Le guglie di Notre Dame dominano di nuovo il cielo di Parigi

Le immagini dell’emblema del gotico francese – orgoglio e identità parigina, sublimazione di valori e gusti artistici d’Europa – andato in fiamme e delle sue guglie e il tetto franati sulla città hanno addolorato chiunque ne conoscesse il valore.

Il 15 aprile 2019, un incidente durante dei lavori di ristrutturazione ha provocato un incendio, producendo danni immensi. Conosciuto come “la forêt”, “la foresta”, l’insieme di travi in legno di Notre Dame aveva retto per otto secoli prima che collassasse, indebolito dal fuoco.

Da quel momento, una moltitudine di tecnici e di politici si è chiesta come riparare il danno.

I dubbi emergono quando, nella discussione, si affronta il problema di chi possieda ancora le abilità per ricostruire la sezione crollata com’era prima e soprattutto per progettarne una somigliante alla precedente. Una squadra di carpentieri appartenenti all’associazione Charpentiers sans Frontières ha reso possibile il lavoro. Il suo fondatore, François Calame, ha radunato, in un progetto iniziato nel 1992, gli artigiani che ancora padroneggiano il mestiere di costruire e restaurare strutture in legno, quale era quella della cattedrale parigina.

Fondamentale nella ricostruzione è stato il contributo di Rémi Fromont, studente di architettura a l’Ecole de Chaillot, che nel 2014 aveva portato avanti uno studio sulla struttura di travi interna al soffitto della cattedrale, riproducendola digitalmente sul programma di disegno CAD. Ha convinto il Rebâtir Notre-Dame de Paris, autorità incaricata del restauro, ad avvalersi di due tradizionali aziende di lavorazione del legno: Atelier Perrault per la ricostruzione della sezione del coro ligneo e Atelier Desmonts per la realizzazione delle vaste ossature per la nuova copertura della navata della cattedrale.

L’Ateliers Perrault impiega oltre 160 artigiani altamente qualificati, diplomati nelle migliori scuole nei loro settori, sia per la lavorazione del legno, sia del ferro. Sono stati i falegnami, in particolare quelli con antiche abilità nella lavorazione del legno, a ricostruire il charpente, il disegno di travi ricostruito da Fromont.

Il progetto deciso dai carpentieri avrebbe avuto bisogno di 1,300 alberi, in particolare querce il cui ultimo strato di legno (“alburno”, in gergo tecnico) fosse ancora nuovo, in quanto il più tenero; in aggiunta il tronco non doveva avere nodi (“matasse” di legno dure da incidere) che possono indebolire la struttura. Più di 80 foreste sono state ispezionate nel nord di Parigi per collezionare gli alberi giusti.

Il presidente Macron ha promesso ai cittadini che la cattedrale sarebbe tornata come prima del crollo entro il 2024, in tempo per le olimpiadi che si terranno a Parigi in estate. I lavori sono stati svolti con i metodi e gli strumenti degli artigiani di 800 anni fa, quindi asce, seghe, scuri, pialle ecc. Il tempo scorreva e la scadenza si avvicinava, ma il lavoro dei numerosi all’opera si è concluso. Il primo sforzo è stato fatto: la costruzione dell’immensa rete di travi per sorreggere il tetto è già completa, ferma nel capannone dell’atelier. Sarebbe toccato poi trasportarla fino sulla cima della cattedrale. 

A fine dicembre 2023, la popolazione di Parigi scorgeva la guglia di Notre Dame de Paris nei suoi 44,50 metri ergersi nel panorama urbano, per la prima volta dopo quattro anni di assenza. La guglia è circondata dalle impalcature che rimarranno fino all’8 dicembre 2024 – data annunciata dallo stesso Macron per la fine dei lavori – al fine di consentire l’installazione della copertura e degli ornamenti in piombo: le tempistiche promesse non saranno dunque rispettate.

Non è stata la prima volta che la cattedrale parigina subisce danni apparentemente irreparabili, ma ancora, senza un’incrinatura sul morale dei francesi, torna a dominare la città come 9 secoli fa, quando fece la sua prima apparizione dal progetto iniziale.

Alberto Drago

Fonte immagine di copertina: Pinterest

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