Le recenti manifestazioni a Torino e in tutta Italia hanno generato, come di consueto, lamentele e critiche sia da una parte della popolazione che da alcuni esponenti politici. Tra chi piange le vetrine distrutte dei commercianti, chi lamenta disagi ai trasporti pubblici o chi, dall’alto del suo privilegio, afferma che gli scioperi non servano ad altro se non a fare il “weekend lungo”. Parrebbe proprio che le ultime proteste non abbiano portato nulla di buono. Anche il nostro Presidente del consiglio non ha risparmiato parole di rimprovero.
Manifestazioni a Torino
Nel settembre e ottobre del 2025, le ultime giornate di mobilitazione a sostegno del popolo palestinese, culminate nello sciopero generale del 3 ottobre, hanno visto scendere nelle vie di Torino più di 100.000 persone.
Il corteo dell’11 ottobre, come riporta TorinoToday, è stato organizzato anche in risposta alle tredici perquisizioni da parte della procura di Torino nei confronti di manifestanti ProPal, a seguito di eventi svoltisi nelle settimane precedenti (tra cui l’occupazione dei binari della stazione di Torino Porta Nuova e Torino Porta Susa).
L’attacco alla Flotilla
Il culmine, ma non la fine, delle proteste è arrivato nella giornata del 3 ottobre. Con lo sciopero generale, in tutta Italia si è scesi in piazza in risposta all’intercettazione da parte delle forze israeliane della Global Sumud Flotilla, in procinto di consegnare aiuti umanitari a Gaza.
Lo sciopero, indetto da FLC – CGIL e S.I. Cobas, ha coinvolto per l’intera giornata lavorativa tutte le “categorie pubbliche e private”, come leggiamo nel comunicato del Cruscotto degli Scioperi nel pubblico impiego.
Secondo CGIL hanno partecipato oltre 2 milioni di manifestanti in più di 100 piazze italiane da Genova a Torino, Aosta, Milano, Bologna, Trento, Mantova, Firenze, Perugia, Campobasso, Venezia, Padova, Roma, Napoli, Ancona, Lecce, Catania, Palermo, Trapani, Catanzaro, Cagliari.
Nessuna delle nostre regioni si è tirata indietro.
Scontri durante le manifestazioni
Nelle varie giornate di protesta sono stati diversi gli scontri con le forze dell’ordine. Come spesso capita, gruppi ristretti di persone a viso coperto si sono separati dal corteo principale con l’obiettivo di danneggiare edifici e spazi pubblici. In più di un’occasione sono stati i manifestanti stessi a intervenire, isolando fisicamente questi individui (come riporta ad esempio MilanoToday in questo articolo).
Scenario in netta contrapposizione, invece, alle testimonianze di alcuni partecipanti ai cortei torinesi (ma non solo) che descrivono episodi in cui le forze dell’ordine hanno reagito con violenza ingiustificata, utilizzando manganelli e lacrimogeni, nei confronti di manifestanti pacifici.

Diritto di manifestare
Che piaccia o meno, il diritto alla manifestazione è protetto in modo inequivocabile dall’Art. 17 della Costituzione Italiana: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.” È uno strumento fondamentale di pressione sociale che i cittadini possono e devono utilizzare.
Proviamo a immaginare una manifestazione completamente pacifica, senza cori o urla, che non crei disagi ai trasporti pubblici, alle istituzioni, alle strade.
Cosa otteniamo?
Una passeggiata nel parco.
Manifestare non è — e non può essere — una passeggiata. Il “disagio” è parte fondamentale per far sì che arrivi un messaggio alle istituzioni. Non abbiamo ottenuto diritti come il divorzio, la diminuzione della giornata lavorativa, l’aborto o la democrazia stessa, semplicemente chiedendoli con cortesia.
Una storia da non dimenticare
La storia del nostro paese passa attraverso una lunga serie di moti popolari fondamentali: dalle proteste del dopoguerra, ai Moti del 48, quelli di Milano e di Genova, il Biennio Rosso e il Movimento del Sessantotto.
Forse oggi ci troviamo in una condizione di “privilegio” tale per cui il mero “fastidio” arrecato da una manciata di cortei sembra essere un problema gigantesco. Da anni non si vedevano tante manifestazioni, con così tanta affluenza, a distanza di poco tempo le une dalle altre.
Forse non siamo più abituati al dissenso? Alla contestazione?
La stessa retorica del “manifestare per fare il weekend lungo” è studiata appositamente per svuotare il diritto allo sciopero e alla protesta del loro significato politico e sociale. Dando spiegazioni più “frivole” viene cambiata la narrazione: se il motivo della mobilitazione è futile, allora manifestare non serve a nulla, quindi i danni e i disagi causati non solo sono ancora più gravi, ma sono l’unica cosa su cui dobbiamo concentrarci.
Le centinaia di migliaia di persone scese in piazza negli ultimi mesi lo hanno fatto in nome di una causa nobile. A sostegno di un popolo perseguitato, indignati da questo genocidio e dal proprio Governo che ha permesso, ricordiamolo, l’esportazione di materiale d’armamento di nostra produzione allo Stato di Israele per tutta la durata del conflitto.
Inoltre, potremmo dire che gli eventi degli ultimi mesi sono stati quasi necessari per rispolverare la nostra coscienza collettiva e ricordarci della nostra storia e degli strumenti con cui l’abbiamo costruita.
Alice Musto
Fonti:
Il Fatto Quotidiano
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/03/global-sumud-flotilla-sciopero-weekend-lungo-meloni-notizie/8147847/
TorinoToday
https://www.torinotoday.it/cronaca/pro-pal-perquisizioni-misure-cautelari-manifestazione-piazza-castello-11-ottobre-2025.html
La Stampa https://www.lastampa.it/torino/2025/09/24/news/invasi_i_binari_di_porta_susa_protesta_pro_pal_a_torino_per_la_flotilla-15323168/
Senato.it
https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-i/titolo-i/articolo-17
Youtube – GioPizzi
https://youtu.be/eKZO0MBx5-A?si=TiADiAfgQT5MfTb8
Greenpeace
https://www.greenpeace.org/italy/storia/28540/leonardo-e-il-business-del-genocidio/
Crediti immagine copertina: https://www.quotidiano.net


Manifestare non è solo un diritto, è un dovere quando si ripudia la barbarie.
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