Definire l’antropocene
Nel 2000 i chimici Paul J. Crutzen e Eugene F. Stoermer coniano il termine “antropocene” per definire il momento in cui l’attività umana, con la sua forza, ha portato a cambiamenti così importanti a livello geologico, che si può parlare di una nuova era geologica. Rintracciarne una data di inizio non è semplice. Le due teorie più accreditate fanno coincidere l’inizio di questa nuova fase con la rivoluzione industriale, dove le emissioni di CO2 nell’aria aumentano notevolmente, e si compiono drastiche modifiche al paesaggio, oppure con gli esperimenti nucleari e le successive esplosioni nel 1945, che hanno lasciato tracce indelebili non solo nella storia dell’umanità, ma anche nell’ambiente. È proprio questo il punto dell’antropocene: quanto forti sono stati i cambiamenti che abbiamo causato, sono reversibili o siamo arrivati ad un punto di non ritorno? Le notizie di ogni giorno riguardo all’emergenza climatica sembrano dirci che la direzione in cui stiamo andando sia piuttosto la seconda, ma in realtà esistono storie, più o meno note, che ci mostrano come sia ancora possibile trovare delle soluzioni.
La “città spugna” di Yu Kongjian
Sia sul piano letterario che su quello scientifico, l’acqua è sempre stata fonte di vita. I primi uomini decisero di stanziarsi proprio in prossimità di fiumi e di coste: come Venere nacque dalle onde del mare, così molte civiltà. L’acqua pervade i nostri corpi e il nostro pianeta, tant’è che la Terra è anche nota come “Pianeta Blu”. L’acqua, con la sua forza dirompente, accompagna le nostre vite: da una parte le nutre, le purifica, ma dall’altra le può anche distruggere. La siccità è e sarà uno dei grandi problemi che dovremmo affrontare, ma anche le catastrofiche alluvioni ed inondazioni di cui ormai sentiamo parlare con frequenza rappresenteranno una grande sfida. Come far fronte a tutto ciò? Il discorso sul cambiamento climatico è molto spesso basato sulla dicotomia natura/uomo, dimenticando che l’uomo è natura. Nel podcast “Per Terra” di Silvia Lazzaris e Giuseppe Bertuccio d’Angelo (Progetto Happiness) prodotto da Spotify Originals e Will Media, viene raccontata una storia che dimostra come la soluzione si nasconda nel pensarci insieme alla natura, e non separati da essa. Per far fronte alle numerose e devastanti alluvioni in Cina, l’urbanista Yu Kongjian, ripensa alla città non come entità oppositrice della natura, ma come entità capace di accoglierla. Per secoli gli uomini hanno cercato di dominare la natura, con esiti negativi sia a breve che a lungo termine. L’idea elaborata dall’architetto cinese, dimostra come il nostro vero scudo contro la forza della natura sia lasciarla natura compiere il suo corso: le città spugna ideate da Yu, sfruttano il clima monsonico cinese per accogliere l’acqua in eccesso delle alluvioni, per poi sfruttarlo nei periodi di secca. È lo stesso principio utilizzato da città olandesi ed inglesi, che negli ultimi anni hanno dovuto affrontare terribili inondazioni, che come spiega il Guardian, sono la diretta conseguenza del cambiamento dei corsi dei fiumi attuato durante l’industrializzazione. Dominare la natura ci è non solo impossibile, ma deleterio. Dovremmo dunque far sì che “faccia il suo corso”.
Rinascere dal letto del fiume: i giardini del Túria di Valencia
Un altro bell’esempio di come si possa inglobare la natura nella città è il caso di Valencia, che non a caso è stata nominata Capitale Verde Europea per il 2024. Nell’ottobre del 1957 la città viene devastata da una grandissima alluvione, il fiume Túria andò in piena, causando morti e numerosi danni. Per questo si decise di deviare il corso del fiume, e l’area in cui una volta si posava il suo letto, diventa completamente vuota. Nel 1986, la svolta: viene inaugurato il Jardí del Túria, il giardino urbano più grande di tutta la Spagna, che con i suoi 9 km di lunghezza, attraversa tutta la città, diventandone il cuore pulsante. Come sperava l’architetto statunitense Frederick L. Olmsted, ideatore di Central Park, il parco è diventato “il nuovo centro della città”, ricordandoci che natura ed urbanismo possono e devono convivere.
Maël Bertotto
-Fonti citate:
-“Yu Kongjian e le “città spugna” (Per Terra, S.Lazzaris, G.B. d’Angelo/ Progetto Happiness, Spotify Originals e Will Media)
-Why rivers shouldn’t look like this | It’s Complicated, The Guardian (https://youtu.be/zkmJRJaPBXE)
-Crediti immagine di copertina:

