendo un momento di rinascita e, a partire dalla crisi dell’editoria mainstream, e dai nuovi equilibri dettati dal digitale, sta generando progetti di grande respiro e qualità, come i magazine indipendenti.
Indie-mag: una definizione
Per iniziare dobbiamo rispondere ad una domanda fondamentale: cosa sono i magazine indipendenti?
In linea di massima, poiché ogni indie-mag si comporta in modo diverso, non esiste una definizione univoca e il concetto può assumere sfumature diverse. In generale l’indipendenza non è tanto legata alla tiratura, quanto all’essere liberi da grossi gruppi editoriali o inserzionisti che dettano la linea editoriale; chi dirige queste riviste ha il controllo completo sull’intero processo, dall’ideazione alla distribuzione.
Cade il concetto di “target” ed entra in gioco quello di “comunità“, che si raccoglie attorno a temi molto specifici e verticali. Infatti, a livello di contenuti, si assiste ad un’estrema settorializzazione: arte, design, moda, architettura, fotografia, sport… . Alcuni titoli sono reperibili esclusivamente attraverso il web e altri sono distribuiti presso rivenditori specifici: librerie di nicchia, bookshop dei musei, concept store. In Italia, The Password consiglia Frab’s, uno shop online specializzato nella vendita di riviste indipendenti ricercate e selezionatissime.
Una delle caratteristiche principali di questi magazine è la sperimentazione: a ogni numero possono cambiare formato, grafica, testate, e i più coraggiosi modificano addirittura il nome! Sono spesso stampati a cadenza irregolare, quasi sempre a tiratura ridotta, e molti prediligono una periodicità lenta. Gli indie-mag infatti ben si legano al concetto di cultura slow, la cosiddetta “esigenza di lentezza e di digestione lenta dei contenuti”. Si tratta di un ritorno ad articoli con un’attenzione particolare per gli approfondimenti e il longform journalism, che offrono spunti su cui soffermarsi a riflettere.
Tra artigianalità e innovazione
Alla presunta morte della carta stampata, i magazine indipendenti hanno risposto puntando sulla qualità e affidandosi alla cura artigianale del prodotto. Nulla è lasciato al caso: ogni scelta, dal formato della rivista alla tipologia di carta, il metodo di stampa e la rilegatura, è espressione ed identità di chi l’ha pensata. La cura dei dettagli li rende quasi degli oggetti d’arte e da collezione. Ne è un chiaro esempio il numero 94 del magazine “Eye”, che ha realizzato ben 8000 copertine tutte diverse tra loro! È stata una sperimentazione unica (qui il video), a testimonianza di un’esperienza di lettura altrettanto speciale e innovativa.
Carta stampata: la riappropriazione di un tempo lento
Le nuove tecnologie, spesso accusate di un’infondata morte della carta stampata, in realtà dimostrano ogni giorno quanto i magazine abbiano ancora da offrire in uno scenario ricco di informazioni superficiali ed istantanee. In un mondo digitale e iperconnesso c’è chi ancora scommette sulla carta, e i magazine diventano così un’esperienza fisica e mentale al tempo stesso. Non si tratta di un insieme di pixel che sfumano in uno scrolling continuo, bensì di una materialità tangibile che torna al cuore dei progetti editoriali, e al tempo stesso li rinnova profondamente. Così, respirare l’odore delle pagine e sfogliarne i contenuti, diventa parte integrante di una nuova esperienza di lettura, più lenta e forse consapevole.
L’editoria del futuro è dunque indipendente? Non possiamo prevederlo con certezza, ma sicuramente sarà fatta di prodotti di qualità in grado di rispondere ad un’esigenza crescente di parole, bellezza e cultura, anche fuori dal web.
Rebecca Boazzo

