
Isonomia, libertà, isocrazia e isegoria sono i caratteri fondamentali della democrazia sin dalle sue origini, che indicano rispettivamente l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la libertà come condizione necessaria e fine ultimo del sistema governativo, l’uguaglianza di potere e la libertà di parola. Inevitabilmente, il modello democratico si è evoluto nel corso dei secoli, rendendo manifesti i propri limiti e le proprie contraddizioni, alcune delle quali furono individuate dai pensatori che per primi si confrontarono con una nuova forma di governo che conferiva la sovranità al popolo.
Il più celebre è senz’altro Platone, secondo il quale la democrazia si configura, tra le tre costituzioni legali, come la meno virtuosa, in quanto determina la costante esposizione dello Stato alle inclinazioni dei singoli, da cui consegue una perenne condizione di instabilità. La democrazia è il regno della libertà che eccede nella totale assenza di principi di autorità, di ordine, di obbligazione sociale e politica. Un aspetto interessante su cui il filosofo si sofferma nella Repubblica è il rischio che si affermi la tirannide, che rappresenta la degenerazione della democrazia. Il passaggio avviene nel momento in cui i cittadini si affidano ad un “protettore”, il demagogo, che riversa il proprio dispotismo sugli stessi individui grazie ai quali ha ottenuto il potere, sottoponendoli ad un regime arbitrario e autocratico.
Oggetto della critica di Platone non è la democrazia in sé, quanto l’ignoranza delle masse, incapaci di compiere scelte consapevoli e finalizzate al bene della comunità. Inoltre, contesta i due assunti su cui si fonda il sistema che la caratterizza: l’idea che la democrazia rispecchi l’uguaglianza tra gli uomini e che il suo punto di forza consista nella possibilità, da parte dei cittadini, di darsi regole autonomamente.
Stando alla psicologia platonica, gli esseri umani non sono uguali, poiché caratterizzati da una diversa proporzione tra le componenti dell’anima, il che determina il possesso di qualità morali in maggiore o minore misura. Tale disuguaglianza è la ragione per cui lo Stato dovrebbe essere organizzato in modo da garantire l’esercizio del potere ai saggi, ossia a quegli individui che, pervenendo alla conoscenza del bene, sono nelle condizioni di governare in vista di quest’ultimo. Per quanto riguarda il principio di autolegislazione, esso non rappresenta un criterio positivo di governo, anzi ha come conseguenze disordine e anarchia.
La riflessione platonica, seppur risalente a due millenni fa, risulta estremamente attuale, in particolare in un’epoca in cui le istituzioni democratiche stanno attraversando una fase di crisi, determinata da fattori di diversa natura, per esempio l’instabilità economica, l’affermarsi di individualismo e nazionalismo, la sfiducia degli elettori o la mancata preparazione dei candidati. Il rischio a cui è sottoposto il sistema democratico risulta ancor più tangibile nel caso della democrazia diretta, sistema vigente nell’antica Grecia e oggi in Svizzera, che si basa sulla partecipazione dei cittadini ai disegni di legge e alla votazione delle proposte. Esso si contrappone al modello rappresentativo, il quale prevede l’elezione di rappresentanti a cui spetta l’esercizio del potere legislativo.
Oggi parte dei cittadini, insoddisfatti delle tempistiche relativamente dilatate delle decisioni politiche, auspica il venir meno della rappresentanza, considerata un ostacolo alla realizzazione delle proprie richieste. Ciò comporterebbe l’illusione della maggiore partecipazione all’interno di un sistema in cui, come scrive Polibio nelle Storie, la costituzione assume il più bello dei nomi – libertà e democrazia –, ma la peggiore realtà, l’oclocrazia. L‘oclocrazia, in cui la guida dello Stato da parte del popolo edotto viene sostituita dalla guida dalla massa atomizzata e priva di coscienza critica, è costantemente in balia dei demagoghi che ne orientano le opinioni: la massa diviene perciò strumento, privata della libertà che si era illusa di aver conquistato.
Risulta perciò indispensabile che i cittadini, in un sistema democratico, in particolare di tipo diretto, siano preparati e che la classe dirigente sia composta da membri che rappresentino le migliori espressioni culturali e professionali del paese. La competenza degli elettori è un presupposto necessario, in quanto proporzionale alla capacità critica, in assenza della quale non solo non si è nelle condizioni di valutare razionalmente le proposte di un candidato, ma anche di astenersi dal cedere alla tentazione di farsi trasportare dalle passioni, su cui fanno leva, come insegnano Platone e Polibio, i demagoghi.
Un aspetto da non sottovalutare, se consideriamo che l’Italia è seconda in Europa per numero di analfabeti funzionali, ossia di persone che sanno leggere e scrivere ma incapaci di elaborare i contenuti di testi medio-complessi, per esempio articoli di giornale. Ciò determina la tendenza a considerare affidabili e vere le informazioni che si allineano al proprio sentire: fattore di rischio circa l’esposizione a fake news e manipolazione, in particolare in un’epoca in cui le notizie circolano rapidamente e in modo incontrollato, essendo perciò alla portata di tutti, anche di chi non ha gli strumenti per valutarne l’attendibilità.
Gaia Romano

🎀 Analisi interessante del concetto di Democrazia ~ Effettivamente Platone gia’ illo tempore aveva individuato tutte le fallibilita’ connesse alla “liberta’ ignorante” ~ Le parole, non seguite dai fatti coerenti, e sproloquiate dai Potenti attraverso le loro proprieta’ di reti e di canali mediatici, costituiscono il Grande Inganno ~ Ad esso, ben descritto da Orwell, i cittadini, pensanti, critici, e ben informati, potrebbero fare fronte in modo migliore.
Buon pomeriggio!
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