Centri per migranti in Albania: perché non se ne parla più?

Per mesi i centri per migranti in Albania sono stati al centro del dibattito politico e mediatico italiano ed europeo. Presentati come una svolta “innovativa” nella gestione dei flussi migratori, oggi sono quasi scomparsi dal dibattito pubblico, ma il silenzio che li circonda non è casuale: è il risultato di nodi giuridici irrisolti, divisioni a livello europeo e imbarazzi politici.

Il Protocollo Italia-Albania si inserisce nella più ampia strategia di esternalizzazione delle politiche migratorie e di asilo, che da anni caratterizza l’azione dell’Unione europea. L’UE, infatti, si è progressivamente affermata come un vero e proprio “externalisation champion“, sperimentando forme diverse di coinvolgimento di Paesi terzi nella gestione dei migranti e dei richiedenti asilo.

Tuttavia, questa strategia è sempre stata fortemente controversa. Già nel 2018, nel dibattito sulle regional disembarkation platforms (una proposta avente come obiettivo una gestione dei flussi migratori tramite la realizzazione di centri al di fuori dell’area europea, in cui far sbarcare le persone salvate in mare), la Commissione europea aveva chiarito che l’esternalizzazione delle procedure di asilo avrebbe richiesto un’applicazione extraterritoriale del diritto UE. Una posizione ribadita con ancora maggiore nettezza nel 2021 dall’allora commissaria agli Affari interni, Ilva Johansson, secondo cui dei sistemi che spostano l’esame delle domande fuori dall’UE rischiano di minare il diritto fondamentale di accesso alla protezione internazionale e di trasmettere un disimpegno da parte dell’UE.

Il “modello Albania”: un compromesso fragile

Il Protocollo tra Italia e Albania tenta di superare queste obiezioni, costruendo un modello formalmente diverso da quelli più radicali, come l’accordo UK-Rwanda. Le procedure di asilo restano affidate alle autorità italiane, al diritto italiano ed europeo, mentre il territorio albanese ospita i centri. In questo modo, l’Italia rimane attore di protezione e l’Albania di Edi Rama svolge un ruolo quasi esclusivamente logistico.

Proprio questa ambiguità è però anche il principale punto debole del modello. La creazione di una “finzione territoriale”, in cui i richiedenti asilo si trovano fisicamente fuori dall’UE ma giuridicamente sotto il controllo di uno Stato membro, solleva interrogativi profondi sulla compatibilità con le direttive europee in materia di asilo.

Sul piano istituzionale, la reazione dell’UE è stata ambivalente: da un lato, la Commissione di Ursula von der Leyen, ha definito il Protocollo un’esperienza “promettente” e un esempio di cooperazione con Paesi terzi nel rispetto del diritto internazionale; dall’altro lato, le critiche giuridiche di fondo non sono mai state superate.

Il diritto dell’UE continua infatti a limitare l’esame delle domande di asilo alle situazioni in cui il richiedente si trovi “nel territorio” di uno Stato membro; inoltre, il diritto a rimanere sul territorio, una volta presentata la domanda, appare difficilmente conciliabile con il trasferimento sistematico verso un Paese terzo. Non a caso, il Trattato sul Funzionamento dell’UE resta sostanzialmente silente sull’estensione territoriale della politica di asilo. In questo quadro, il silenzio europeo non equivale a un via libera definitivo, ma piuttosto a una tolleranza politica prudente.

Se l’UE appare divisa e cauta, alcuni governi extra-UE guardano invece con interesse al modello italiano. In particolare, il Regno Unito di Keir Starmer ha più volte manifestato apprezzamento per soluzioni che riducono l’arrivo dei richiedenti asilo sul territorio nazionale. L’accordo UK-Rwanda, pur bloccato da ricorsi e sentenze, si fonda su una logica ancora più radicale rispetto al Protocollo Italia-Albania, poiché prevede la completa devoluzione delle procedure e dell’accoglienza a uno Stato terzo.

In questo senso, il caso albanese viene osservato come una possibile via intermedia: meno estrema del modello britannico, ma comunque orientata a spostare il “peso” dell’asilo lontano dai confini nazionali.

Centri che non funzionano

Il calo dell’attenzione mediatica sui centri in Albania è dunque il risultato di un equilibrio instabile. Allo stesso tempo, però, questi centri non stanno funzionando come annunciato e, in parte, non sono nemmeno realmente operativi.

Le inchieste di Report, “HotSpot Albanese” e “La campagna d’Albania, hanno documentato una realtà ben diversa dalla retorica governativa. I servizi mostrano strutture incomplete, ritardi significativi, personale insufficiente e un sistema che fatica a entrare a regime. I numeri annunciati non trovano riscontro nella pratica, mentre i trasferimenti risultano sporadici o inesistenti. Secondo quanto emerso, i centri rischiano di rimanere contenitori vuoti, costosi e politicamente simbolici, più utili alla comunicazione che alla gestione effettiva dell’asilo. Le difficoltà operative si sommano a quelle giuridiche: ogni trasferimento potenzialmente apre la strada a ricorsi, sospensive e contenziosi, che rallentano ulteriormente il sistema.

In questo senso, il silenzio mediatico appare anche come una strategia difensiva. Per il governo di Giorgia Meloni, non parlare dei centri in Albania significa evitare di dover spiegare perché l’impatto concreto sia minimo o nullo.

Ci si trova così davanti a una tensione irrisolta tra la volontà politica del governo di dimostrare fermezza sul controllo dei confini e, d’altra parte, i limiti imposti dal diritto e dalla realtà operativa. Che oggi non se ne parli più quindi non è il segno di un successo silenzioso, ma il riflesso di un fallimento difficile da ammettere apertamente. Un esperimento che, almeno per ora, sembra essersi fermato prima ancora di iniziare davvero.

Francesca Zanasi

Fonti

Commissione europea, Non-paper on Regional Disembarkation Platforms, 2018.

RAI Play, Report, HotSpot Albanese. https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/HotSpot-Albanese-bfe91627-a754-4c19-8075-72cc5e49fe70.html

RAI Play, Report, La campagna d’Albania https://www.raiplay.it/video/2024/06/La-campagna-dAlbania—Report-02062024-ce43115a-99ff-4aed-852e-0fc90483fc88.html

Xanthopoulou, E., Externalisation of EU migration and asylum policy. The case of the Italy–Albania Protocol, European Journal of Migration and Law, 2024.

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