Ci si è sempre chiesti quali sarebbero potuti essere i nuovi scenari di conflitto dopo il Novecento: una delle possibilità riguardava dei conflitti per accaparrarsi gli approvvigionamenti d’acqua; oggi però i nuovi scontri mondiali hanno come oggetto le tecnologie, in particolar modo quelle di precisione.
Cosa intendiamo con elettronica di precisione?
Si tratta di tutto quel macrosettore che ha a che fare con i semiconduttori, dalla tecnologia alla medicina, dall’economia alla distribuzione di informazioni.
La frammentarietà del mercato dell’elettronica di precisione
Il mercato dei semiconduttori e dell’elettronica di precisione è estremamente frammentario: le macchine presenti nelle aziende italiane, inglesi o tedesche vengono progettate negli USA o in Corea, per essere poi prodotte in Taiwan con materie prime di aziende cinesi, olandesi o giapponesi. Insomma, la catena del valore dei semiconduttori è gigantesca e contagia tutto il mondo sviluppato. Il maggior produttore al mondo di macchinari che fabbricano semiconduttori è l’olandese ASML, ma ci sono anche altre aziende europee che producono i materiali chimici necessari per questo processo.
L’importanza dei chip
Parte fondamentale dell’industria della tecnologia di precisione sono i chip, che in breve tempo sono entrati a far parte della nostra vita, dagli smartphone ai computer, contagiando addirittura le auto. Il problema è che la produzione legata ai microchip è molto avanzata e soprattutto sempre più strategica.
Cosa sta accadendo in Cina?
La Cina, da sempre dipendente dagli USA per l’utilizzo dei microchip, sta adesso gradualmente sostituendo i produttori stranieri con quelli propri, ma a subire le conseguenze di questo cambiamento saranno soprattutto i colossi statunitensi: secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, infatti, a partire dall’inizio di quest’anno i funzionari cinesi avrebbero chiesto alle più grandi società di telecomunicazioni nazionali di eliminare progressivamente i processori stranieri entro il 2027. Tale data è stata inserita in una direttiva di Pechino del 2022, intitolata “Documento 79”, il cui obiettivo è di interrompere la prosperità dei produttori statunitensi in Cina, così da rendere il Paese autosufficiente e fare a meno di Paesi terzi.
La dipendenza dagli USA
Le aziende americane che verranno maggiormente colpite saranno Intel e AMD, aziende che hanno fornito la maggior parte dei microchip nel mondo (Intel detiene il 71% e AMD il 23%, per un totale del 94% dell’intero mercato). Gran parte degli acquisti di queste aziende proviene dai mercati cinesi: il Paese asiatico ha infatti rappresentato il 27% dei ricavi totali delle due aziende soltanto l’anno scorso.
È necessario ribadire che fino a qualche anno fa per la Cina era molto più complicato rendersi indipendente: un esempio è che nel 2017 il 90% dei microchip usati nel Paese venivano importati o prodotti da aziende straniere, soprattutto perché la qualità dei microchip cinesi era ancora molto bassa. Sono bastati pochi anni per far sì che Pechino iniziasse a volere la sua indipendenza dai marchi occidentali, soprattutto in fatto di software, hardware, ecc…
Verso l’isolazionismo
Pechino è molto propensa a questa indipendenza, tanto da aver pubblicato delle linee guida con l’obiettivo di scoraggiare chi volesse acquistare computer che avessero al loro interno componenti di Intel o AMD. Ancora non si tratta di leggi che ne vietino l’utilizzo, ma la strada che la Cina ha intenzione di percorrere non è quella della collaborazione, bensì quella dell’isolazionismo.
La sfiducia degli USA
L’amministrazione Biden ha provato a percorrere le vie delle collaborazione, anche attraverso la nascita del “Chip 4”, un’alleanza con Cina, Taiwan e Corea del Sud per garantire l’intera catena di approvvigionamento dei semiconduttori: parliamo però di un’alleanza scioltasi dopo poco, poiché limitava l’indipendenza cinese e l’esportazione di terre rare (un gruppo di sette elementi chimici, indispensabili per realizzare prodotti di alta tecnologia, come pannelli fotovoltaici e auto elettriche) per l’Occidente.
A quel punto anche gli Stati Uniti hanno deciso di intraprendere la strada della sfiducia: nel 2022 infatti gli USA hanno vietato l’esportazione di semiconduttori verso la Cina e nel 2023 sono stati limitati gli investimenti verso la Cina, a causa della decisione di Pechino di limitare l’esportazione di due metalli, ovvero il gallio e l’acciaio, di cui la Cina è il primo produttore al mondo per estrazione, in quanto necessari per la produzione di semiconduttori.
I rapporti con il Taiwan
Il Taiwan è il paese in cui ha sede Tsmc, ovvero la più importante azienda al mondo a produrre semiconduttori. Se la Cina riuscisse quindi nel progetto di controllare Taiwan (progetto di Xin Jinping, che vorrebbe annettere lo Stato entro il 2030), sarebbe sempre più vicina al controllo del mercato più grande al mondo di semiconduttori e chip, indebolendo sensibilmente gli USA, ma creando anche tensioni globali riguardanti la stabilità economica e la sicurezza tecnologica e bellica.
Il ruolo della cooperazione
È necessario ribadire che la pace negli anni che hanno seguito la Seconda Guerra Mondiale è stata resa possibile grazie alla cooperazione internazionale, ma nel momento in cui non si intende collaborare con un partner e si cerca di fare affidamento solo ed esclusivamente all’economia e alla produzione interna, le prospettive non possono essere rosee.
La guerra dei chip tra Cina e USA è destinata a continuare a dominare il panorama geopolitico ed economico globale nei prossimi anni, con profonde implicazioni per entrambe le nazioni e per il resto del mondo.
Serena Spirlì
