Nuova Poesia Americana II: Poesia e Solitudine

L’antologia

In un articolo precedente abbiamo introdotto la serie di piccolo antologie edita da Black Coffee Edizioni intitolata Nuova Poesia Americana — qui lascio il link al pezzo: “Nuova Poesia Americana I”. Oggi proseguiamo il nostro lento viaggio alla scoperta della Poesia Americana contemporanea, seguendo la traccia offertaci da John Freeman e dalle traduzioni di Damiano Abeni, ossia la Poesia e la solitudine.

Poesia come antidoto alla solitudine.

John Freeman nell’introduzione di questa seconda antologia afferma: “Se l’isolamento è il prodotto più diabolico della società americana” — non solo di quella americana, aggiungerei, ma di gran parte delle società moderne — “la poesia è il più formidabile antidoto”. In questa antologia, quindi, si racconta la difficoltà della società odierna di far sentire ciascuno parte di sé e la poesia diviene dunque lo strumento fraterno di condivisione ed integrazione. Queste poesie sono dei sussurri nella vastità dei rumori: scoprirle e capirle può trasformarle in voce. Voce di voci, perché questi poeti si interiorizzano nel lettore rendendolo partecipe attivo nella versificazione concettuale. Non più “solo”. Ecco allora l’antidoto alla solitudine individuale, ecco la poesia come collante sociale.

I Poeti

A guidarci in questa dissoluzione della solitudine saranno i seguenti poeti: Kim Addonizio con il suo linguaggio tagliente e punk rock; Garrett Hongo, che ci porterà nelle sue Hawaii per parlarci della storia del tempo; Lawrence Joseph; Kay Ryan e i suoi versi scarni, quasi ermetici; Aracelis Girmay e Kevin Young, che ci accompagnerà con cadenze blues.

Le Poesie

Forme D’amore — Kim Addonizio

Io ti amo ma sono sposata.
Io ti amo ma vorrei avessi capelli più folti.

Io ti amo di più.
Io ti amo più come amico.
Io amo i tuoi amici più di te.
Io amo che quando andiamo ad un centro commerciale e c’è un sottofondo
[di musica classica tu sai sempre il
[nome del compositore.
Io ti amo. ma uno di noi, o entrambi, è/ siamo personaggi di un romanzo.
Io ti amo ma “Io” è un significante instabile.
Io ti amo quando dici “ne comprendo la semiotica” quando dico “Ho dovuto
[risolvere un piccolo problema personale”.
Io ti amo fintanto che ricambi il mio amore.
Io ti amo nonostante il giudice mi vieti di vederti.
Io ti amo dal coma in cui mi hai indotto.
Io ti amo più di quanto non abbia mai amato nessuno, tranne per quell’unico
[ragazzo.
Io ti amo quando non ti ubriachi e non ti istupidisci.
Io amo il modo in cui mi prendi.
Io amo il tuo dolore, è talmente competitivo.
Io amo quanto sei emotivamente indisponibile.
Io ti amo che se io fossi uno strano cortile sul retro e tu stessi scappando dai
[poliziotti, cercando un posto dove nascondere la pistola.
Io amo i tuoi capelli.
Io ti amo ma non è che mi piaci poi tanto.
Io ti amo in segreto.
Io amo il modo in cui mi fai sentire di essere in un monastero nel deserto.
Io amo la tua definizione di grazia: l’arzigogolo che il sangue disegna nella
[ siringa quando inietti eroina e ritrai lo stantuffo di un
[nonnulla per accertarti di avere trovato la vena.
Io amo tua madre, è il contrario della mia.
Io ti amo e sento un profondo legame spirituale tra noi, anche se non ci siamo
[ mai incontrati.
Io amo i tuoi tacos! Io amo il tuo stick deodorante!
Io amo quando mi leghi con le corde e usi i nodi imparati da boy scout, e quando
[ imiti Dennis Hopper strafatto in Apocalypse now.
io amo il tuo modo stravagante di squadrarmi e risquadrarmi.
Io amo tua madre, anche se abbiamo quasi la stessa età.
Io amo tutto di te tranne i capelli.
Se non fosse per quello, so che potrei davvero, davvero amarti.

Kim Addonizio — Forme D’amore

Non sono io che urlo contro nessuno — Lawrence Joseph

Prima dell’alba, di nuovo sulla strada,
sotto un cielo che mi inonda
di ghiaccio, fumo, metallo.
Non voglio pensare
che il proiettile mi ha perforato la spalla,
che i denti marci del tossico
hanno sorriso, i capelli gialli gli si sojo gelati.
Sono prudente: fumo
mozziconi di sigarette di tabacco turco,
bevo un succo, piscio un sacco,
mangio zampa, cervello e stomaco;
non mangio gli occhi! Sempre quattro ciminiere
bruciano ossa, chissà dove
lacrime che non cessano,
ovunque il sangue diventa
carne che vuole dire qualcosa.
Non sono io che urlo contro nessuno
a Cadillac Square: è Dio
che ruggisce dentro di me, con la paura
di essere solo.

Lawrence Joseph — Non sono io che urlo contro nessuno

Concluderei con le sagge parole di Kevin Joung, il quale ci ricorda con umorismo che le disavventure della vita che più di tutte ci accomunano sono quelle riguardano la nostra quotidianità.

Blues dei primi anni – Kevin Young

Una volta ho ordinato un paio di scarpe
ma non sono mai arrivate.

Kevin Young — Blus dei primi anni

Matteo Bonino

Fonte immagine: https://www.ilroma.net/rubrica/il-calabrone-dipinto/larte-america-il-realismo-della-solitudine

Un commento Aggiungi il tuo

Lascia un commento