Elezioni USA 2024: analisi e significato dell’abbigliamento di Donald Trump e Kamala Harris

Le elezioni del 5 novembre 2024 hanno visto trionfare il repubblicano Donald Trump come 47° Presidente degli Stati Uniti d’America. Una vittoria da alcuni sperata e da altri molto contestata. Trump ha dovuto confrontarsi con una degna avversaria: la democratica Kamala Harris, ex vicepresidente sotto il governo Biden. Le loro strategie, dal punto di vista semiotico, sono state chiare: dal modo in cui si sono rivolti ai cittadini durante la campagna elettorale, alla loro gestualità, fino al loro abbigliamento, accuratamente scelto con un preciso scopo. Quali sono i significati celati dietro alle loro scelte di vestiario in vista delle elezioni? E come potrebbero, questi, aver influito sull’elettorato? Lo scoprirete in questo articolo!

L’abbigliamento di Donald Trump

In occasione del dibattito per le presidenziali USA del 10 settembre contro Kamala Harris, Trump sfoggia un completo blu con camicia bianca e una lunga cravatta rossa: il suo signature look per le occasioni ufficiali. Durante la campagna elettorale lo abbiamo sempre visto con addosso i tre colori degli Stati Uniti, il blu, il bianco e il rosso, e talvolta con un cappellino con visiera: questo per dimostrare la propria “americanità” e, soprattutto, per far sì che l’elettorato si identifichi in lui, affinché lo percepisca come uno di loro, un americano medio.

Fonti: Ansa.it, Wired.it, Elle.com

L’abbigliamento di Kamala Harris

L’abbigliamento indossato da Harris è molto semplice, ma (diversamente da quello di Trump) ha visto un suo recente sviluppo e nasconde alcuni interessanti significati.

Inizialmente l’abbiamo vista, in occasioni meno formali, indossare sneakers e abbigliamento casual chic, indice di come anche la sua intenzione fosse quella di stimolare un processo di riconoscimento in sé da parte dell’elettorato. Una volta diventata candidata in corsa per le presidenziali americane, però, cambia strategia. Harris inizia a prediligere asciutti ed eleganti tailleur declinati in sobrie tonalità, dalle più chiare sfoggiate in estate a quelle più scure recentemente indossate. Sotto alla giacca non manca mai la camicia bianca con fiocco, corrispettivo femminile della cravatta. Accessori onnipresenti nei look della candidata sono poi la collana e gli orecchini di perle, che simbolicamente ricordano le venti perle che rappresentano le fondatrici di Alpha Kappa Alpha, la confraternita formata da donne BIPOC (black, indigenous and people of color) di cui faceva parte ai tempi della Howard University. Abbiamo potuto osservare questo connubio di sobrio tailleur, blusa bianca con fiocco e orecchini di perle in occasione del dibattito del 10 settembre contro Donald Trump, circostanza in cui la scelta del colore del completo è ricaduta sul nero, che rappresenta semplicità ed eleganza per eccellenza. L’abbigliamento moderato e privo di fronzoli di Harris potrebbe simboleggiare due aspetti in particolare. In primo luogo, potrebbe significare un suo non voler farsi notare per il proprio abbigliamento, ma per le proprie parole e azioni. Una seconda ipotesi, strettamente correlata, potrebbe essere legata al fatto di non voler né rischiare con un abbigliamento canonicamente femminile, ad esempio con l’uso della gonna, né tuttavia entrare troppo nel territorio dell’abbigliamento maschile, come con l’utilizzo della cravatta: un modo per farsi valere, davanti all’elettore medio americano, in quanto donna che sarebbe potuta salire al potere come Presidente(ssa) del proprio Paese.  

Fonti: Ansa.it, Tg24.sky.it, Elle.com, Elle.com

L’importanza dell’abbigliamento in politica e il confronto Trump-Harris

In entrambi i casi, l’abbigliamento è stato scelto con un preciso scopo: ottenere la fiducia e l’appoggio degli elettori. È chiaro che il vestito è un biglietto da visita: ciò che conta sono le parole e le azioni, ma è anche vero che il modo in cui una persona in politica si presenta ai cittadini è molto importante, tanto che esistono esperti nella consulenza d’immagine che seguono i politici nella creazione di un aspetto visivo efficace in vista delle occasioni pubbliche. Celebre è la “confessione”, in un’intervista a Vogue Italia, della leader del Partito Democratico Elly Schlein in cui afferma di essere seguita da una consulente d’immagine esperta in armocromia.

Pur non avendo vinto, Harris ha ottenuto molti consensi, soprattutto negli influenti Stati di Washington e New York. Tuttavia, sebbene abbia scelto mise semplici e ripetitive per dimostrare la propria solidità, il rapido cambio di look potrebbe non essere stato ben visto dall’elettorato, che potrebbe aver percepito in lei inaffidabilità. Dal suo canto, Trump, con il suo abbigliamento già precedentemente collaudato e rimasto uguale a se stesso, ha dimostrato, agli occhi degli elettori, maggiore affidabilità. Inoltre, i suoi outfit dallo stile e dai colori americani hanno fatto leva sul senso di appartenenza dei cittadini alla nazione.  

Alla luce di tutto ciò, possiamo affermare che l’abbigliamento è cruciale nel lancio di un messaggio e, se accuratamente costruito per un preciso scopo, spesso è in grado di parlare prima che lo possiamo fare noi. Sarebbe bello, però, se i significati che i candidati politici vogliono comunicare al pubblico potessero essere espressi con maggiore libertà dal punto di vista del vestiario, favorendo la conciliazione di immagine e parola e senza la necessità di soffermarsi su stereotipi di genere o di rimanere legati a eccessive formalità.

Fonte foto di copertina: Ansa.it

Alessandra Picciariello

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