Quando la passione e la voglia di fare incontrano la caparbietà e la determinazione di un ragazzo di vent’anni, i sogni possono diventare realtà. È il caso di Lorenzo Alutto, giovane appassionato di calcio e giornalismo, che a soli 21 anni è diventato direttore di una delle testate sportive più emergenti del momento, «Numero Diez». Si tratta di un progetto in crescita, interamente gestito da un fondo italiano, che pone le sue radici sulle capacità e sulle ambizioni dei giovani. Conta oltre settanta figure che lavorano giornalmente e tra queste la media d’età è proprio intorno ai vent’anni. Proprio questo rende «Numero Diez » unico nel suo genere, poiché questa rappresenta una caratteristica rara nel mondo del calcio.
Passione, curiosità e determinazione: è così che Lorenzo ci racconta la sua scalata al successo.
Cosa pensi ti abbia portato, così giovane, ad essere direttore di una testata giornalistica?
Sono entrato a «Numero Diez » all’ultimo anno di liceo scientifico, nel 2020. Era un periodo di stallo tra la quarantena e l’incertezza del nuovo virus che circolava e, avendo molto tempo libero, ho deciso di voler fare qualcosa di concreto: ho colto l’occasione di diventare giornalista sportivo, ruolo che da sempre rappresentava per me un sogno. Fin da subito, da quando ero redattore, ho sempre puntato a dare tutto me stesso per non avere rimpianti in seguito. Penso che questo motto personale mi abbia accompagnato in ogni piccolo step all’interno di «N10».
Le caratteristiche che hanno accompagnato il mio percorso dal 2020 ad oggi sono: passione, determinazione e capacità. Lavorando con costanza, senza presunzione, questo mio aspetto è stato notato e mi ha permesso di arrivare nel luglio 2022 a diventare direttore.
Questa proposta, avanzata dalla proprietà del giornale, mi ha in parte sorpreso perché avendo solo 21 anni sembrava quasi impossibile arrivare a questo risultato. Delle testate concorrenti nessuna ha un direttore così giovane, ma d’altra parte so quanto io mi sia impegnato in questo percorso e so che il mio impegno è stato ripagato.
Com’è nata la tua passione per il calcio e come si è trasformato nel tuo lavoro dei sogni?
Ho iniziato a giocare a calcio a 4 anni spinto dalla grande passione di mio padre, ho continuato con passione fino ai 18 anni, quando mi sono dovuto fermare a causa di un infortunio.
Ho sempre vissuto e amato il calcio con costanza, da bambino giocavo con la Playstation e da solo commentavo le partite e i giocatori, scrivevo le formazioni e cercavo di studiare questo sport in tutte le sue sfaccettature.
Il calcio è sempre stato il mio lavoro dei sogni, a 10 anni sognavo di diventare un calciatore, a 21 sogno di raccontare le storie dei grandi professionisti del calcio. Da sempre sono guidato da una grande passione, d’altronde senza di essa non si può effettivamente appassionare chi legge.
Il desiderio, la passione e la costanza sono le medesime di quando giocavo a 10 anni con l’ansia e l’adrenalina per sapere cosa ne pensasse mio padre; adesso ho la stessa ansia quando scrivo un articolo, curioso di sapere cosa possano pensare i lettori.
È un lavoro dinamico che richiede costanza perché giornalmente arrivano nuove notizie ed essere sempre informato è, secondo me, la chiave per essere in grado di raccontare una storia.
Hai mai avuto timori che hanno portato a dubitare della tua carriera? Ti sei mai sentito “inadatto” “non pronto”?
Sì, e non ho paura o vergogna ad ammetterlo.
Sono una persona che si mette sempre in discussione, a volte anche troppo e questo mi porta ad avere delle insicurezze. Inoltre, più si cresce, più aumentano le responsabilità (sia anagraficamente che nel mondo del lavoro). Nel mio caso, sono impegni che ho scelto di prendere non facendomi condizionare da paure come l’età o l’idea di non essere pronto per una carica così importante.
Interfacciandomi ad una società come «Numero Diez», ho sentito la pressione di dover arrivare a determinati numeri ed obiettivi; pensare di non riuscirci porta a credere di non riuscire a rispettare le aspettative poste che, andando avanti, sono sempre più alte e richiedono prontezza.
Anche le delusioni sono normali e sono formative, servono per avere sempre più carica e per far meglio il giorno dopo. Così come il raggiungimento di un obiettivo deve essere la spinta per crearne sempre di nuovi. Ho anche la fortuna di lavorare per una proprietà che crede fermamente nelle mie capacità e nelle capacità dei giovani, questo è un elemento che mi spinge a non sentirmi sopraffatto dai momenti di difficoltà e che mi trasmette voglia di migliorare e di superare i miei limiti e le mie difficoltà.
La parola “inadatto” non mi rappresenta, penso al contrario di essere adatto a questa posizione e questo lavoro, mentre a volte è normale che io mi senta “non pronto”.
Una delle prime volte in cui mi sono chiesto se fossi davvero pronto è stato quando sono andato in tribuna stampa a San Siro: era il 27 agosto 2022, partita in casa del Milan contro il Bologna. Avevo ansia da prestazione perché in un posto così pieno di storia, vissuto dai migliori giornalisti italiani, si sente una forte responsabilità. Avevo anche paura di non esserne all’altezza; tutto però è scomparso appena sono entrato nello stadio, sentivo di essere al posto giusto e di stare vivendo una mia grande passione.


Se la paura sovrasta l’esperienza non si riesce a vivere a pieno il momento e si rende meno nel lavoro svolto; non bisogna farsi frenare dai timori, bisogna motivarsi e se necessario fermarsi e ragionare su cosa migliorare.
Qual è l’esperienza più entusiasmante e formativa che questo ruolo ti ha concesso di vivere?
È difficile descriverne solo una, mi rendo conto che ogni esperienza è formativa a suo modo. Essendo una persona molto curiosa mi piace vivere ogni attività con passione e voglia di imparare. Tra tutte, tre in particolare sono state una grandissima emozione e sono state fondamentali per il mio percorso.
Il 18 marzo 2022 è stata la mia prima volta in tribuna stampa in uno stadio di Serie A, accolto dallo stadio Ferraris per Genoa-Torino. Ricordo l’ansia che avevo sul treno mentre mi dirigevo verso lo stadio, mi ponevo domande su come sarebbe stato e se ne fossi stato all’altezza. È stata una grande emozione che, a partire da quel giorno, ho potuto rivivere diverse volte.
Difatti, la seconda esperienza più emozionante con «Numero Diez»è stata la prima volta in tribuna stampa a San Siro, che come già accennato, è stata particolarmente formativa.
Infine, la terza è un’esperienza per adesso unica e la ricordo con grandissima emozione: la mia prima intervista ad un calciatore di Serie A. Il 6 dicembre 2022 ho avuto l’onore di intervistare Andrea Colpani, giocatore del Monza. È stata l’esperienza più coinvolgente dal punto di vista emotivo e ha richiesto un grande studio: nelle settimane precedenti all’incontro ho preparato e studiato il calciatore, dal punto di vista professionale e non, e ho avuto l’occasione anche di comunicare con l’addetto stampa del Monza, quindi di interfacciarmi con una figura e un’istituzione calcistica. È stata una grande novità per me, quel giorno vi erano tre telecamere, delle persone che ci ascoltavano e in me c’era anche la consapevolezza che altre migliaia di persone avrebbero guardato e ascoltato in seguito quel contenuto.
Ciò che in quel momento mi ha rasserenato è stato proprio parlare con Andrea, i calciatori vengono spesso idolatrati e pensare di avere una conversazione con uno di loro può creare tanta pressione e aspettative, ma in realtà sono persone come noi: Andrea era emozionato quasi quanto me e vedere che stessimo vivendo le stesse sensazioni, mi ha aiutato a calmare l’agitazione. Subito dopo l’intervista avevo tanta adrenalina e l’emozione era unica.
Quel giorno ho capito che le ansie e le preoccupazioni che provo svaniscono nel momento in cui inizio a fare ciò che amo, ovvero raccontare il calcio. Spesso sento dire che i giovani in Italia non hanno spazio e che non riescono ad esprimere le proprie capacità ed emozioni; io mi sento invece di essere in “un’isola felice” in cui ho la possibilità, da giovanissimo, di riuscire ad esprimermi e di lavorare per ciò che amo.


Questo è possibile sia grazie alla bravura, alla passione e alla curiosità, sia alla realtà di Numero Diez, una società che punta ai giovani e che crede fermamente nelle loro capacità.
Hai notato una crescita personale da quando lavori per «Numero Diez»? Sono cambiati i tuoi obiettivi nel tempo?
Assolutamente sì, ho notato che avendo iniziato così giovane, oltre a crescere dal punto di vista lavorativo, sono cresciuto e cambiato anche io come persona. Più crescevo, più ‘scalavo’ anche nel lavoro e questo mi ha aiutato ad avere molta più autostima rispetto a prima.
L’abilità su cui mi sono soffermato molto in questi anni è stato interfacciarmi con figure più grandi. Nel tempo ho notato che, anche se dovessi parlare con persone anagraficamente più grandi, questo non implichi che io sia meno preparato di esse o non ne sia all’altezza. Ho imparato, non vivendo l’età come un ostacolo, a dare e ricevere consigli e, soprattutto, a farmi rispettare.
Con l’esperienza è migliorato anche il mio approccio alle novità e alla gestione di ansie e pressioni, ho imparato strategie per trasformare le situazioni di difficoltà in situazioni di minor danno e maggior guadagno, quali team building e problem solving.
Conservando comunque la “fanciullezza” che fa parte di ognuno di noi, sogno di essere sempre più ambizioso e di insegnarlo anche a chi lavora con me. La mia passione per il calcio e la mia voglia di raccontarlo sempre a più persone non è cambiati mentre i miei obiettivi si sono evoluti. Ad oggi, sogno di poter arrivare sempre più in alto e so che con costanza, passione e dedizione questo è possibile.
Cosa consiglieresti a chi ha il tuo stesso sogno e passione?
Dare tutto.
Dietro ad ogni successo si celano grandi sacrifici, tanti momenti di difficoltà e tante rinunce. Consiglio di avere curiosità, di non avere paura di sperimentare e di cambiare per provare qualcosa di nuovo. Se si ha la possibilità, viaggiare è un’esperienza di crescita che porta ad allargare i propri orizzonti, quando si ha un sogno, non bisogna mai accontentarsi ma puntare sempre più in alto.
Allargare i propri orizzonti e vivere esperienze che portano ad una crescita personale sono fondamentali per imparare a volere sempre di più e per raggiungere obiettivi sempre più grandi.
Di certo non devono mancare la passione e la determinazione e nemmeno la voglia di imparare sempre. Questo è un lavoro che ha bisogno di un continuo ‘allenamento’, bisogna essere sempre aggiornati sulla dinamicità delle partite e su tutto ciò che riguarda il mondo del calcio.
I momenti di difficoltà non devono spaventare perché sono un momento di crescita: “Il più grande errore nella vita è quello di avere sempre paura di farne uno”.
Martina Grasso


