La balbuzie spiegata da Dario Strangis

“Lift your Voice” è stato il tema della Giornata Mondiale della Voce 2022, in cui il logopedista Dario Strangis ha parlato del fenomeno della balbuzie. Non si è trattato di una scelta: purtroppo, le persone balbuzienti sono spesso vittime di stereotipi.

Logopedista esperto di balbuzie e cluttering, Dario Strangis sta conseguendo un master di ricerca presso la Queen Margaret University di Edimburgo. Attualmente si occupa di voce e disturbi della fluenza verbale.

Quando si parla di balbuzie, è molto pregnante la metafora dell’iceberg, comune ad altre condizioni: nel farlo, si guarda solo alla “punta dell’iceberg”, quindi a blocchi, ripetizioni, prolungamenti – commenta Strangis – Tuttavia, è molto riduttivo analizzare soltanto le caratteristiche primarie.

Che cos’è la balbuzie?

Si tratta di una condizione neurobiologica, con differenze di tipo strutturale e funzionale, dal punto di vista cerebrale; non è una conseguenza dell’ansia, ma le cause sono riscontrabili in componenti genetiche e neurologiche.

Qual è l’aspetto “evidente” del fenomeno?

Vi sono delle disfluenze dell’eloquio tipiche solo della balbuzie, come blocchi o un eloquio rapido o disritmico, a cui si aggiungono disfluenze comuni (ripetizioni di parole e frasi, pause piene, marcatori discorsivi e prolungamenti). Gioca un ruolo fondamentale nella formulazione delle frasi la velocità dell’eloquio. Si parla, infatti, di “perdita involontaria del controllo”: la balbuzie può arrivare sempre, anche in momenti di tranquillità. Secondo gli scienziati, ciò accade poiché nella balbuzie ci sarebbe una difficoltà dell’iniziazione del movimento.


Quali sono le caratteristiche secondarie della balbuzie?

Le caratteristiche secondarie sono la serie di comportamenti adottati da chi balbetta per evitare di farlo, come uno sforzo per provare a dire una parola (tensione). Due esempi di caratteristiche secondarie sono l’evitamento di una certa parola, anche attraverso perifrasi, oppure l’evitamento di situazioni di vita quotidiana. Lo studio della balbuzie spesso si focalizza sulla persona, sui suoi pensieri e sulle emozioni, ma bisogna tenere conto di un contesto di stereotipi, pregiudizi e stigma.

Che cosa fare, dunque?

È utile “tirare fuori l’iceberg dall’acqua”, capire e parlarne. “Riscaldare l’acqua” in cui è immerso l’iceberg significa agire sugli elementi legati al contesto, ragionando sugli stereotipi legati al fenomeno.

Che cosa si intende con “cluttering”?

Il cluttering è una sorta di “condizione gemella” della balbuzie, a cui spesso si accompagna, ed è un disturbo della fluenza, in cui una persona “non è in grado di adattare la sua velocità articolatoria alle richieste linguistiche o motorie del momento” (Van Zaalen & Reichel 2015). Ciò comporta errori nella pausazioni e inintelligibilità delle parole pronunciate.

Quanti tipi di cluttering esistono?

Ce ne sono due tipi: fonologico e sintattico

Il cluttering fonologico è caratterizzato da un’eccessiva velocità dell’eloquio. Il cluttering sintattico, invece, vede un gran numero di disfluenze normali e una difficoltà nell’organizzare le frasi e i periodi (maze speech, parlato labirintico).

Che cos’è il pregiudizio legato alla balbuzie?

È l’insieme di pensieri, sentimenti e attitudini legate alla condizione psicologica (“Se balbetta, è una persona ansiosa”) o intellettive (“Non si capisce nulla di ciò che dice, quindi è poco intelligente”) di chi è balbuziente.

È legata al pregiudizio la discriminazione, una serie di azioni commesse contro un gruppo di persone; il pregiudizio non si esprime necessariamente nella discriminazione, ma i due concetti sono fortemente connessi. 

Infine, c’è uno stereotipo negativo legato a chi balbetta, lo stigma: per esempio, si dà per scontato che la balbuzie sia una conseguenza dello stress.  

Come si può definire lo stigma?

Si tratta di un attributo particolarmente screditante, specialmente agli occhi delle altre persone. Esistono due tipi di stigma: pubblico e interiorizzato. Lo stigma pubblico interessa un insieme di convinzioni dei membri della popolazione, riferite a un gruppo; quello interiorizzato, invece, è più complesso.

Come si interiorizza lo stigma?

Si parte dalla consapevolezza del fenomeno, per poi concordarne, fino ad applicare lo stereotipo su se stessi. Esistono ulteriori definizioni di stigma, leggermente diverse, come lo stigma promulgato (episodi di discriminazione socio-culturale) e quello sentito (paura che lo stigma promulgato si possa verificare, in determinate circostanze). 

Che cosa si può fare, per abbattere gli stereotipi sulla balbuzie?

Acquistare consapevolezza degli stereotipi stessi, dipendenti da fattori contestuali e sociali, anche nei nostri stessi confronti, se balbettiamo. Inoltre, informarsi su canali appositi è molto importante, a partire da articoli scientifici e risorse online affidabili.

Crediti immagine di copertina: http://world-voice-day.org/

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