Il sovraccarico informativo degli “Epstein files” e le sue conseguenze

Negli ultimi mesi, a partire da dicembre, il sito ufficiale del Dipartimento di Giustizia statunitense ha rilasciato oltre 3 milioni di documenti, i cosiddetti “Epstein files“: e-mail, foto, messaggi e video che ricostruiscono la raccapricciante rete sociale dell’imprenditore statunitense Jeffrey Epstein. In questa vicenda sono coinvolti alcuni degli uomini più potenti del mondo: Bill Gates, Elon Musk, Bill Clinton e niente meno che l’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Per capire chi è Epstein e perché il rilascio di questi files è un evento senza precedenti, rimandiamo a due articoli precedentemente pubblicati sul nostro sito: Caso Epstein: i dettagli che ancora non sai – Parte 1 e Caso Epstein: i dettagli che ancora non sai – Parte 2.

Che cosa dicono di noi le nostre reazioni agli “Epstein files”?

Il libero accesso a questa vastissima quantità di informazioni ha generato una marea di contenuti su tutti i social, poiché tanti hanno denunciato le mostruosità contenute in questi documenti: parliamo di riferimenti alla pedofilia, alla tortura, al traffico di esseri umani e, addirittura, al cannibalismo. Inoltre, moltissimi utenti hanno condiviso teorie e suggestioni. Naturalmente, in questa rapsodia di contenuti, non sono mancate fake news e immagini generate con l’intelligenza artificiale. Questo ha reso ancora più difficile discernere il vero dal falso e la “teoria del complotto” dalla realtà, poiché ha fatto diventare spaventosamente sottile il confine tra le due parti.

In questo profluvio di contenuti, ci ritroviamo sommersi da una brutalità dopo l’altra, in un flusso continuo di notizie che ci mostrano il lato più spaventoso dell’umanità.  L’atto di scorrere senza sosta e compulsivamente notizie negative prende il nome di doomscrolling. Questa pratica può essere molto dannosa per la nostra salute mentale, perché altera la regolazione emotiva e induce stati di ansia e stress. Basta un clic, infatti, per ritrovarsi immersi nella depravazione umana più profonda. Così, una notizia dopo l’altra, diventiamo sempre più anestetizzati di fronte a questo orrore.

In particolare, un elemento è cruciale: il sovraccarico informativo. Il rilascio di una quantità così vasta di informazioni ci sovrasta e ci fa sentire sommersi da qualcosa di terribilmente più grande di noi. Questo rende più difficile pensare lucidamente e riuscire a smistare le informazioni che recepiamo, perché la nostra capacità d’attenzione viene intaccata. Naturalmente, il nostro cervello sceglie di proteggersi da queste informazioni negative, attivando dei meccanismi di difesa. Ad esempio, potrebbe decidere di negare la realtà che gli si pone davanti, di dissociarsi di fronte a una sofferenza troppo forte da sopportare o, ancora, di rimanere completamente paralizzato. Un altro possibile meccanismo di difesa è l’ironia. Non a caso, sui social in queste settimane sono comparsi moltissimi meme su questa terribile vicenda. Questo deve farci riflettere: l’esposizione continua a notizie negative ci rende incapaci di affrontare la realtà e di reagire con prontezza.

“Flood the zone” di Steve Bannon e la pubblicazione dei files: una strategia voluta?

Benché alcuni governi stiano iniziando a muoversi, come testimoniato dall’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor (fratello di Re Carlo III d’Inghilterra) e dall’incriminazione di Thorbjørn Jagland (ex Primo Ministro norvegese), la società civile fatica ad assorbire l’impatto degli “Epstein files“. A dire il vero, è possibile che questo sia voluto.

Steve Bannon, oltre che opinionista e investitore, è stato anche lo stratega politico della prima campagna presidenziale di Donald Trump. Fu poi licenziato dal presidente stesso nel 2017. Tuttavia, dopo qualche screzio in alcune dichiarazioni pubbliche, i rapporti tra i due sembrano essersi appianati. Nel 2019 Bannon partecipò all’intervista America’s Great Divide condotta da Frontline. In tal sede, espose un principio di strategia politica che prese poi il nome di “flood the zone“, ossia “allagare l’area”.

«I said, all we have to do is flood the zone»

Crediti: Frontline, https://www.youtube.com/watch?v=pm5xxlajTW0

Bannon spiegò che questa strategia consisteva nel rilascio fulmineo di una mole di informazioni talmente densa da non poter essere processata in breve tempo. Lo scopo, infatti, era stordire i media, descritti come il vero «opposition party», così che «non fossero mai più in grado di riprendersi».

Come scrive nella sua biografia Angela Merkel, cancelliera tedesca per sedici anni: «Le questioni politiche sono quasi sempre anche questioni di potere. Chi riesce a coniare nuovi concetti è destinato a trionfare, in termini tanto di contenuti, quanto di influenza». Sembrerebbe questo il caso della strategia “flood the zone“.

La storia del rilascio degli “Epstein files” è colma di controversie difficilmente giustificabili. Ad esempio, Pam Bondi, la Procuratrice generale degli Stati Uniti, il 21 febbraio 2025 disse che la «lista dei clienti di Jeffrey Epstein» si trovava «sulla mia scrivania in questo momento». Tuttavia, il 7 luglio l’FBI pubblicò una nota sostenendo di non aver trovato alcuna lista. Successivamente, Bondi dichiarò che lei si stava riferendo agli “Epstein files” in generale, non alla “lista dei clienti”.

Crediti: Fox News, https://www.youtube.com/watch?v=QBnngnwukBU

Inoltre, durante la sua campagna presidenziale, Trump sostenne di non avere problemi a rilasciare gli “Epstein files“, per poi tentare più e più volte di liquidare la questione una volta insediatosi. In questo senso, è significativo che le frange complottiste dello stesso movimento MAGA abbiano continuato a mettere pressione sul Presidente — il quale ha poi dovuto cedere — portando alla promulgazione dell'”Epstein Files Transparency Act” il 19 novembre.

I MAGA, infatti, hanno sempre mostrato grande interesse per il presunto “deep state“, una rete nascosta dentro lo stato in controllo di tutto. Ironicamente, questa vicenda ha coinvolto importanti figure politiche ed economiche da tutto il mondo, Trump incluso. L‘FBI stesso ha perso credibilità, poiché è difficile credere che i tre milioni di files, considerata anche l’immensa mole di materiale compromettente che contengono, non abbiano portato ad alcun arresto già prima della loro pubblicazione.

Inoltre, come se questo non bastasse, ai Bellator Awards del 6 novembre 2025 proprio Steve Bannon — che aiutò Epstein a ripulire la sua reputazione durante i suoi processi nel 2019 —  dichiarò al pubblico:

«E ve lo dico subito, con Dio come testimone. Se perdiamo le elezioni “mid term”, se perdiamo nel 2028, alcuni di noi in questa sala finiranno in prigione, me compreso. [I democratici] non si fermeranno. Stanno diventando sempre più radicali. […] Dobbiamo contrastarli con più azione, più urgenza. Stiamo sprecando tempo prezioso».

Il fatto che una vittoria elettorale sia stata apertamente invocata come mezzo per evitare pene e processi fornisce un importante indicatore di quanto la democrazia statunitense, le sue istituzioni e il popolo stesso siano sotto sforzo in uno stress test come mai prima d’ora.

Ludovica Portuesi, Emanuele Pilan

Fonti

Akram Umair, Irvine Kamila, Allen Sarah F., Stevenson Jodie C., Ellis JasonG., Drabble Jennifer, “Internet memes related to the COVID-19 pandemic as a potential coping mechanism for anxiety”, PubMed Central, 12 novembre 2021, ultima consultazione: 26 febbraio 2026, link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34772957/.

Dawsey Josh, “Trump slams Bannon: ‘When he was fired, he not only lost his job, he lost his mind'”, Jacksonville.com, 1 marzo 2018, ultima consultazione: 22 febbraio 2026, link: https://eu.jacksonville.com/story/news/nation-world/2018/01/03/trump-slams-bannon-when-he-was-fired-he-not-only-lost-his-job-he-lost-his/16284998007/.

Fox News, AG Pam Bondi reviews classified Epstein documents, 22 febbraio 2025, ultima consultazione: 22 febbraio 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=WOGOHz2LlpU.

Frontline, America’s Great Divide: Steve Bannon (first interview), 13 gennaio 2020, ultima consultazione: 22 febbraio 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=WOGOHz2LlpU.

Istituto A.T Beck, Dipendenza da ricerca di informazioni (Information Overload) e Doomscrolling, ultima consultazione: 26 febbraio 2026, link: https://www.istitutobeck.com/psicoterapia-disturbi-psicologici-terapie/nuove-dipendenze/dipendenza-ricerca-informazioni-information-overload.

Lucas Ryan, “DOJ says no evidence Jeffrey Epstein had a ‘client list’ or blackmailed associates”, npr.org, 7 luglio 2025, ultima consultazione: 22 febbraio 2026, link: https://www.npr.org/2025/07/07/g-s1-76367/doj-jeffrey-epstein-memo (file citato: https://www.justice.gov/opa/media/1407001/dl?inline).

Luciano Michael, “Some in This Room Are Going to Prison – Myself Included’: Bannon Predicts Grim Fate for Himself If Democrats Win Upcoming Elections”, Yahoo!news, 7 novembre 2025, ultima consultazione: 22 febbraio 2026, link: https://www.yahoo.com/news/articles/room-going-prison-myself-included-012957166.html.

Merkel Angela (con il contributo di Beate Baumann), Libertà (titolo originale: Freiheit), Milano, Rizzoli, 2024, pag. 270.

pensierocritico.eu, Il sovraccarico informativo danneggia la capacità d’attenzione, ultima consultazione: 26 febbraio 2026, link: https://www.pensierocritico.eu/sovraccarico-informativo.html.

Racchetti Barbara, “I meme su Epstein ci stanno anestetizzando dalla violenza”, Donna moderna, 17 febbraio 2026, ultima consultazione: 26 febbraio 2026, link: https://www.donnamoderna.com/news/attualita/meme-su-epstein-ci-stanno-anestetizzando-dalla-violenza.

Tenbarge Kat, Trump says Steve Bannon was one of his ‘best pupils’ 19 months after calling him ‘Sloppy Steve Bannon, who cried when he got fired and begged for his job’”, businessinsider.com, 3 agosto 2019, ultima consultazione: 22 febbraio 2026, link: https://www.businessinsider.com/trump-changes-tune-sloppy-steve-bannon-now-one-best-pupils-2019-8.

Treccani, Doomscrolling, ultima consultazione: 26 febbraio 2026, link: https://www.treccani.it/vocabolario/neo-doomscrolling_(Neologismi)/.

U.S. Department of Justice, EFTA01615720, ultima consultazione 26 febbraio 2026, link: https://www.justice.gov/epstein/files/DataSet%2010/EFTA01615720.pdf.

U.S. Department of Justice, EFTA01615808, ultima consultazione 26 febbraio 2026, link: https://www.justice.gov/epstein/files/DataSet%2010/EFTA01615808.pdf.

Wendling Mike, “Why the Epstein case looms large in MAGA world”, BBC News, 7 luglio 2025, ultima consultazione: 22 febbraio 2026, link: https://www.bbc.com/news/articles/cy8ge16d2y3o.

Wikipedia, Information overload, ultima consultazione: 26 febbraio 2026, link: https://en.wikipedia.org/wiki/Information_overload.

Lascia un commento