La scienza del cambiamento: si può diventare qualcun altro?

Nonostante Capodanno cada convenzionalmente il 1° gennaio, per molti in realtà è settembre il mese del “nuovo inizio”: con la ripresa della scuola e dell’università, il rientro dalle ferie, il ritorno in palestra e in società, durante questo mese si tende a stilare liste di buoni propositi e a riflettere sull’andamento dell’anno precedente, magari desiderando abbandonare le vecchie e malsane abitudini mettendone in atto delle nuove. Per i più introspettivi, poi, settembre è quel momento dell’anno in cui il rinnovato desiderio di cambiamento si estende anche a sé stessi e alla propria personalità. Ma, effettivamente, è possibile cambiare? Oppure è sempre vero che “il lupo perde il pelo ma non il vizio”?

La neuroscienza può venire incontro nel rispondere a tale domanda tramite il concetto di neuroplasticità. Per neuroplasticità si intende la capacità del cervello di modificare la sua struttura in risposta a esperienze e a circostanze esterne, processo che avviene per tutto il corso della vita di un individuo.
Nello specifico, il sistema nervoso è caratterizzato dalla presenza di miliardi di cellule specializzate chiamate neuroni, ognuno dei quali forma a sua volta migliaia di connessioni sinaptiche con altri neuroni: tali connessioni sono dei contatti funzionali che permettono la trasmissione di informazioni, processo alla base del funzionamento del cervello. Di particolare interesse è che è possibile creare, rinforzare o indebolire determinate connessioni sinaptiche piuttosto che altre, e la direzione di questo cambiamento è decisa dai modelli di attività messi in atto quotidianamente. Ciò significa che le azioni ripetute (ad esempio vizi e abitudini), gli stimoli esterni che vengono percepiti quotidianamente (ad esempio la musica che si ascolta o le serie tv che si guardano), l’ambiente in cui si vive, le persone di cui ci si circonda, i prodotti che vengono consumati, sono tutti fattori capaci di alterare la struttura del cervello, provocando quindi dei cambiamenti a livello personale. Ogni micro scelta ha dunque un impatto sul proprio modo d’essere.

Ad esempio, la psicoterapia, in particolare la Terapia Cognitivo Comportamentale, è considerata un trattamento efficace nella cura di disturbi psicopatologici perché è in grado (applicandola con costanza e in modo adeguato) di modificare schemi cognitivi e convinzioni disfunzionali tramite nuove strategie e comportamenti, il cui apprendimento è capace di provocare veri e propri cambiamenti a livello neurale. Questo perché quasi tutti i comportamenti umani sono in realtà frutto di un processo di apprendimento (che può avvenire consapevolmente o inconsapevolmente): ciò che viene appreso può essere memorizzato, e ciò che viene memorizzato lascia un’impronta strutturale sul sistema nervoso. A prova di ciò, nel 2011 è stato dimostrato da Woollett, K. e Maguire che il cervello degli autisti dei taxi a Londra è caratterizzato da un volume maggiore nell’area posteriore dell’ippocampo, struttura avente una funzione fondamentale per la memoria, rispetto ai cittadini londinesi che svolgevano un’altra professione.

Non solo: nel 2017 un team di ricerca dell’Università di Zurigo, con a capo lo psicologo Mathias Allemand, ha cercato di capire se è possibile intervenire su alcuni tratti della personalità intenzionalmente, modificandoli a proprio piacimento. In questo studio, un campione di 1523 persone ha intrapreso un percorso di cambiamento ed è stato monitorato nel corso di tre mesi tramite l’utilizzo di un’applicazione chiamata PEACH, utilizzata come strumento per ricordare agli utenti i loro obiettivi e suggerire “compiti comportamentali”, come spiegato dallo stesso Allemand.
Secondo lo studio dello psicologo, ci sono quattro ingredienti fondamentali per realizzare la “ricetta” del cambiamento: essere fortemente motivati, attivare “risorse” (come il supporto di famiglia e amici) che possano contribuire al cambiamento, adottare comportamenti in linea con i tratti caratteriali che si vogliono acquisire (ad esempio sforzarsi di parlare con sconosciuti se l’obiettivo è diventare maggiormente estroversi) e infine sviluppare capacità di autoriflessione.

Il risultato dello studio ha messo in evidenza il verificarsi di cambiamenti della personalità considerevolmente maggiori tra coloro che avevano usato l’applicazione rispetto ai soggetti del gruppo di controllo, dimostrando che è possibile modificare intenzionalmente alcuni tratti caratteriali. Quindi, anche se comporta notevole impegno e motivazione, trasformare se stessi è possibile, e settembre (come qualsiasi altro mese) è il momento giusto per iniziare a farlo.

Maria Pia Bisceglia

Fonte immagine di copertina: Canva

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Paola Stella Paola Stella ha detto:

    🎀 Certamente si puo’ ottimizzare il carattere avendone l’intento ed il giusto supporto ~ “Individuarsi” (jung) vuol dire “vedersi” e quindi poter correggere certi comportamenti per migliorarli e renderli adeguati alle realts’ ~ Ma in cio’ ci puo’ essere la refrattarieta’ dell’indole, che non e’ il carattere, bensi’ il “terreno” individuale di tipo genetico.
    Buon pomeriggio!

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