
Piero Angela è riuscito a ravvivare, nell’eterogeneo pubblico della televisione generalista, la curiosità e il piacere per la conoscenza. Lo ha fatto parlando a tutti, interessando e divertendo, senza, però, mai scivolare in un intrattenimento agghindato da programma culturale. Superquark è un programma godibile, a prescindere dalle conoscenze e dagli interessi dello spettatore. È una trasmissione che ha portato la divulgazione scientifica in prima serata sul principale canale generalista, riuscendo a compiere un salto qualitativo al quale la TV del servizio pubblico deve anelare: interessare anziché intrattenere, ed è riuscito a farlo in una fascia oraria consacrata all’intrattenimento. Ha avuto successo in questo arduo compito perché il montaggio dei diversi servizi e delle diverse rubriche ha dato vita ad un programma armonico e allo stesso tempo variegato, che cattura lo spettatore perché divertente. Il divertimento di Superquark, però, è un divertimento fertile, generato dal piacere della scoperta e dalla soddisfazione viscerale di arricchire la propria conoscenza. Si differenzia dall’effimero e sterile piacere dell’intrattenimento che è incatenato alla sua stessa sorgente e sfuma con essa. L’intrattenimento è avaro, non lascia nulla dopo il suo passaggio, mentre la divulgazione culturale è prodiga e pianta semi pronti a germogliare.
La stessa strutturazione del programma ha consentito di renderlo molto amato e popolare. Piero Angela ha saputo fare tesoro della sua esperienza di giornalista; non a caso la prima inquadratura di Superquark incornicia il presentatore seduto alla scrivania, immagine che non si discosta dalla prima ripresa di un classico telegiornale. L’ambientazione, la scrivania e gli oggetti presenti consentono di comprendere che non si tratta di un TG, in quanto ricordano lo studio di uno scienziato o di un antropologo. Superquark, inoltre, è composto da servizi (anche questi ricalcano un TG e come in esso sono annunciati dalla scrivania) e da rubriche formate da interviste ad un esperto della materia trattata e per le quali l’ambientazione cambia: un laboratorio per la rubrica di fisica, un salottino per la rubrica sulla psicologia delle bufale e per quella sulla storia. Questo contenitore familiare, tutto sommato non si discosta molto dal seguitissimo TG1 che lo precede, il quale nell’ultima riorganizzazione ha introdotto delle interviste in studio che ricalcano molto le rubriche di Angela. Questo permette al pubblico di percepire Superquark non come un programma alieno per il prime time, ma come quasi un proseguimento di ciò che ha guardato fino a poco prima, il TG. Così, Angela, una volta fatti accomodare i telespettatori in questa affermata e popolare cornice, li guida in uno straordinario dipinto, che con colori vivaci delinea i progressi del sapere.
Inoltre, le rubriche di questa trasmissione presentano una forma all’avanguardia. Il compito della divulgazione culturale non è solo quello di spiegare un concetto o un fenomeno in una modalità comprensibile, ma è anche quello di trattare un tema in modo che diventi per il fruitore come un grano di sale, che induce una sete che soltanto l’approfondimento può soddisfare. Con questo spirito sono pensate le pillole di storia, precorritrici delle pillole culturali apparse in seguito sui social, che raccontano una saporita curiosità e inducono, così, lo spettatore ad approfondirne il contesto (lo stesso titolo della rubrica Dietro le quinte della storia ha colto con grande anticipo l’attenzione per il backstage che caratterizza la televisione e gli altri media negli ultimi anni). Anche la rubrica Scienza in cucina è caratterizzata da una modernità dirompente: prende come punto di partenza una convinzione comune in ambito alimentare, utilizza le vox populi per quantificare la diffusione e il radicamento di questa idea (non per ottenere, come spesso accade, risposte stereotipate o superficiali) e poi la conferma o la smonta attraverso il filtro della scienza.

Dobbiamo dire grazie a Piero Angela e tenerne vivo il ricordo: ha trasmesso l’idea della scienza e della ragione come di un ventre materno che rassicura e orienta con le sue risposte e le sue soluzioni, le quali però, anche se sempre accolte come straordinarie, costituiscono nuovi tasselli attraverso i quali scoprirne altri, in un percorso di infinito ampliamento del puzzle dell’Universo.
Gian Marco Parrella
