Il 29 dicembre i cittadini croati sono stati chiamati a eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Tra gli otto candidati spicca la figura dell’ex primo ministro, Zoran Milanović, in carica dal 2011 al 2016, ora sostenuto dai partiti di centro sinistra, ma noto critico del sostegno militare dell’Occidente all’Ucraina. Il presidente della Repubblica croato possiede poco potere, ma una notevole esposizione politica, viene eletto ogni cinque anni a suffragio universale diretto, senza possibilità di rielezione: quindi chi rappresenterà la Croazia in questo travagliato scenario europeo?
I candidati
In questo momento i candidati al ruolo di presidente sono otto, ma si prevede un testa a testa tra l’ex presidente sostenuto dal Partito socialdemocratico e Dragan Primorac, ex ministro dell’educazione e dello sport, che dopo la sua esperienza al governo si è specializzato come pediatra forense e genetista. La peculiarità di Primorac è che si tratta dell’unico candidato indipendente, intento a portare avanti delle proposte moderate e volte al cambiamento economico, al contrario di Milanović, i cui punti chiave nella sua campagna politica sono stati il rafforzamento con i Balcani occidentali e forti critiche verso l’Unione Europea e la Nato, utilizzando toni molto aggressivi.
Primorac: il volto del cambiamento?
Come anticipato, Primorac ha basato gran parte della propria campagna politica su temi di natura economica, come la riduzione della disoccupazione, il miglioramento della pubblica amministrazione e maggiori investimenti esteri. La sua ascesa potrebbe rappresentare il ritorno dell’Unione democratica croata in politica, dopo anni di dominio del centrosinistra.
Un contesto politico complesso
Queste elezioni si stanno tenendo in un contesto politico molto difficile: la Croazia infatti è entrata nell’Eurozona nel 2023 e il nuovo presidente si troverebbe ad affrontare una complessa situazione di cambiamento, con un alto tasso di disoccupazione giovanile e il problema ingente della fuga di cervelli. Milanovic e Primorac rappresentano due futuri diversi per la Croazia: un cambiamento conservatore da un lato e una modernizzazione europeista dall’altro.
Unione democratica croata e partito socialdemocratico
I due candidati non saranno che l’ennesimo pretesto per uno scontro diretto tra i due maggiori partiti in Croazia: l’Unione democratica croata e il Partito social democratico. Da una parte però, l’Unione democratica croata è stata recentemente scossa da un pesante scandalo: il ministro della salute Vili Beroš è stato arrestato per corruzione, con l’accusa di aver favorito riciclaggio di denaro. Che il caso di corruzione possa rappresentare uno svantaggio per l’Unione democratica croata?
L’astensionismo
Si tratta di un fenomeno molto diffuso durante queste ultime elezioni: alle 16:30 del 29 dicembre infatti l’affluenza ha raggiunto il 36,1% dei 3,7 milioni aventi diritto, si tratta del 2% in meno rispetto alle ultime elezioni. Il fenomeno è stato particolarmente evidente per le regioni che tradizionalmente votano per i conservatori, una protesta contro il ricorso moderato ed europeista del presidente uscente Plenković, una situazione stagnante del panorama politico.
I risultati recenti
Le elezioni, che hanno purtroppo visto un’affluenza molto bassa, hanno avuto come risultati, secondo la Commissione elettorale statale (CES), il 19,3% per Primorac e il 49,12% per Milanovic: gli exit poll pubblicati dopo la chiusura dei seggi infatti, alle 19 del 29 dicembre, davano Milanovic come vincitore al primo turno, ma, proprio perché non è riuscito a superare il 50% di voti, sarà necessario tornare a ballottaggio il 12 gennaio.
Le elezioni hanno nuovamente dimostrato la presenza di una spaccatura politica in Croazia, un Paese che cerca un equilibrio tra identità nazionale e un ruolo nell’Unione europea.
Serena Spirlì
