Vi sarà forse capitato più volte di provare a utilizzare, anche solo per gioco, i filtri e gli effetti visivi che i social media come Instagram e Tik Tok mettono a disposizione: alcuni di questi permettono di cambiare i colori della vostra fotografia impostando un bianco e nero, altri più divertenti permettono invece l’applicazione di orecchiette simpatiche da gatto o da cane sul vostro viso.
Vanno ora molto di moda i filtri che esasperano le particolarità del volto: occhi enormi, bocca gigante, ma anche ciglia finte e rossetto sulle labbra. Tra questi spopola il filtro Bold Glamour, un filtro nuovo, diverso e incredibilmente curioso, semplicemente perché, una volta attivato, sembrerà impossibile per gli altri rendersene conto.
Bold Glamour, infatti, aggiunge un contorno netto ai lati del viso e al naso e una carnagione opaca e uniforme. Le sopracciglia sembrano più folte e simmetriche, le labbra sono più carnose, e il tutto sembra incredibilmente naturale.
Su TikTok sono già stati condivisi più di 9 milioni di video che utilizzano il filtro, e l’hashtag #BoldGlamour ha già superato i 388 milioni di visualizzazioni.
Il problema? Se non fosse per l’etichetta apposta da TikTok che segnala la presenza di un effetto, nessuno potrebbe potenzialmente mai accorgersene.
Non è la prima volta che vengono realizzati filtri del genere e non sarà nemmeno l’ultima. Questo filtro merita però di essere analizzato per la tecnologia con cui è stato costruito: si rivela un po’ più efficace degli altri perché riconosce, tramite meccanismi di intelligenza artificiale, le parti del vostro viso in modo preciso anche in condizioni di scarsa luminosità e, diversamente dagli altri filtri presenti, non si deforma e non perde stabilità mentre la persona o il dispositivo sono in movimento.
Le tecnologie utilizzate per questo tipo di filtro sono le GAN, ovvero le Generative Adversarial Networks: come spiega Luke Hurd (Consulente di Realtà Aumentata) su The Verge, sono un meccanismo di reti neurali che mettono a confronto il riconoscimento facciale che la fotocamera dello smartphone realizza sul vostro viso e un set di immagini “ideali” con cui questo algoritmo confronta le vostre guance, occhi, sopracciglia, labbra e altro ancora. Il filtro riconosce anche se la persona che ha davanti è uomo o donna e adatta di conseguenza il set di immagini da confrontare con l’algoritmo.
La tecnologia GAN viene già impiegata nella realizzazione di deepfake, cioè di foto, video e audio creati grazie a software di intelligenza artificiale (AI) che, partendo da contenuti reali (immagini e audio), riescono a modificare o ricreare, in modo estremamente realistico, le caratteristiche e i movimenti di un corpo e a imitare fedelmente una determinata voce.
Il filtro “Bold Glamour” porta questa tecnologia al libero utilizzo di tutti, e lo fa in una maniera spaventosamente realistica e indiscreta. Come afferma Memo Akten, professore di Arte Computazionale presso la UC San Diego Visual Arts:
realizzare un deepfake richiede un software specializzato e una certa conoscenza tecnica. Il filtro di TikTok, invece, funziona su un dispositivo mobile, accessibile a miliardi di persone, senza bisogno di conoscenze tecniche, in tempo reale, e spesso (non sempre) appare del tutto credibile”.
Questo non può che far emergere numerose questioni sull’utilizzo del filtro: Secondo una ricerca dell’Università di Cassino, il 50% dei giovani under 14 usa i filtri messi a disposizione dai social per modificare la propria immagine e il 42% di loro vorrebbe essere nella vita reale così come appare quando li utilizza.
Sono molte le opinioni che ritengono che tali filtri non debbano essere utilizzati né circolare su piattaforme come TikTok, dove il pubblico è composto in grandissima parte da adolescenti e ragazzi, in quanto questo incide sul loro modo di vedere la realtà e sulle loro aspettative e considerazioni sul proprio corpo e su quello degli altri. Secondo alcuni esperti, infatti, il fenomeno può portare a lungo termine a un senso di insoddisfazione e inadeguatezza, e a un ricorso sempre più massiccio alla chirurgia plastica.
Come riporta uno studio della National Library of Medicine dal titolo Association Between the Use of Social Media and Photograph Editing Applications, Self-esteem, and Cosmetic Surgery Acceptance, realizzato su 250 partecipanti, chi utilizza più di frequente filtri sui social è più aperto all’idea di ricorrere alla chirurgia plastica per migliorare il proprio aspetto.
I due fenomeni non sono però sempre collegati: la decisione di ricorrere alla chirurgia plastica è sempre personale, e non sarà sicuramente solo il filtro “Bold Glamour” a portare le persone a prendere tale scelta.
La realizzazione di filtri del genere è però interessante e fa riflettere su quanto ciò che vediamo ogni giorno sul nostro schermo sia vero o meno, soprattutto sulla nostra capacità di saper effettivamente discernere il vero dal falso, messa sempre più alla prova.
Filtri come questi, e non solo, mettono in crisi i nostri schemi mentali: per questo occorre sempre essere vigili, pensare sempre un po’ “out of the box” e informarsi correttamente da fonti affidabili, per non incorrere in truffe o errori madornali che spesso possono anche mettere a rischio la nostra vita, o peggio, la nostra faccia.
Erika Bruno

Io che li uso per divertirmi con quei filtri di bellezza 😂😂😂 sono all’ limite della esagerazione
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