Anni 60, Inghilterra. Penguin Books pubblica la collana: “The new American poetry” edita da Donald M. Allen. L’idea: proporre ai lettori europei una serie di piccole e comode antologie per presentare l’incredibile diversità ed effervescenza della poesia contemporanea nordamericana. Da qui Black Coffee Edizioni è partita per presentare al pubblico italiano quella stessa fragrante dissimilitudine di voci che solo gli immensi U.S.A. possono aver prodotto.
Black Coffee è al suo 4 volume e il risultato è più che strepitoso. In ognuno di questi piccoli tascabili sono racchiusi 6 autori scelti dal panorama poetico attuale dal critico John Freeman e tradotti da Damiano Abeni, insomma firme di una certa rilevanza che riescono a far toccare con mano quelle parole stampate su carta, avvicinandoci al lontano continente americano forse più di Instagram, TikTok o qualsiasi risorsa legata al Web, che spesso ci presentano solo lo strato superficiale del tutto. Ci fanno entrare nel profondo della società americana (non stereotipata) e ci fanno capire come un grande paese come gli States sia ricolmo di perle preziose, nascoste e lontane, pronte a essere raccolte e che spesso vengono dimenticate dal lettore medio europeo o italiano che sia. Dopo questo breve elogio, sottolineerei un’unica mancanza: un testo a fronte in lingua originale. Certo nulla di grave, il risultato è ottenuto senza problemi: i volumi invogliano a ricercare e approfondire in autonomia questi strepitosi poeti d’oltreoceano, soprattutto grazie ai brani selezionati direttamente dagli autori stessi, un’antologia auto-composta che permette la naturale presentazione tra autore e lettore.
Il primo volume, edito nel 2019, trova al suo interno i seguenti autori: Tracy K. Smith, Robert L. Hass, Terrance Hayes, Robin Coste Lewis, Layli Long Soldier e Natalie Diaz. Non è un caso che proprio quest’ultima abbia ricevuto il Pulitzer Prize of Poetry nel 2021, solo due anni dopo la pubblicazione: questo prova ulteriormente e indubbiamente l’elevata taratura di questo piccolo gioiellino.
Ecco un piccolo esempio:
Sulla costa vicino Sausalito – Robert L. Hass
1.
Non dirò molto del mare,
se non che era, quasi,
del colore del latte irrancidito.
Il Sole in quel cielo
limpido e mansueto era basso,
rifratto sulla fenditura grigia delle scogliere,
colline verde scuro di manzanita.
Bassa marea, rocce viscide
maculate di marrone e fitte di alghe
si fondevano alla pietra grigia
del frangiflutti, scivolando via
verso abissi antidiluviani.
La solita storia: qui ha inizio la vita immonda.
2.
Pesca-
re come ha detto Melville,
«per spurgare la milza»,
mettere all’opera le mie mani maldestre
le mie mani su cui spuntano i lividi
senza che tocchino nulla
staccano le zampe di un gambero,
ne tolgono il capace,
ne arricciano il corpo due volte sull’amo.
3.
Lo scorfano non è molto stimato
dai pescatori, tranne dagli italiani
che hanno la buona grazia
dio friggerne la carne smorta, quasi azzurrognola,
nell’olio d’oliva con un rametto
di rosmarino fresco.
Lo scorfano, atavico e dall’orrido aspetto,
antico quanto la piattaforma continentale
su cui si nutre
ha pinne della consistenza di zampe d’anatra
ricorda un rospo preistorico,
ed è dolce e delicato.
Prenderne uno, la fiera scossa di sorpresa
e la tensione della lenza
sono un riconoscimento.
4.
Ma è strano uccidere
per l’improvvisa sensazione di vita.
Il pericolo è
moralizzante
quella strana sensazione.
Tenendo tra le mani quel mostro irto di spine,
i suoi cocchi viola sporgenti
erano occhi e il sole era
quasi tangente al pianeta
sulla nostra costa inquieta.
Creatura e creatura,
fissavano a vicenda secoli e secoli.
È chiaro che questi autori siano esempi viventi della varietà socioculturale americana, un mosaico che compone uno splendido insieme, ma che è composto da tessere di ugual bellezza ed è strepitoso come la poesia contemporanea del paese riesca a esprimersi in maniera così viva toccando temi più che di attualità. Natalie Diaz e Layli Long Soldier, ad esempio, affrontano la poesia e il linguaggio confrontandosi con due o più lingue e, in particolare Layli Soldier, poetessa sioux oglala, proprio tramite il linguaggio e la poesia riporta in superficie o, meglio, scolpisce a parole, la storia dei nativi americani:

Matteo Bonino

2 commenti Aggiungi il tuo