Se siete appassionati o appassionate di serie televisive, durante una conversazione sull’argomento vi sarà certamente capitato di sentire questa frase: “In Italia non vengono create serie TV di qualità”. Spesso, questa affermazione è seguita da alcune argomentazioni che la giustificano: il mondo delle serie TV italiane è rimasto ancorato al passato, la recitazione non è sempre convincente, le storie si ripetono sempre allo stesso modo.
Tuttavia, all’interno del catalogo della piattaforma streaming Amazon Prime Video è presente una serie TV creata e prodotta nel nostro Paese che brilla di luce propria ed è capace di far cambiare idea anche alle persone più scettiche: si tratta di Prisma, ideata da Alice Urciuolo e Ludovico Bessegato (già regista di Skam Italia) e giunta alla sua seconda stagione (uscita il 6 giugno 2024).
Quali sono gli elementi che rendono Prisma un prodotto di spicco nel panorama televisivo italiano? Sicuramente, non si possono tralasciare la qualità tecnica e la cura dei dettagli di ciò che viene mostrato. Infatti, in entrambe le stagioni, si raccontano le esperienze dei personaggi riducendo i dialoghi. Di conseguenza, a “parlare” sono proprio le immagini, che risultano d’impatto per il pubblico, nonché di grande raffinatezza estetica. Anche l’ambientazione, Latina e provincia, favorisce questo risultato, poiché vengono mostrati luoghi dall’inedita bellezza, come il Giardino di Ninfa a Cisterna di Latina.
Insieme alle immagini, la musica partecipa pienamente al racconto della storia e ricopre un ruolo centrale anche nella trama. Alcune canzoni, come (No One Knows Me) Like the Piano di Sampha e Lontano dagli occhi di Sergio Endrigo, accompagnano le scene più toccanti e significative, dando voce ai sentimenti più intimi dei personaggi.
Entriamo ora nei dettagli della trama. Chi sono i protagonisti di Prisma? Adolescenti alle prese con le difficoltà e le insicurezze tipiche della loro età, coinvolti in relazioni complicate, un po’ arrabbiati con il mondo e alla scoperta di sé stessi, spesso stanchi delle ingiustizie che vedono attorno a sé. Una cosa, però, è certa: Prisma riesce nell’intento di regalarci delle storyline fuori dagli schemi dei soliti teen drama, spesso popolati da personaggi bidimensionali, che vivono negli eccessi e si dividono in “buoni” o “cattivi”. In questa serie TV, infatti, possiamo ammirare un ritratto realistico dei giovani della Gen Z, complesso e delicato, con tanti colori quanti quelli che passano attraverso un prisma.
Così conosciamo Andrea, interpretato da Mattia Carrano, solitamente estroverso, ma insicuro e timoroso nell’accettare e poi nel rivelare alla famiglia cattolica e conservatrice il suo segreto. Scopriamo infatti che Andrea, chiuso nella sua stanza, si trova a suo agio nell’indossare abiti femminili. Con il tempo e grazie all’aiuto di preziosi alleati, Andrea riuscirà a definire la sua identità di genere come fluida, cioè al di fuori della rigida distinzione tra “uomo” e “donna”.
Incontriamo Marco, anche lui interpretato da Carrano, gemello di Andrea, all’apparenza timido, vittima di bullismo per molto tempo, ma al contempo così carico di rabbia da non riuscire a controllare l’aggressività.
Le apparenze ingannano anche nel caso di Daniele, interpretato da Lorenzo Zurzolo, il quale, sotto alla corazza di bad boy che sogna di diventare un trapper, nasconde una parte di sé gentile, ma a lungo repressa, a causa del contesto difficile in cui è cresciuto.
Attraverso il personaggio di Carola, interpretata da Chiara Bordi, inoltre, si parla di disabilità in un modo totalmente nuovo rispetto a ciò che vediamo solitamente. Il personaggio, con una protesi alla gamba, porta una ventata d’aria fresca in mezzo a narrazioni abiliste, dove la disabilità è vissuta solamente in due modi: come un difetto di cui vergognarsi oppure come una sorta di superpotere che rende tutte le persone disabili “coraggiose” nel momento in cui conducono una vita ordinaria (questa percezione della disabilità prende il nome di inspiration porn). Carola è semplicemente un’adolescente come le altre, libera di vivere la sessualità, con pregi, difetti e difficoltà che non dipendono dalla sua disabilità.
Come in altri teen drama, lo spazio dedicato agli adulti è ristretto, ma non per questo irrilevante. Anche loro, seppur sfuggenti e spesso incapaci di comunicare con le nuove generazioni, hanno la possibilità di sorprenderci. È il caso, ad esempio, del padre dei gemelli nel momento in cui reagirà in modo inaspettato al commovente coming out di Andrea.
Prisma, dunque, non è destinata solamente alle persone più giovani, poiché riesce a comunicare con un linguaggio universale. Ha inoltre il grande merito di portare sullo schermo italiano tematiche importanti, come la scoperta dell’identità di genere, spesso inesistenti o trattate in modo morboso, e di presentarle con naturalezza e delicatezza.
A questo punto, però, è necessario svelarvi anche l’unico difetto veramente importante della serie: dopo aver terminato la visione di tutti gli episodi sentirete il bisogno di riguardarla all’infinito.
Ilaria Vicentini

