Parlare del lago d’Aral, situato all’incrocio tra Uzbekistan e Kazakistan, fino agli anni ‘50 del secolo scorso significava parlare di una delle meraviglie della nostra Terra: un enorme bacino salato, il quarto lago più grande del mondo.
Per secoli questo lago ha tenuto in vita miriadi di insediamenti umani sviluppatisi lungo le sue sponde. Grazie all’azione benefica dell’acqua il clima arido e desertico della zona, soggetta a forti escursioni termiche, era reso più tollerabile. Era possibile coltivare e allevare il bestiame, pescare abbondante pesce.
Oggi quasi tutta l’acqua è evaporata e il processo di desertificazione è diventato inarrestabile. Parlare dell’Aral oggi significa parlare di uno dei più gravi disastri ambientali mai provocati dall’essere umano.

La storia del lago d’Aral (dall’uzbeco “Orol dengizi”, ovvero Mare di isole) inizia col Paratetide, il grande mare che fino a 5 milioni di anni fa si estendeva su una vasta area dell’Europa centrale e dell’Asia occidentale, prima che si suddividesse in mari interni sempre più piccoli, i cui resti sono attualmente il mar Nero, il Mar Caspio e, appunto, questo lago, situato al centro del bassopiano turanico, nel deserto. Con una superficie di 68.000 km² e acque profonde fino a 40 m, è stato alimentato per migliaia di anni da due soli fiumi: l’Amu Darya e il Syr Darya, entrambi lunghi, per rendervi un’idea, come circa quattro volte il Po. Poiché era privo di emissari, l’equilibrio delle sue acque era regolato unicamente dall’evaporazione.
Il declino dell’Aral incomincia nel periodo sovietico.
Agli inizi del 1953, in seguito alla grave crisi agricola del dopoguerra e al concomitante incremento della popolazione, fu introdotto dall’allora nuovo presidente del consiglio dell’URSS Georgij Malenkov un piano di riforme per risolvere le problematiche agricole del Paese. Il segretario Chruščёv lo ampliò con un piano di incremento della quantità di terre sfruttate per l’agricoltura, detto “la campagna delle terre vergini”.
Gli ampi territori dell’Asia centrale furono destinati all’agricoltura intensiva.
Le acque dei due affluenti dell’Aral iniziarono ad essere deviate da una vastissima rete di canali artificiali per irrigare il deserto e coltivare riso, meloni, cereali e ampie piantagione di cotone, arrivando ad essere destinate per l’80% al settore agricolo.
Con le acque dell’Amu Darya venivano irrigati i territori del Turkmenistan e dell’Uzbekistan, con quelle dell’immissario di destra, il Syr Darya, le piantagioni del Kazakistan. Quest’ultimo passò dall’emettere nel lago più di 29.000 m³ di acqua ad appena 2 o 3 mila m³.
La rete di canali fu realizzata in maniera molto sbrigativa, permettendo all’acqua di filtrare o evaporare. Si calcola che il 30-40% dell’acqua andasse disperso prima ancora di arrivare alle piantagioni. Il lago iniziò a prosciugarsi lasciando al suo posto pozze di acqua salata, e così al posto del suo alveo ora c’è un enorme, e alquanto improduttivo, bassopiano desertico.
La rotazione delle colture non era utilizzata e il suolo impoverito richiedeva enormi quantità di fertilizzanti, pesticidi e diserbanti. Il deflusso dell’acqua portò queste sostanze nel lago in contrazione. Ora la sabbia di quello che era il fondale del lago, ricca di pesticidi velenosi e cancerogeni, è alzata dai venti e arriva come una tempesta nei villaggi vicini creando inquinamento e problemi di salute, tanto che la speranza di vita è scesa a 60-65 anni.

https://dynamic-media-cdn.tripadvisor.com/media/photo-o/0a/60/d3/e3/it-may-seem-one-of-the.jpg?w=1200&h=1200&s=1
Alla fine degli anni ‘80 il lago si divise in due: un bacino in Uzbekistan, privo di vita e destinato a sparire, e un bacino settentrionale in Kazakistan, battezzato “piccolo Aral”, grande 1/5 di quella che era la superficie del lago negli anni ‘50
Recentemente il governo kazaco ha deciso di intervenire per fermare il prosciugamento di quel che resta del lago d’Aral. Nel 1992 è stata innalzata una diga lievemente a sud della foce del fiume, con una struttura realizzata in terra e sabbia, che non ha retto alle frequenti tempeste, e dopo una ricostruzione avvenuta nel 1996 è crollata nuovamente nel 2002. Nel 2004 la salinità del lago d’Aral è giunta a essere quasi 5 volte maggiore di quella originale, uccidendo la maggior parte della flora e della fauna. È stato solo nel 2005 che la Banca Mondiale è intervenuta per finanziare la costruzione in cemento della diga Kokaral, alta 8 m e lunga circa 12 m. Il lavoro che svolge ha riportato i volumi delle acque a livelli tali da consentire una serena sopravvivenza delle specie ittiche, permettendo al lago di raggiungere una superficie di 3300 km², pari a quella della Valle d’Aosta. Le attività di pesca ed esportazione del pesce sono riprese, insieme al pascolo e all’agricoltura.
Invece l’Uzbekistan, dopo aver acquisito l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, non ha innovato il massiccio sistema di irrigazione altamente inefficiente, e ha comunicato di aver rinunciato a qualsiasi progetto di recupero del grande Aral, iniziando nei territori dell’antico fondale l’estrazione di gas naturale e petrolio.
Milena Toselli
Fonti: https:https://www.youtube.com/watch?v=d0oErf_ICu8 ; //www.internazionale.it/video/2019/06/12/lago-aral-deserto ; https://www.raiplay.it/video/2018/09/Il-lago-d-Aral-54b3647c-b1a3-4901-ac5f-f791fb43a73c.html .
