Hackerare la mente: come i bias cognitivi influenzano la felicità

I bias cognitivi indicano processi di pensiero basati su un’interpretazione personale (quindi necessariamente deformata) della realtà. Si tratta di errori cognitivi che impattano continuamente su scelte, comportamenti e processi di pensiero della vita quotidiana. Bias è un termine inglese che in origine indicava i tiri “storti” o obliqui nel gioco delle bocce, i quali spesso portavano alla sconfitta. Nella seconda metà del 1500, il significato di questo termine iniziò a essere più ampio e la traduzione corrispondeva a inclinazione, predisposizione e, soprattutto, pregiudizio.

Il cervello umano viene continuamente manipolato dai pregiudizi, che possono essere consci o inconsci. Essi possono agire distorcendo la visione della propria realtà, come attraverso una lente, anche senza rendersene conto. Perché si formulano questi pregiudizi? Perché il cervello rielabora ogni secondo 11 milioni di informazioni provenienti dall’esterno; tuttavia, di queste 11 milioni, solo 40 informazioni vengono rielaborate consapevolmente. Di conseguenza, il cervello utilizza i pregiudizi in modo da non dover rielaborare nuovamente le stesse informazioni, il che risulta essere un tool importante per evitare di impiegare una quantità di energia e tempo eccessiva, schivando così un eventuale burn out. I pregiudizi, quindi, rappresentano una “scorciatoia” cognitiva, determinando la propria realtà, ma anche il valore che gli altri ci attribuiscono.

Ad ogni modo, se da una parte intervenire sulle idee altrui è certamente difficile, dall’altra plasmare la percezione di se stessi è decisamente più facile. Non a caso, un giudizio negativo espresso da una persona non può ferire e lasciare un’impronta sul proprio ego se non è la conferma di una convinzione già radicata nell’inconscio personale.

Questo significa hackerare il cervello: assumere consapevolezza dei meccanismi inconsci della mente in modo da usarli a proprio vantaggio. I bias cognitivi sono numerosissimi, ma ce ne sono 5 in particolare che possono incidere sulla percezione della propria vita, instillando la convinzione che sia peggio di quello che realmente è. Così facendo, tali bias possono effettivamente influire sul grado di felicità e soddisfazione personale dell’individuo.

Il primo preso in analisi è il Rosy retrospection bias, che deve il suo nome a un idioma inglese “rose-tinted glasses”, ossia lenti colorate di rosa, a indicare la tendenza delle persone a romanticizzare il passato ricordandolo come migliore di quello che effettivamente sia stato. La conseguenza è che, per contrasto, il presente viene percepito come peggiore di quello che è in realtà.

Il confirmation bias invece, indica l’inclinazione a ricercare e raccogliere dati e informazioni che rinforzino una data convinzione piuttosto che quella contraria. Si tratta di un processo di selezione per cui le informazioni che decostruiscono le proprie idee di partenza vengono considerate a prescindere come obsolete e quindi sono scartate. Questo bias induce a cercare conferma delle proprie convinzioni anche quando queste influiscono in maniera negativa sul benessere personale.

Il terzo Bias, chiamato bias del pavone, ha trovato terreno fertile per la sua diffusione grazie all’avvento dei social media. Si tratta di un meccanismo mentale per cui si ha la tendenza a mostrare agli altri solo gli aspetti migliori e le “vittorie” della propria vita, creando l’illusione di una realtà perfetta. Perciò, se paragonata a quella degli altri,  ci si convince che la propria vita non sia  abbastanza interessante e che non si abbia abbastanza, anche quando non è così.

La Sindrome dell’impostore, invece, potrebbe rappresentare l’antagonista del bias del pavone, perché si tratta di una distorsione cognitiva tale per cui si crede di non meritare i successi ottenuti, con la conseguenza di tendere a sminuirli. Questo influisce negativamente sull’opinione di se stessi, abbassando l’autostima e minando la propria salute mentale.

Infine, ultimo ma non per importanza, vi è l’Habit bias, ossia la tendenza a dare per  scontati alcuni standard di vita a cui ci si è abituati. Questo bias induce a non dare valore a quello che si ha, ricercando continuamente qualcosa di nuovo o migliore e alimentando così un senso di insoddisfazione costante, il quale il più delle volte non trova risoluzione.

Maria Pia Bisceglia

Lascia un commento