Qualche mese fa stavo finendo di scrivere la mia tesi e, trovandomi in difficoltà e in ansia, ho provato a chiedere sul gruppo Whatsapp della magistrale in Filologia se qualcun altro stesse vivendo le mie stesse esperienze, per poter soffrire insieme e darci qualche consiglio. Da questa richiesta ho scoperto che molte persone stavano in realtà vivendo esperienze ben peggiori, soprattutto rispetto a un punto specifico: il rapporto con il relatore di tesi. Questi ricopre un ruolo importantissimo, dovrebbe essere un punto di riferimento e una guida, leggere e correggere puntualmente gli elaborati, fornire consigli e integrazioni.
Molti professori rispecchiano questo profilo. Sono tutttavia presenti – con una frequenza che a me sembra preoccupante – casi di tipo completamente diverso. Le persone che hanno deciso di condividere con me le loro esperienze si sono dimostrate grate per il mio interesse a trattare una questione universitaria sulla quale regna il silenzio, per svariati motivi, alcuni anche comprensibili, come la paura di subire conseguenze per via delle proprie critiche. Un’altra motivazione che mi è stata presentata è la rassegnazione: gli studenti sono abituati a subire e non si stupiscono più di nulla, non c’è neanche più la volontà di unirsi per protestare perché tutto sembra inutile. Molte persone hanno altresì riportato di sentirsi meno sole per il mero fatto di sapere di non essere le uniche ad aver sofferto atteggiamenti scorretti da parte dei professori. È il potere della condivisione e uno dei motivi per cui esiste la professione del giornalista.
In questo periodo di risveglio collettivo, dopo le azioni di denuncia rispetto alle molestie sessiste e l’occupazione di Palazzo Nuovo, penso che sia giusto parlare anche di questo tema, legato a uno dei momenti più difficili del percorso di laurea: quello della scrittura della tesi. Ecco dunque alcune storie assurde, ma purtroppo reali. I nomi di chi ha voluto partecipare alla mia inchiesta verranno, per privacy, sostituiti con nomi provenienti dal mondo della tragedia greca.
Prima di tutto, un paio di elementi in comune a molte testimonianze.
- Il relatore continua a ripetere che il lavoro va bene, senza fornire particolari correzioni. Lo studente in questo modo si sente tranquillo, per poi trovarsi il giorno della laurea di fronte a un controrelatore che, anche giustamente, mette in luce tutta una serie di problematiche e inesattezze che sarebbe stato compito proprio del primo individuare.
- Il relatore non risponde alle email e non riesce a trovare disponibilità per un colloquio, talvolta nemmeno nella versione a distanza.
Un paio di casi più rari e particolari, ma purtroppo non unici.
- Il relatore di tesi, all’ultimo, fa inserire nella domanda di laurea il nome di un altro relatore, mai visto o sentito dallo studente
- A causa di ritardi sommati ad altri ritardi da parte del relatore, sia nella correzione dell’elaborato, sia nella firma dei documenti, alcuni studenti hanno dovuto rimandare la laurea a una sessione successiva.
Passiamo alla prima testimonianza, scelta perché pone il focus su due temi di rilievo. Creonte racconta di essersi affidato a una professoressa dopo essere rimasto colpito dal piglio moderno e attuale di un suo corso. Inizialmente questa si è dimostrata disponibile a lasciare una grande libertà, il che sembrava un aspetto positivo, ma, col tempo, si è rivelato estremamente negativo. Creonte è passato dal sentirsi libero al sentirsi trascurato, non ha più ricevuto correzioni e indicazioni, il motivo: la suddetta professoressa aveva scelto di seguire ben 20 tesisti e non aveva tempo di stare dietro a tutti.
Ecco il primo tema importante: dovrebbe essere l’istituzione universitaria stessa a imporre un limite al numero di tesisti per ogni professore? Potrebbe rivelarsi necessario, dato il numero in costante crescita di ragazzi iscritti ai corsi di laurea.
Un altro aspetto sollevato da Creonte è molto interessante. Il relatore non dovrebbe servire solamente a correggere, ma anche a fornire un metodo di ricerca: quando lo si potrà apprendere, se non mentre si scrive la tesi? Per tutti coloro che volessero accedere al dottorato o svolgere ricerca in maniera indipendente, la mancanza di questa competenza può creare non poche difficoltà.
Per oggi mi fermo qui. A te che leggi, ti aspetto nei commenti per esprimere un tuo parere o per raccontare la tua esperienza. Per leggere le altre numerose testimonianze, a breve uscirà la parte 2.
Giulia Menzio

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