La striscia di Gaza: una “prigione a cielo aperto”

Sull’orlo di una crisi umanitaria

Tra proteste, polemiche e aiuti

In seguito all’attacco missilistico di Hamas contro gruppi di civili in Israele del 7 ottobre, in molte città europee si sono svolte durante il weekend manifestazioni pro-Palestina e pro-Israele; quelle filo-palestinesi in particolare a Londra, Barcellona, Düsseldorf e anche a Torino, dove tremila persone sono scese in piazza, mentre a Francoforte si sono radunati dei sostenitori di Israele. In questi giorni sono emerse poi delle polemiche contro Ursula von der Leyen e Roberta Metsola provenienti da diplomatici e membri delle istituzioni europee: le accuse consistono nel loro essersi schierate troppo a favore di Israele e nel non aver condannato abbastanza le violenze portate avanti contro i civili palestinesi.

Come spiegato in questo articolo de Il Post, le polemiche arrivano dopo comunicazioni ufficiali non chiare, che avevano ipotizzato il blocco degli aiuti umanitari da parte dell’Unione verso la Palestina, ma sabato 14 ottobre l’Unione ha annunciato che triplicherà gli aiuti per i palestinesi della striscia di Gaza, per un totale di 75 milioni di euro. Presentando la decisione, von der Leyen ha ribadito che Israele ha il diritto di difendersi contro Hamas «nel pieno rispetto delle leggi umanitarie internazionali» e che occorre far arrivare gli aiuti umanitari a Gaza, senza però invocare esplicitamente l’apertura delle frontiere (tutt’ora bloccate). La questione degli aiuti verso la Palestina è stata approfondita in un video della tv franco-tedesca Arte, che si può trovare qui.

Va infatti ricordato che la Palestina dipende completamente dagli aiuti umanitari: un terzo della popolazione vive sotto la soglia dei povertà, mentre circa il 52% della popolazione di Gaza è disoccupata. I maggiori aiuti provengono dall’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi, finanziata per il 40% da stati europei, di cui la Germania è il maggior donatore. La principale preoccupazione è però che gli aiuti finiscano nelle mani di Hamas.

Crediti: corriere.it; https://www.corriere.it/sette/attualita/23_ottobre_12/israele-territori-palestinesi-gaza-cisgiordania-adfc0658-6858-11ee-aaf2-f4091213009c.shtml?refresh_ce

Storia di dominazioni

Sotto il dominio dell’Impero Ottomano dal 1517 alla Prima Guerra Mondiale, dal 1918 la zona della striscia di Gaza passò sotto il mandato britannico della Palestina. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la zona avrebbe dovuto diventare parte di un nuovo stato arabo, ma così non fu. Tra 1948 e 1967 il territorio fu gestito da un’amministrazione militare egiziana, per poi passare all’occupazione di Israele dopo la guerra dei sei giorni (1967), che durò fino al 1994. Dopodiché l’ANP (Autorità Nazionale Palestinese), in seguito agli Accordi di Oslo, acquisì l’amministrazione dell’area. Tuttavia Israele mantenne e mantiene tutt’ora il controllo dello spazio aereo, delle acque e dell’ingresso degli stranieri. Le prime elezioni libere del 1996 videro il successo di Fatah, organizzazione politico-militare facente parte dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).

Nel 2005 Israele, sotto pressione della comunità internazionale, ordinò l’evacuazione dei coloni israeliani rimasti e il ritiro delle forze di sicurezza israeliane, portando alla completa autonomia di Gaza sotto il controllo palestinese. Nel 2006 vennero indette nuove elezioni, e a vincere fu Hamas, movimento politico-militare di stampo jihadista, che da allora governa il territorio, mentre la Cisgiordania (West Bank), anch’essa parte della Palestina, è controllata dall’Autorità Palestinese guidata da Fatah. La scelta del 7 ottobre per sferrare l’attacco della scorsa settimana non è casuale: il 6 ottobre ricorse infatti il cinquantesimo anniversario della guerra del Kippur (1973), quando Siria ed Egitto attaccarono Israele nel giorno dello Yom Kippur, una delle feste più importanti dell’ebraismo.

Una situazione allo stremo

Già prima dei bombardamenti da parte di Israele la vita nella Striscia era difficile e la situazione si è aggravata con la salita al potere di Netanjahu a gennaio. A partire dal 2007 Israele ed Egitto hanno imposto un embargo sulla striscia, per terra e per mare, interrompendo i rifornimenti di acqua, elettricità, cibo e impedendo un flusso sufficiente di materiale sanitario, un adeguato funzionamento degli ospedali anche in tempo di pace e lo sviluppo economico dell’area. Ciò ha causato un forte impoverimento della zona e a un deterioramento dei servizi essenziali, generando l’emergere di una certa rabbia sociale. Gran parte della popolazione vede infatti in Hamas l’unica alternativa alla violenza israeliana e all’incapacità politica dell’ANP. Israele si giustifica dicendo di voler proteggere i propri cittadini dagli estremisti di Hamas, ma la Croce Rossa Internazionale da tempo dichiara illegale l’embargo, considerandolo una violazione della Convenzione di Ginevra.

Israele, come ritorsione dopo l’attacco di Hamas, ha interrotto la fornitura d’acqua e di energia elettrica: normalmente un terzo dell’acqua di Gaza arriva da Israele. Le scorte della popolazione si stanno esaurendo, e molti sono costretti a bere acqua salata o inquinata (gli impianti di desalinizzazione hanno smesso di essere operativi con il taglio della fornitura elettrica, e normalmente le falde acquifere sono molto contaminate). Israele, sotto pressione degli Stati Uniti, avrebbe dovuto riaprire i rubinetti nella parte meridionale della striscia, per favorire lo spostamento dei civili, ma la situazione pare non si sia sbloccata.

Crediti: Aljazeera; https://www.aljazeera.com/news/2023/10/16/gazas-dire-humanitarian-crisis-explained

Ultima ora

L’attacco via terra di Israele contro la striscia di Gaza non è ancora iniziato, ma è imminente. Decine di camion al valico di Rafah, al confine tra Egitto e Israele, sono da giorni in attesa di un permesso per poter portare aiuti umanitari nella striscia di Gaza, mentre dall’altro lato molti palestinesi con passaporto straniero sperano di attraversare il confine. Nel frattempo è iniziato a circolare il primo video diffuso da Hamas di un ostaggio israeliano, una donna sequestrata durante il festival musicale Supernova.

Anna Gribaudo

Fonti

https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2023/10/13/israele-evacuazione-civili-nord-gaza https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2023/10/07/razzi-gaza-israele-attacco https://mailchi.mp/internazionale/intossicazioni-misteriose-alcolici-vietatiandy-warhol-nel-deserto-281723 https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/10/10/striscia-di-gaza-che-cose-e-chi-controlla-la-porzione-di-territorio-tra-israele-ed-egitto/7317715/ https://www.ilpost.it/2023/10/17/gaza-acqua-di-mare/?homepagePosition=3

Fonte immagine in evidenza: https://www.infopal.it/israele-inizia-a-costruire-nuova-barricata-attorno-alla-striscia-di-gaza/

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