La celebre frase di Jessica Rabbit pone una questione molto interessante: quanto potere ha la tradizione che disegna un personaggio e decide di renderlo cattivo? Molto. Quanto potere ha il personaggio che qui “prende vita” e consapevolmente dice di non essere cattivo? Dipende.
Jessica Rabbit è consapevole di com’è, perché la tradizione che l’ha disegnata e l’ha voluta così è molto diversa da altri tipi di tradizione. Se prendiamo quella letteraria, noteremo fin da subito che esiste una certa arbitrarietà a far entrare alcune opere e autori all’interno del canone e ad escluderne altri. Ciò avviene perché la tradizione è una selezione e come tale sceglie cosa tenere e cosa no. Ne sono un esempio le centinaia di autrici donne che sono state escluse dal canone soltanto perché tali. E spesso la stessa cosa è accaduta ai loro personaggi che o sono stati censurati o hanno preso una piega diversa da come erano stati originariamente concepiti. La grande tradizione letteraria riflette quella che è la società maschilista-patriarcale, compiendo delle scelte che vanno sempre in quella direzione. Un esempio su tutti è Circe: se pensiamo alla letteratura greca, infatti, il personaggio che più ha subito questo tipo di discriminazione è proprio lei. La tradizione letteraria l’ha sempre rappresentata come femme fatale, ma se andiamo a vedere meglio il suo ruolo all’interno del poema, scopriamo che a raffigurarla in questo modo è Odisseo quando racconta ai Feaci le sue avventure. Ciò che fa la maga è quasi sempre volto ad aiutare l’eroe: durante la sua permanenza lo accoglie nel suo palazzo e lo aiuta a costruire una barca per rimettersi in viaggio. Però Odisseo, anziché esserle grato, ricambia la sua ospitalità raccontando ai Feaci quanto fosse terribile. Certo, aver trasformato i suoi compagni in maiali non deve essere stato un punto a suo favore, ma lei lo ha fatto soltanto perché spaventata da questi uomini approdati improvvisamente sulla sua isola e che hanno approfittato di lei, come molti prima di loro. Di conseguenza, qui c’è una rappresentazione dell’episodio – la versione raccontata da Odisseo, quella che poi ha avuto maggior rilievo nella tradizione – che è un’interpretazione. Interpretazione successivamente fatta da una specifica società e cultura.
L’esempio di Circe è uno dei tantissimi che si potrebbero fare. Questo per sottolineare che certe autrici o certi personaggi non sono entrati nel canone soltanto perché la tradizione ha scelto di escluderli. Jessica Rabbit, per quanto anche lei subisca la stessa sorte di Circe, dal momento che rappresenta lo stereotipo della donna sensuale che ammalia chiunque la guardi, ha decisamente più voce in capitolo. Circe non ha potuto e non può dire la sua, se non nel capolavoro della scrittrice Madeline Miller.
Miller è una scrittrice statunitense celebre per il libro La canzone di Achille e per il romanzo Circe. Circe è una rielaborazione del mito che consente di far emergere la prospettiva di donna e di dea dell’autrice, e non quella della tradizione omerica. Infatti, in questo caso Circe non è soltanto la terribile strega, ma è soprattutto la donna “dietro il mostro”; mostro voluto da chi l’ha descritta in questo modo.
È possibile cambiare la tradizione?
Sì, ma è molto difficile, perché la tradizione (intesa come letteraria e linguistica) è qualcosa che si è sedimentato e che spesso dà un’idea di stabilità. È un discorso simile a quello che si fa quando si parla di linguaggio di genere e linguaggio inclusivo: molti sono restii a pensare che un semplice articolo di fronte a un cognome femminile sia discriminatorio, eppure lo è, ma bisogna rendersene conto e non è sempre facile.
Questo vuol dire che non cambierà mai?
No, anzi, vuol dire che una volta capita la discriminazione si può lavorare per trovare altre soluzioni che non siano discriminatore. Molte iniziative, come ad esempio il podcast di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, Morgana, parla di donne che per il solo fatto di essere tali sono state discriminate. Ma la genialità delle autrici è quella di riuscire a mettere ben in evidenza i pregiudizi e gli stereotipi che la società porta avanti e in cui continua a ingabbiare soprattutto le donne. Trappole spesso molto subdole, di cui è difficile rendersi conto.
Alessandra Tiesi
Fonti:
Cristiana Franco, Circe, variazioni sul mito, Marsilio, 2012.
Madeline Miller, Circe, 2018.
Michela Murgia, Chiara Tagliaferri, Morgana, podcast.
Immagine: https://www.hiclipart.com/free-transparent-background-png-clipart-prvhe
