Quando un aiuto diventa un ostacolo: un’inchiesta sui relatori di tesi. Parte 2

Come promesso, ecco la parte 2 della mia inchiesta sui rapporti disastrosi con i relatori di laurea. In questa seconda parte ho voluto riportare le testimonianze raccolte, tutte molto toccanti e preoccupanti.

Nella parte 1 si parlava di professori elusivi rispetto a email e colloqui. Nel caso di Cassandra un professore, avvisato in anticipo che la studentessa avrebbe svolto la sua ricerca dall’estero, ha lasciato cadere nel vuoto le numerose richieste di videochiamata, senza dare alcuna motivazione né risposta. Giocasta ha aspettato per così tanto tempo una risposta dal suo relatore che, per disperazione, ha provato a chiederne notizia agli uffici amministrativi, i quali hanno richiamato il professore al suo dovere. Quest’ultimo ha rimproverato la ragazza per la sua iniziativa e ha sostituito la sua indifferenza con l’antipatia.

L’esperienza di Elettra è ancora peggiore. Le è infatti capitato – per più volte – di presentarsi a un appuntamento con il relatore e di dover aspettare ore prima di essere ricevuta; in alcuni casi il professore in questione non si è nemmeno presentato. Quando Elettra, a poche settimane dalla consegna della tesi, si è accorta di non essere riuscita a svolgere tutte le ricerche di cui avrebbe avuto bisogno, si è dichiarata disposta a posticipare la sua laurea. Il relatore, però, ha dichiarato che il lavoro fosse pronto, salvo sottolineare l’incompletezza di quest’ultimo in fase di discussione. Per non parlare delle critiche a parti dell’elaborato che erano state suggerite proprio dal professore stesso. La cosa più preoccupante? Elettra si è confrontata con altri colleghi seguiti dallo stesso docente, che hanno raccontato esperienze del tutto paragonabili.

Un caso simile è quello di Antigone. La ragazza, nel dubbio che il tema da lei proposto potesse essere troppo circoscritto, ha chiesto un parere a tal proposito al suo relatore. Questo l’ha rassicurata sulla validità dell’argomento, la ragazza ha svolto il suo lavoro e l’ha consegnato. Il giorno della tesi è arrivata la sorpresa: la controrelatrice ha sollevato proprio il tema del tema troppo specifico, come ha risposto il relatore? Di essere era d’accordo con la collega, ma di aver solamente seguito i desideri della tesista!

È interessante il caso di Oreste, che ha scritto la sua tesi durante il lockdown. Per poter reperire alcune informazioni importanti, il professore gli ha consigliato un volume che lui aveva in casa e che tuttavia non era attualmente disponibile in vendita, mentre le biblioteche risultavano chiuse. Oreste ha allora pensato, sensatamente, di chiedere al relatore di fornirgli le scansioni delle pagine necessarie, ma lui si è rifiutato, dicendo che tanto a breve le biblioteche sarebbero state riaperte. Ecco fin dove può arrivare l’indisponibilità dei relatori!

Alcuni studenti hanno riportato diversi disagi legati alla salute mentale in seguito all’esperienza di scrittura della tesi. Andromaca, ad esempio, dopo la tragica esperienza in triennale, sta sperimentando un blocco nel procedere con la tesi magistrale, secondo le sue parole probabilmente dovuto proprio al trattamento ricevuto dal relatore che, purtroppo, come successo a Oreste, può arrivare addirittura al commento sarcastico sulle abilità dello studente.

La storia di Ifigenia è una lunga e dolorosa corsa a ostacoli, che comincia come molte di queste storie. La professoressa, inizialmente, si era dimostrata molto disponibile e competente, per poi dileguarsi nel nulla e farsi sentire nuovamente solo a ridosso della consegna. Una settimana prima, infatti, aveva scritto alla tesista che la ricerca scientifica in quel campo aveva subito degli aggiornamenti negli ultimi mesi e che quindi la tesi andava riscritta tenendone conto. La laurea è stata rimandata, Ifigenia ha aggiornato la sua tesi e qui arriva l’assurdo. Sempre una settimana prima della consegna, la relatrice ha sostenuto nuovamente che la tesi andasse riscritta per tener conto di ulteriori aggiornamenti scientifici. Ifigenia non è solo una studentessa, ma anche una persona, con progetti di vita e necessità che vanno oltre l’università. Ha spiegato, quindi, alla professoressa che desiderava comunque laurearsi in quella sessione. Il giorno della discussione, la relatrice non si è presentata e ha lasciato un documento scritto nel quale lamentava i continui aggiornamenti del focus della tesi, proprio quelli richiesti da lei stessa. Ultimo dettaglio che fa luce su un altro fenomeno molto presente in università: la professoressa in questione aveva preteso fortemente che Ifigenia citasse all’interno della tesi articoli scritti da lei e da altri professori a lei vicini.

Come nell’articolo precedente, invito chi legge a lasciare il proprio parere o la propria testimonianza nella sezione commenti, nella speranza di aprire un dibattito costruttivo su questo tema. Chissà che in un futuro non si riesca a coinvolgere anche i professori per tentare di rendere la scrittura della tesi un momento formativo e di crescita per tutti e tutte e tornare ad avere relatori e relatrici che siano un effettivo aiuto, non più un ostacolo.

Giulia Menzio

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  1. Avatar di luisa sax luisa sax ha detto:

    dopo questo articolo non mi rammarco troppo di non aver frequentato l’università…

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